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partecipava anche un'altra signora, ebbe su di me un effetto devastante. Quando la mattina andavo al lavoro ero distrutto e mi trascinavo per la falegnameria. Un giorno che arrancavo piu' del solito, il capofficina disse a un altro operaio: Gue'rda ale', us fa la gambare'la a forza ed tire's dal se'gh. [Guarda li', non si regge in piedi a forza di farsi delle seghe]. Io gli risposi con tono di sfida: Caro Marchetti, credo che tu in tutta la vita non hai fatto di sicuro quel che ho fatto io stanotte. 
Da come mi guardarono, dovevo essere stato molto convincente, e non ebbero piu' dubbi sui motivi della mia stanchezza.

Alcuni anni dopo, siccome vengo da una famiglia generosa, pensai di condividere la mia fortuna anche con gli amici e decisi che a sverginarli ci avrebbe pensato la Marisona. Con uno di loro, in realta', ci aveva gia' provato un'impiegata del casino di Massalobarda, detta Lingua di Velluto (trecentocinquanta colpi al minuto). Io gli avevo fatto coraggio e lo avevo accompagnato fin la', ma lui forse non era pronto per le gioie del sesso. Rimase su una decina di minuti, insieme a questo donnone immenso, e quando scese era tutto pallido e scombussolato. Non volle mai dirmi che cosa successe in quella stanza. Comunque, aspetto' qualche anno prima di ritentare.
I genitori di uno di noi avevano trovato una casa fuori Imola ma continuavano a tenere anche quella di citta', che restava sempre vuota. Decidemmo di utilizzarla per i nostri scopi. 
Stendemmo quattro materassi nel salone principale, accendemmo la stufa a carbone e io andai a chiamare la Marisona. Aveva appena finito di fare marchette, ma eccitata dall'idea di intrattenere quattro ragazzini, rispose che si sarebbe fatta una doccia e ci avrebbe raggiunto.
Arrivo' avvolta nella pelliccia. Ce la spalanco' di fronte e sotto era nuda. I miei amici, nudi anche loro, sdraiati sui materassi, accolsero il gesto con grida d'apprezzamento. La Marisona comincio' subito a darsi da fare con la bocca. Per non farle sentire freddo io andavo e venivo dalla stufa, scaldandomi le mani e applicandogliele come impacchi su tutto il corpo. Dopo che anche l'ultimo fu servito, la mia donna si fermo' per "prendere fiato". Si mise a sedere, diede due tiri di sigaretta e via, era pronta per ripartire, e io sempre dietro, a scaldarle la schiena mentre lei si occupava dei miei quattro amici.
Dopo quell'esperienza, sempre per il piacere di condividere, istruii Giorgio su come far godere le donne grazie al metodo Marisona. Mi confido' che la cosa piu' triste che fosse mai capitata alla sua famiglia era stata la foratura di una gomma della bicicletta del padre a dieci chilometri da casa.
Lo fissai per un attimo.
Se le sue disgrazie erano tutte li', poteva  continuare con le pugnette e le donne di Imola non ci avrebbero perso granche'. 
25
Bologna, 7 febbraio 2000


Attraversando il ponte sul Reno, lungo la strada che riporta in citta', scopro di aver gia' dimenticato nome e cognome della persona con cui ho parlato nelle ultime tre ore. Non mi stupisco, lui stesso mi aveva avvertito: Se ti capita di dire in giro che mi hai conosciuto, non usare mai il nome per intero, non se lo ricorda nessuno. Io sono Mirco, per tutti.
Venne ribattezzato cosi' in ricordo di un partigiano jugoslavo. Aveva solo sedici anni ed era nel gruppo che per primo sali' in montagna, a Cortecchio, per combattere tedeschi e fascisti. Venivano da Bologna, dalle campagne intorno a Imola, da Riolo e dal Basso Ravennate. Non disse niente alla famiglia: preparo' lo zaino e un pomeriggio di gennaio lascio' Bubano insieme a un amico. Si accorse ben presto di essere il piu' giovane della brigata.
Giorni fa, al telefono, gli ho raccontato di Soviet, ricordava la storia. Ha chiesto cosa mi interessasse sapere, mettendo subito le cose in chiaro. Dopo la Liberazione, Mirco appoggio' la linea del Partito: "democrazia progressiva", rinuncia alla lotta armata e amnistia, per cucire le ferite aperte del Dopoguerra. Ho
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