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capitale.
Verso la fine del '50 gli studenti decidono di realizzare una trasmissione radiofonica che si possa ascoltare anche in Italia. Grazie all'intervento dell'ingegnere poliglotta, che intanto e' uscito di galera, approntano tutto l'armamentario tecnico e danno vita a Oggi in Italia, un programma diventato leggendario, anche perche' il governo italiano proibiva di ascoltarlo, e sintonizzarsi su Radio Praga, nelle Case del Popolo, riportava alla memoria i tempi eroici di Radio Londra, captata con la radio a galena durante gli anni del fascismo.
Finita la scuola, gli alunni vengono inquadrati nei collettivi di fabbrica e mandati a lavorare a Brno o a Ostrava. Dopo un periodo come operai, viene offerta loro la possibilita' di studiare ancora, questa volta stipendiati dalla fabbrica.

I bravi venivano mandati a Mosca. I ribelli restavano a Praga. Finita la scuola fui rimandato alla Zetor di Brno, una fabbrica di trattori. Lo stipendio era molto basso e il lavoro monotono. Per chi non s'atteneva alla disciplina di partito c'erano le squadre di picchiatori organizzate dall'apposito Comitato.
 A Brno c'era un'azienda di studi del sottosuolo che cercava personale. La paga era otto volte superiore alla nostra e il lavoro piu' interessante. Ho lasciato il collettivo e la Zetor e mi sono fatto assumere per manovrare le perforatrici. Sono stato molto criticato per questo, uscire dal collettivo era una specie di tradimento. Io ho risposto che Moranino, il segretario del comitato, avrebbe fatto meglio a lavorare con noi, invece che parlare. Aveva ragione Mao, che in quegli anni mandava i quadri del partito nelle fabbriche e nelle campagne. Dopo il mio abbandono, molti altri mi hanno seguito e sono venuti a lavorare nella mia squadra. Alla fine ho ricevuto anche l'alta onorificenza come Eroe del Lavoro e sono riuscito a comprarmi la prima Seicento.

Il 1959 e' l'anno del rientro in Italia, grazie alla seconda, grossa amnistia dopo quella di Togliatti. Ma l'odissea di Vittorio non e' ancora finita. Alla frontiera viene fermato e trattenuto senza alcun mandato d'arresto. 

Mi fanno scendere dal treno e mi portano al posto di polizia della stazione. "Guardate che io sono amnistiato, cosa credete, altrimenti non tornavo mica a farmi prendere". Allora il comandante tira fuori un pacco di fogli e mi fa "Lei sara' anche amnistiato, signor Caffeo, pero' si e' dato anche parecchio da fare". Non volevo credere alle mie orecchie, la stessa frase di sempre. "Ma allora qui non e' cambiato niente, e' proprio vero che l'epurazione non c'e' mai stata. Sono stato via dieci anni e vi ritrovo ancora qui, le stesse frasi, le stesse ingiustizie".

Vittorio viene accompagnato a Bologna in treno, scortato da due poliziotti. Giunto in citta', il dottor Pagliarulo, capo della Politica, lo fa portare al carcere di San Giovanni in Monte, dove il direttore non vorrebbe tenerlo, perche' si tratta di una carcerazione irregolare, senza mandato. Durante l'interrogatorio Pagliarulo gli fa una strana battuta: Noi lo sappiamo cosa ha fatto in Cecoslovacchia, signor Caffeo. I nostri informatori all'ambasciata di Praga ci hanno comunicato che lei, insieme ad altri italiani, e' stato sui Monti Tatra, a reprimere le sacche di resistenza dei "bianchi" 
Vittorio cade dalle nuvole e nega ogni coinvolgimento in quelle vicende, di cui ha avuto solo sentore, senza mai poter supporre che vi fossero coinvolti degli italiani.
Restera' in carcere quaranta giorni. La causa di tutto: un cavillo burocratico, e' sparita la sua pratica di partigiano, e lui non risulta tale.
Per alcuni anni Vittorio Caffeo non potra' votare. La pensione come ferito di guerra gli verra' riconosciuta solo nel 67. Per guadagnarsi da vivere, crea la Coop.Exp.Inp., esporta all'Est diversi prodotti italiani e anche i jeans Rifle. L'impresa funzionera' talmente bene che in Cecoslovacchia "rifle" diventera' sinonimo di jeans, e il termine riflovina sostituira' l'americano denim. 

No, davvero
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