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dove si trova da piu' di una settimana assieme a squartatori e violenti d'ogni risma. Lo psichiatra ha telefonato alla famiglia dicendo che gli fara' dare la pericolosita' sociale, che non vorrebbe ma e' costretto etc. etc. Davvero strano. La donna mi chiede che si puo' fare, e io: 
Suo fratello aveva gia' picchiato altre persone? 
No.
Stava scontando qualche pena alternativa al carcere?
Assolutamente no.
Ma ha precedenti penali di qualche tipo? 
No.
Aveva gia' subito trattamenti sanitari obbligatori?
No, solo l'assistenza all'asl, gli davano delle medicine..
Quindi lei mi assicura che non era mai stato intern... ricoverato da nessuna parte?
No.
Mi prendo la testa tra le mani, cosa che un avvocato non dovrebbe mai fare di fronte a un cliente. Rifletto un attimo e poi chiedo: Come si chiama questo psichiatra?. Mi dice il nome, faccio un paio di telefonate, e scopro che e' il cognato del direttore del manicomio giudiziario. 
La squallida, meschina, illegale ripicca di un trombone umiliato davanti ai sottoposti. 
Una vendettucola sulla pelle di una persona gia' sofferente. Alla faccia della deontologia. 
Daniele, N-O-N ti devi deprimere.  
Kadisha che dice: Said non era un clandestino.
Pensa, cazzo, sei un avvocato.
Decido di far valere un'amicizia influente contro una parentela para-mafiosa. Alzo la cornetta e compongo il numero di Bernardo, videogiornalista investigativo d'assalto, centinaia di reportages con camera nascosta trasmessi dalla rai, un curriculum lungo un chilometro, denunce, premi e reputazione da guastatore. 
Bernardo, sono Daniele. Come va?
Ue', Zani. T'ho cercato l'altroieri sul cellulare ma non eri raggiungibile, poi mi e' passato di mente. Ti volevo dire che ieri sera andava in onda quel servizio che ho fatto sulle case occupate, che ti avevo intervistato a settembre assieme al tuo cliente, Said...
Meglio cosi': vedermi alla tv mi avrebbe dato acidita' di stomaco. In due parole aggiorno Bernardo sul rimpatrio di Said e i casini collaterali, poi arrivo al motivo della telefonata.
Capito com'e' la storia? Tu una volta non mi avevi raccontato di una vecchietta a cui avevano tolto la pensione per motivi assurdi, e tu avevi chiamato l'inps dicendo che volevi fare un servizio, quelli si sono spaventati e dopo tre giorni la nonna aveva di nuovo la pensione?
Si'. Guarda, sembra una cazzata ma e' cosi'. Basta esprimere un interessamento, anche un accenno generico, e quelli si cagano addosso. T'ho capito: dammi il nome del tipo e il numero del manicomio criminale, io faccio una chiamata, chiedo di parlare col direttore, "di questa cosa se ne sta parlando molto, ha una dichiarazione da fare?", eccetera eccetera. Il primo che ha delle novita' chiama l'altro, va bene? Allora, come si chiama questo qua?
Dopo il grazie, Berna', a buon rendere e lo speranzoso congedo della signora, mi appoggio sullo schienale e mi sento un po' meglio, ma solo un po'.

Al tramonto, chiamo Vasquez e lo invito a prendere l'aperitivo. Ha ancora la voce un po' impastata e accusa un leggero mal di testa, ma gli va bene, anzi, e' gia' d'accordo con Leo, ci vediamo tutti e tre dal Greco.

 

Guarda, io nun me ricordo bene, era n'articolo... non molto tempo fa, lo intervistavano ma nun me ricordo che giornale era, pero' era n romagnolo...
Tu sei di Roma, lo sai distinguere un romagnolo da un emiliano?
Ma che stai a scherza', certo che li so distinguere, e la' se parlava de n romagnolo, non ricordo se di Ravenna o che, me capitano sotto mano tante robe, comunque era stato in Indocina, la prima guerra, no quella contro gli americani... Aspetta, diceva anche er nome de battaglia, era na sillaba sola...
Cos'era, una parola indocinese?
No, maddeche', era na sigla... cazzo, com'e' possibile che nun me ricordo, a Zani, me devi scusa', c'ho ancora un po' di postumi, ieri sera Giorgio m'ha fatto incazza' e se m'incazzo m'ubriaco prima, e il giorno dopo me ritorna l'accento, ma
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