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terra, quando ha visto i suoi ragazzi correre dietro le canaglie, che non li fermava piu' nessuno. Lo hanno sollevato sulle spalle dei compagni che scendevano accanto a lui e lo hanno riportato a Monte Cece. I partigiani si sono fermati solo al Senio e son tornati indietro raccogliendo tutte le armi, le munizioni e gli zaini dei tedeschi. Poi sono risaliti in fretta prima che quelli potessero riorganizzarsi e contrattaccare.
E' cosi' che abbiamo vinto la battaglia del Castagno.

Quando e  Fatr finiva di raccontare, nel bar si faceva un gran brusio di commenti e battute. E c'era chi annuiva e chi diceva che non era andata proprio cosi', chi aggiungeva qualcosa e chi pretendeva di saperne piu' di tutti anche se a Monte Cece non c'era mai stato. Fino a quando qualcuno non saltava su e si metteva a raccontare un'altra battaglia. A Vincenzo Martelli "Cito" di solito era richiesta la Battaglia di Ca' di Guzzo.

Siamo alla fine di settembre del '44. La Trentaseiesima si divide in quattro battaglioni di quattro compagnie ciascuno, perche' le direttive del cumer sono di scendere verso Bologna, Imola e Faenza e liberarle prima dell'arrivo degli Alleati, per consegnarle gia' pulite. Le cose poi sono andate in un'altra maniera, perche' gli Anglo-americani han deciso di fermare il fronte sul Senio per l'inverno. Ma questo accade dopo.
Il battaglione di Libero Gollinelli e' trincerato attorno a Monte La Fine, vicino a Giugnola, e la mia compagnia si sposta invece verso i Casoni di Romagna per unirsi alla Sessantaduesima a pochi chilometri da Ca' di Guzzo, che si pensava fosse un luogo sicuro. Infatti ci fermiamo li', nella vecchia casona, in cima alla montagna piu' brulla che ho mai visto. Ma la Sessantaduesima non arriva, perche' alcuni giorni prima ha sostenuto un combattimento ed e' morto il comandante, che era l'unico a tenere unita la brigata. Allora mandiamo un ragazzino del posto ad avvertire Libero che il ricongiungimento e' saltato, ma i tedeschi lo catturano. Cosi' rimaniamo isolati.
Alcune ore prima dell'alba - e' il 28 settembre '44 - un battaglione tedesco che si ritira dalla prima linea, tenta di raggiungere le forze di Reder verso Monghidoro e decide di valicare le montagne, anziche' passare per la strada, che e' battuta dall'aviazione alleata e dalle artiglierie. Non s'e' mai saputo se e' stata una spiata fatto sta che le nostre sentinelle avvistano una pattuglia tedesca e in quel momento inizia il combattimento.
Guerrino De Giovanni e' il comandante di battaglione, Umberto Gaudenzi comandante di compagnia e il vice-comandante e' Teo. Io gli davo manforte, in quanto ero abbastanza esperto, perche' ero gia' stato in diversi combattimenti e in particolare in quello di Capanno Marcone, in cui avevamo tenuto testa ai tugni'. Per questo Teo si fidava di me.
E' una nottata piovigginosa, con una nebbia fitta e Ca' di Guzzo ha due lati della casa senza finestre. Quindi da quei due lati i guastatori tedeschi possono facilmente avvicinarsi e mettere la dinamite per farci saltare tutti, insieme agli abitanti della casa. Dentro siamo in 55. 
Non possiamo sparare tutti assieme dalle due finestre, quindi ci diamo il cambio e spariamo a turno, man mano che uno viene colpito. Guerrino e Teo decidono di fortificare la porta mettendoci contro dei sacchi di grano e farina di castagne, in modo che le raffiche non entrino. La casa e' proprio sul cocuzzolo, e tutto attorno il terreno degrada a meno di venti passi. In piu' c'e' la nebbia. Visibilita' zero. Ci spariamo coi tedeschi da pochi metri.
Per coprire i lati ciechi della casa, Teo sale al piano di sopra con una squadra. Sfonda le tegole e subito lancia giu' dai lati senza finestre tre o quattro bombe a mano. Sentiamo le urla dei tedeschi colpiti. Da quel momento non possono piu' minare i muri. Teo, dal buco sul tetto spara col mitra, mentre gli altri gli passano i caricatori. Io credo che il mitra di Teo abbia sparato alcune migliaia di colpi. Era un mitra a canna forata, di
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