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giorni della guerra. Avevo diviso con mia madre pericoli di ogni tipo, ma li avevamo superati e rivivere quei momenti mi faceva sentire piu' vicino a lei. Mi mancava molto: per me era una presenza insostituibile.
Rimpiangevo le emozioni e i pericoli della Linea Gotica, i bombardamenti interminabili, le corse, i detriti sul corpo, l'odore delle esplosioni e il soffio delle granate. Sul nostro Little Big River eravamo stati qualcuno, avevamo rischiato la vita per gente che conoscevamo appena. Ora eravamo noi ad avere bisogno, ma a parte due o tre persone impietosite, nessuno ci offriva una mano: contava solo la voglia di vivere e gettarsi le sofferenze alle spalle. Anche quelle altrui. 
La paura del contagio ci aveva fatto il vuoto attorno. Eravamo una famiglia di tisici, avvicinarci era un rischio. Io ero sano, ma non importava, il panico non fa distinzioni. Appena entravo in un negozio, le donne portavano il fazzoletto alla bocca e si sbrigavano a uscire. 
Ogni sera, quando rincasavo stanco morto, ricadevo in una grande tristezza, perche' c'era sempre poco da mangiare. La rabbia mi riempiva. Avrei voluto impugnare la pistola e andare da quelli che la fame non l'avevano mai conosciuta.

Giravo con gli abiti scalcagnati, ma avevo la mania di essere pulito. Ogni sera, finito il lavoro, mi lavavo dentro il catinone, il recipiente di zinco usato per portare i panni al lavatoio. La cura personale tuttavia, non bastava a rendermi accettabile e ogni volta che trovavo una fidanzatina, non appena scopriva chi ero e dove abitavo, cercava subito una scusa per troncare il rapporto.
A forza di lucidare mobili pero', riuscii anche a rinnovare il guardaroba: pantaloni lunghi color nocciola, camicia di seta verde e mocassini. Visto che le ragazzine delle mia eta' facevano le schizzinose, con quei vestiti avrei fatto colpo sulla Marisona, una prostituta di trentacinque anni, molto formosa, che non vedeva l'ora di sverginarmi. Piu' volte mi aveva invitato a casa sua, con la scusa di alcuni mobili da lucidare. Mi mancavano ancora profumo, brillantina, spazzolino e dentifricio, una saponetta vera e un paio di mutande per sostituire le mie, fatte con due pezzi di stoffa, bianche davanti e a righe dietro. Solo allora sarei stato pronto.
La fortuna mi aiuto' e trovai da lucidare i mobili di un'intera stanza. Con il ricavato completai i preparativi.
Mi appostai alcune ore sotto casa sua, fingendo poi di incontrarla per caso. Lei quasi non mi riconobbe, talmente ero tirato a lucido. Mi fece molti complimenti e mi invito' all'osteria per offrirmi un bicchiere di vermut. Mentre brindavamo al mio perfetto abbigliamento esclamo': C'e' be'l cme' un zucare', ve'n mo', c'at fag avde' la ro'ba che t'am e' da lustre'. [Sei bello come uno zuccherino, vieni che ti faccio vedere la roba che mi devi lucidare]. Subito gli avventori adulti si lasciarono andare a commenti osceni, perche' capivano cosa sarebbe successo.
Andammo a casa sua e in un attimo fu tutta nuda. Io ero molto emozionato, tremavo, ma lei seppe guidarmi, mi prese tra le braccia e spense la luce. 
Capendo quant'ero eccitato, mi insegno' subito un metodo per durare di piu' e prolungare il piacere. Dovevo fissare la mente altrove, senza concentrarmi troppo sul suo corpo, ma col pensiero rivolto a cose tristi che mi erano successe. 
Seguii il consiglio. Nel giro di dieci minuti avevo gli occhi pieni di lacrime e non ero piu' in grado di continuare. Allora la Marisona mi suggeri' di scegliere vicende meno drammatiche e di rimuginarle con minore intensita'. 
Funziono' molto bene. Era la prima volta che le disgrazie di famiglia mi procuravano piacere.
Cosi', a tredici anni, ebbi la prima esperienza sessuale con una donna di vent'anni piu' vecchia. Non avevo potuto vivere il mondo dei giochi e delle favole, ma la nuova stagione mi pareva ancor piu' interessante. Quella donna era la riscossa e il paradiso. In pochi mesi mi ritrovai innamorato.
Il ripetersi di quegli incontri, a cui spesso
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