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latta con dei fagioli. Riempiendola di acqua, i fagioli si gonfiavano fino a sollevare il coperchio e stabilire il contatto per l'esplosione! Per non parlare di quello che facevano a Saigon con le biciclette: imbottivano il telaio di esplosivo e usavano il fanale come detonatore. Una bicicletta parcheggiata tra cento altre era in realta' una bomba letale. Sfruttavano perfino lo spostamento d'aria causato dalle pale degli elicotteri nemici: minavano i rami piu' alti degli alberi, l'elicottero yankee ci passava sopra, il vento scuoteva i rami innescando le mine, e l'esplosione faceva perdere il controllo al pilota. Questa strategia, usare il nemico stesso come arma, non si limitava alle bombe: una volta i Vietcong fecero trovare agli americani una presunta circolare segreta, intitolata "Ufficiali dell'Esercito di Liberazione". Era una lista di nomi e indirizzi di cittadini sud-vietnamiti, presunti dirigenti clandestini della guerriglia. Gli americani li rintracciarono e li eliminarono tutti. Solo piu' tardi si scopri' che erano tutti traditori, spie e agitatori di destra, gia' condannati a morte dai comunisti: gli americani avevano fatto il lavoro sporco per conto dei Vietcong. Geniale, no? E l'uso degli animali nella guerra psicologica contro i Berretti Verdi? Per disturbare il nemico, i Vietcong prendevano dei grossi rospi, gli ficcavano una pallina di tabacco in gola poi li appendevano ai fili spinati che recintavano i campi trincerati, quelli francesi prima e quelli americani poi. Voi mi chiederete: perche'? E' semplice: la tosse dei rospi sembra tosse umana, e le sentinelle, terrorizzate, sparavano a casaccio per nottate intere. Stessa cosa con un particolare rettile il cui verso notturno suonava come "Fuck you! Fuck you!". Oltre al danno, la beffa. 
Sono quasi tramortito dalla raffica di storie. 
Al contrario, Vasquez si e' in parte rianimato: Zani, con ste storie di Leo me so' ricordato che ne ho letto un altro di articolo, su un partigiano che e' stato in Indocina, ma no a combattere, e' na storia che nun ce se crede, era su un numero di "Diario" di qualche mese fa, quello sono sicuro che l'ho conservato... Se dopo m'accompagni a casa, te lo presto. Uno che si chiama Ferro, un friulano, e' stato in Vietnam, in Cambogia, in Thailandia, in Laos, dappertutto. Lo hanno messo in galera praticamente ovunque. E' morto la', me pare negli anni Ottanta. Si', sono sicuro che ce l'ho ancora, quel numero. Pero' ora che ci penso non m'hai risposto: che e' st'improvviso interesse per l'Indocina?

19
Sentieri dell'odio 
(Profughi)


La mattina del 2 Febbraio 45, con il Senio di nuovo in piena e la neve alta, mio padre convinse gli altri uomini a tentare il passaggio del fronte. Sapevamo che il terreno era disseminato di mine e trappole esplosive. Niente poteva garantirci che tedeschi e Alleati non avrebbero sparato su cinquanta sagome scure, ben visibili nella neve punteggiata di crateri.
Bianca e Benito piangevano disperati e non volevano abbandonare il rifugio, convinti di andare verso la morte. Mio padre aveva un paio di stivali alti di gomma ed era sicuro che lo avrebbero protetto dal freddo. Cosi' attraverso' il fiume molte volte, per trasportare mia madre, gli anziani e i bambini. Natalia portava in spalle mio fratello Giorgio, e io le camminavo accanto con un grosso fagotto di coperte e vestiti legato alla schiena. Mi ero tolto gli zoccoli di legno, e li tenevo alti per non bagnarli. Traversai tenendomi con la mano a una corda, tesa da una riva all'altra. Ad un tratto, spaventato dalla corrente impetuosa, mollai gli zoccoli per aggrapparmi con due mani. Li vidi allontanarsi verso la curva del fiume. Dovevo proseguire scalzo.
Di certo i tedeschi ci videro, ma non spararono. Forse per pieta'. 
Per non calpestare le mine, mio padre ci fece camminare sull'argine del fiume, allo scoperto. Il tratto piu' esposto poteva essere l'unico non minato. Disse a tutti: Se ci volevano ammazzare avrebbero sparato mentre
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