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al palazzo reale perche' consuocero del principe/presidente Norodom Sihanouk. Forsinetti gli fornisce un visto temporaneo di sei mesi. Un funzionario cambogiano, a cui Fausto allunga una mazzetta, gli promette che dopo tre visti temporanei potra' averne uno definitivo.
Fausto si mette con un'attrice cinematografica cambogiana, Nguyen Tchi, che lo ospita a casa sua e gli presta i soldi per aprire un negozio di condizionatori d'aria. 
Trascorso un anno e mezzo, e quasi scaduto il terzo visto provvisorio, Fausto scopre che il funzionario da lui corrotto se n'e' andato a Hong Kong. E' di nuovo clandestino, la polizia gli intima di lasciare il paese, lui non lo fa e viene ancora una volta incarcerato, o meglio:
Allora la Cambogia era una terra dolcissima e tranquilla, abitata da gente mite: non esistevano prigioni. Insomma, mi chiusero in una pagoda e all'ingresso misero due guardie a sorvegliarmi. Un monaco mi portava zuppe di riso.
Dopo una serie di vicissitudini e grazie all'intercessione di Forsinetti, Fausto viene liberato e lascia il paese. Non rivedra' piu' nemmeno Nguyen Tchi, che poi scomparira' sotto Pol Pot. 
Dubito che da allora sia mai piu' esistito un cinema cambogiano.
Fausto si ferma per un po' a Singapore, dove non riesce a ottenere un permesso di soggiorno. Ci riprova in Malaysia, poi in Thailandia, ma in una regione ormai investita dall'escalation della guerra in Vietnam, nessun paese concede visti definitivi. 
Il solo paese a non essersi chiuso ermeticamente e' il Laos, unica nazione della penisola indocinese a non avere sbocco sul mare, una striscia di foreste tra Cina, Vietnam e Thailandia:
A quel tempo, il Laos era una specie di Far West, la presenza del governo e l'organizzazione statale erano praticamente invisibili. Le frontiere, poi, erano senza controllo. Era il solo paese dove probabilmente nessuno mi avrebbe chiesto il visto... Una notte, su una piroga a remi, attraverso il Mekong, il fiume che divide la Thailandia dal Laos. Con me ho solo una borsa e qualche migliaio di bath risparmiati a Bangkok.
Fausto trova lavoro come contadino, e piu' tardi compra a poco prezzo qualche ettaro di giungla, sulle montagne che scendono verso il fiume Nam Gun. Rendere coltivabile quel terreno e' un'impresa faticosissima. Nel frattempo si e' messo con Nan Nan, ragazza laotiana che gli dara' una figlia, Linda. Pian piano acquista bufali, capre e maiali, coltiva riso e tabacco, banane e manghi. E' una vita dura ma felice. La guerriglia comunista del Path?t Lao e i bombardamenti americani sul Vietnam sono echi lontani.
Agosto 1975. Tre mesi dopo l'ingresso trionfale dei Vietcong a Saigon, anche il Path?t Lao prende il potere, in modo molto meno plateale e piu' indolore. Un giorno Fausto e' al mercato della capitale Vientiane, quando lo avvisano che i militanti del Path?t Lao stanno invadendo i suoi campi, requisendo attrezzi e animali. Suo genero e' stato arrestato, ma e' lui che vogliono: lo credono un colonialista francese, uno sfruttatore del popolo. L'unica cosa e' prendere di petto la situazione: Fausto va al palazzo del governo, si qualifica come comunista italiano e chiede udienza al primo ministro Kaisn Phomvih?n, a cui dice: Ho girato mezza Asia e mi sono sempre adattato, se non mi volete basta che lo diciate e me ne andro': non ho paura di ricominciare da capo.
Kaisn gli promette che risolvera' il problema. La mattina dopo Fausto torna alla fattoria e trova schierati i funzionari di partito, pronti a fargli il processo: lo chiamano servo degli imperialisti, sfruttatore, sanguisuga, finche' lui non decide di passare al contrattacco:
Sono un vecchio comunista italiano e non, come credete, un colonialista francese. Quando ero pieno di pidocchi e combattevo contro i nazisti, e i fascisti uccidevano i compagni, voi intellettuali e funzionari leccavate il culo ai francesi per ottenere un posto a scuola per i vostri figli. E dopo i francesi avete accolto a braccia aperte gli americani, bastava una
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