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Resistenza e corso molti pericoli. Mi insegno' a fare i primi lavori di falegnameria e nella sua bottega venni a contatto con quelli che non si erano rassegnati al compromesso politico del dopoguerra.
La nuova parola d'ordine lanciata da Togliatti era "democrazia progressiva". Il cosiddetto "Partito Nuovo" rinunciava all'ipotesi dell'insurrezione e della dittatura del proletariato, per dialogare con tutte le masse popolari, compresi i cattolici.
Piri' diceva che di fascisti carogne ce n'erano ancora molti in circolazione e bisognava stare in guardia. Ce l'aveva a morte con papa Pio XII che aveva appena scomunicato i "rossi".
Av'la dag me' la scumonica cun questa que'! [Ve la do io la scomunica, con questa qui!] e tirava fuori da dietro la cintola una P-38 tedesca, rincarando la dose con una sfilza di bestemmie. Poi concludeva rivolgendosi direttamente a Dio: E te t'putivi ferme' tota la cative'ria cu jera, vest che i dis tot che sei onnipotente! [E tu potevi fermarla, tutta la cattiveria che c'era, visto che dicono tutti che sei onnipotente!].
Io non potevo che condividere quelle idee. Mettendo al bando i comunisti, il papa aveva scomunicato chi si era battuto contro i fascisti: Toni e i suoi amici, mio padre, mio fratello Pietro e i ragazzi della Trentaseiesima che avevano dato la vita per la liberazione.
La bottega di Piri' era il luogo di ritrovo di molti personaggi bizzarri, ma convinti comunisti, che non avevano consegnato tutte le armi quando gli era stato ordinato di farlo.
Quando era agitato Piri' Be'rba si esercitava al tiro a segno in fondo alla bottega, assieme al suo amico Gardelli, detto "Gardli'na".
Gardli'na aveva fatto anni di confino ed era stato anche partigiano. Ogni tre o quattro giorni arrivava con la sua Beretta e insieme a Piri' sparavano interi caricatori sulle assi di noce. 
Era l'unico modo che avevano per sfogarsi. Ma quell'abitudine faceva incazzare Vito, il padrone della segheria, che quando metteva il legno sulla sega a nastro vedeva uscire le scintille e sbottava: 
Ecco che Piri' e Gardli'na ja' fa't anco'ra la rivoluzio'. Av' la dag me' la rivoluzi cun un stazo' t'la co'pa sa'n smi'ti' d'arvine'm to't i sve'j. [Ecco che Piri' e Gardlina hanno fatto ancora la rivoluzione. Ve la do io la rivoluzione con uno scapaccione sulla nuca se non la smettete di rovinarmi gli attrezzi].
Gardli'na era un omettino minuto a cui non si addiceva gran che la parte del rivoluzionario. Era tutto in scala ridotta, sempre pulito e profumato, con i capelli troppo lucidi di brillantina Linetti, pettinati indietro alla Rodolfo Valentino.
La sua pistola era una calibro 6,35, la piu' piccola esistente e Vito lo sfotteva: Cun cla pistulina ale' t'fe' poca rivoluzio' [Con quella pistolina li' fai poca rivoluzione] poi aggiungeva: La su pistulina la piase'va poc e'ch a su mujer, cla pinse' be' ed truve'n ona pio' gro'sa. [La sua pistolina piaceva poco anche a sua moglie che ha pensato bene di trovarne una piu' grossa].
Al che Gardli'na ribatteva: Me' a so pici', ma ajo' fat be'ch un moci d'imbeze'l pio' gre'nd ed me'. [Io sono piccolino ma ho cornificato un mucchio di imbecilli piu' grandi di me].
A volte Gino Cornetti, dalla finestra spalancata di fronte alla segheria, cantava la romanza preferita di Vito. Aveva studiato al conservatorio e per qualche tempo aveva anche calcato le scene, ma la salute gli aveva impedito di proseguire. Era rispettato in quanto comunista "colto" e perche' era stato uno degli organizzatori della Resistenza.
Era un ambiente di lavoro formidabile, per la prima volta mi sentivo considerato, senza dovermi vergognare di niente.
Ero il piu' giovane della compagnia, un bambino cresciuto in fretta per via della guerra e della miseria. Piri' e gli altri capivano la mia rabbia e la delusione per il fatto che la mia famiglia stava peggio di prima. Apprezzavano anche il mio carattere: ero sveglio, molto piu' sveglio di ogni mio coetaneo.
Con quelli della mia eta' avevo poco da
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