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Sacchi pronuncia parole commoventi sull'importanza inestimabile della pace e della lotta necessaria per raggiungerla. Ma le conclusioni mi lasciano sbigottito: E poi tanti partigiani hanno dovuto fare giustizia dei fascisti dopo la liberazione, laddove lo Stato non lo ha fatto. E questi fulgidi esempi di patrioti hanno pagato caro le loro scelte Tanti sono dovuti andare all'estero e abbandonare l'Italia per cui si erano battuti durante la Resistenza!
Gli studenti esplodono in un applauso fragoroso che mi rallegra, ma lascia anche perplessi. Lo sanno di cosa sta parlando? Hanno davvero idea delle persecuzioni dell'immediato dopoguerra? Sanno che i fascisti sono andati quasi tutti liberi, mentre le ex Brigate Garibaldi venivano inquisite dalla magistratura? La stessa magistratura, gli stessi giudici che avevano fatto carriera sotto Mussolini e magari comminato anni di confino agli oppositori del regime, firmato mandati di cattura per gli anti-fascisti o applicato le leggi razziali? Gente che si era formata nel ventennio nero? 
Poi sale su Mirco, per portare la sua testimonianza ed e' l'intervento migliore, il piu' significativo. Voce acuta, quasi stridula per la foga di trasmettere al pubblico di studenti universitari l'esperienza della guerra partigiana.
Dopo che avevamo marciato tutta la notte su per le mulattiere del monte Falterona e arrivavamo ai rifugi stremati di fatica, ci ripetevamo sempre la stessa promessa: quando la guerra sara' finita, prendiamo tutti i fascisti, tutti i capitalisti, li portiamo quassu' e gli facciamo spianare le montagne. si rivolge agli accademici in cattedra e con un sorrisetto malizioso aggiunge Sbagliavamo? Non lo so. Ma e' quello che pensavamo allora.
Poi prosegue con un episodio folgorante, il linciaggio della Brigata Nera di Imola, poco dopo la liberazione. Racconta che prima di scappare incalzati dall'avanzata alleata, i fascisti avevano torturato a morte i detenuti nella Rocca di Imola e avevano gettato i corpi nel Pozzo di Becca, alcuni ancora vivi, facendolo saltare con le bombe a mano. Quando quei cadaveri vennero riesumati, le fotografie delle salme straziate furono affisse in piazza. Il comandante alleato firmo' un ordine di prelevamento per la Brigata Nera di Imola, che nel frattempo si era arresa a Verona. Una scorta di partigiani e poliziotti si reco' a Verona per prelevarli.
Il racconto e' travolgente, nell'aula non vola una mosca: La popolazione si era radunata in piazza fin dalla mattina presto. Non appena il camion e' arrivato, e' stato subito preso d'assalto dalla folla inferocita. La scorta ha cercato di tenere a bada la gente come poteva, ma erano troppo pochi. I brigatisti furono massacrati. Io c'ero, l'ho visto coi miei occhi. Ricordo i familiari di due donne uccise dai fascisti durante una manifestazione per il pane. Li ho visti uccidere gli assassini delle sorelle a calci, pestando loro la testa con il tacco delle scarpe. una pausa  Avete capito qual era il clima a quel tempo?!
Poi si rivolge ai ragazzi: E voi spero che non ci giudicherete troppo male, sentendoci raccontare queste cose Siate indulgenti.
Mentre un grande applauso saluta Mirco, riconosco la citazione di Bertold Brecht. "A coloro che verranno": Ma voi quando sara' venuta l'ora / che all'uomo un aiuto sia l'uomo / pensate a noi / con indulgenza.
Il compagno Zappi non smette di sorprendermi.

Aspettiamo che spiova sotto le arcate del chiostro, mentre l'aula si svuota. Il racconto di Mirco sembra la scena di un film. 
Incredibile la storia del linciaggio dei fascisti. 
Mirco ha il tono puntiglioso di uno storico, ma senza sicumera. Sfrutta la memoria come un archivio al servizio del presente, insieme alla passione, anch'essa all'opera sulla memoria.
E' stato uno sfogo di rabbia popolare. Sai, i sedici partigiani del Pozzo di Becca erano conosciuti in citta'. Uno era Minghine', un promotore della Resistenza di Imola. Li avevano torturati e la gente aveva visto le fotografie. Sugli
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