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di fax, rompo i coglioni a mezzo mondo, finche' non scopro che il mio assistito e' stato fermato dalla polizia di Villa San Giovanni, in Calabria, e tradotto al centro di permanenza temporanea di Trapani. Prendo il primo aereo e mi precipito giu', ma arrivo tardi: lo hanno gia' rimpatriato.
Dopo alcuni secondi di silenzio Silvia, che fa l'assistente sociale, esordisce con un tono compassionevole: E la moglie e il figlio?
Ma che ne so. Finche' l'assistenza sociale li aiuta
Giorgio, sul professionale: Cosi' hai visto finalmente uno di questi centri di permanenza temporanea
Mi volto di scatto: Guarda, lascia perdere. Non c'e' un cazzo di soddisfazione ad andare a curare i malati in un campo di prigionia. L'ho visto: i diritti umani nel cesso. 
Lascio vagare lo sguardo sulle etichette delle bottiglie di vino. Nessuna voglia di proseguire.
Alla faccia del governo di centro-sinistra mormora Silvia reprimendo la rabbia.
Ma che c'entra? Sono leggi europee, il trattato di Schengen   interviene Giorgio.
Per favore, di queste stronzate ne sento gia' abbastanza al lavoro. 
E' Leo a venire in mio soccorso, alzandosi per salutare tutti. 
Ragazzi, io devo scappare, mi attende la piu' gran figa che ho mai visto in vita mia, una che sembra una principessa sumera. Vi saluto, statemi bene!
Lo fisso negli occhi, sotto le sopracciglia folte pettinate all'insu', convinto che l'appuntamento galante di cui favoleggia sia la scusa per togliersi di mezzo. Non so dargli torto. Se non fossi stato proprio io a rendere il clima piu' greve, lo seguirei volentieri. Ma non ho alcun pretesto pronto. 
Elena lo accompagna alla porta. Quando torna a tavola, nessuno ha ancora rotto il silenzio.
Ci pensa Vasquez, che fino ad ora non ha spiccicato parola, si e' limitato a mescersi il vino. Lo sguardo un po' perso, la voce bassa con l'accento romano, posa alla James Woods giovane in Salvador, sbronzo: 
"L'America non e' mai stata innocente. Abbiamo perso la verginita' sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si puo' ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostanze. Non e' possibile perdere cio' che non si ha fin dall'inizio.
Che film e'? chiede Giorgio.
Rispondo io, conosco quelle frasi: E' un romanzo. La premessa di American Tabloid, di James Ellroy.
Vasquez annuisce ciondolando un po' la testa. Sogghigna gigione, con le palpebre a mezz'asta.  Sapeva che avrei riconosciuto la citazione.
Silvia ed Elena ridacchiano, pensando che straparli.
Invece il mio amico libraio nichilista riserva sempre delle sorprese.
Al peggio non c'e' mai limite, ma il punto d'origine della merda e' remoto.
Carla arrossisce, vergognandosi per il fidanzato alcolico.
Lui finge di non accorgersene: Questo paese e' marcio fin dalle fondamenta. E' fascista nell'anima. Non ha mai fatto i conti col passato. Come uno di quei matti che se li appoggi al muro continuano a sbatterci la testa contro.
Ma cosa stai dicendo? Chi ti capisce e' bravo. Giorgio le mattane di Vasquez non e' mai riuscito a soffrirle.
Vasquez se la ride continua: L'ultima volta e' stato con la Resistenza. Il resto e' quasi solo merda. In secoli di storia, pochissime volte siamo quasi, dico quasi, riusciti ad avere un briciolo de dignita'. Poi s'e' fatto di tutto per annacquare quell'unico momento de gloria. Questo paese si merita il presente. Tutto quanto, tutta la merda. Questa intollerabile meschinita', solitudine, noia, omologazione me viene da vomita'. L'Europa... Possono anche tenersela, sai che me frega... L'ultima volta e' stato con la Resistenza.
Da'i Vasquez, basta, non cominciare coi tuoi deliri e le massime tombali Carla e' imbarazzata e gia' incazzata nera. Vorrebbe portarlo subito a casa. Ma se lo conosco non le dara' questa soddisfazione. 
Mi lascia sorpreso la coincidenza tra la sua tirata e i miei pensieri di qualche notte fa. Ma non dico niente.
Giorgio invece
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