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Gaulle.

Con fatica, si avvia il dialogo e si arriva a un accordo. Il 6 febbraio la Francia riconosce la Repubblica Democratica del Vietnam come stato libero che comprende Tonchino e Annam, membro dell'Unione Francese. Gli abitanti del Nam Bo, o  Cocincina, decideranno se farne parte votando un referendum. Ho Chi Minh accetta la presenza di venticinquemila soldati francesi per i cinque anni successivi. Spiega ai suoi collaboratori: 
I francesi sono degli stranieri. Sono deboli. Il colonialismo sta morendo. I cinesi, invece, se si installano qui non se ne andranno piu' via. Per quanto mi riguarda preferisco annusare merda francese per cinque anni che mangiare merda cinese per il resto della mia vita. 
L'8 marzo le truppe francesi rilevano quelle del Guomindang nel Tonchino. 
Ora il negoziato deve proseguire a un livello piu' alto, quindi in Francia. Il 31 maggio Nguyen Ai Quoc rivede Parigi dopo vent'anni. Le trattative si svolgono a Fontainebleau. Dopo piu' di tre mesi di discussioni sfibranti, lo zio Ho si imbarca per il Vietnam con in mano un modus vivendi che perfeziona l'accordo di marzo. 
Durante le quattro settimane di viaggio, ostenta giovialita' e cerca di convincere il cappellano di bordo che Dio non esiste. Ma intanto i francesi hanno formato un governo autonomo in Cocincina, e sembra che il referendum non si faccia piu'. 
Nel resto del Vietnam la presenza dei due eserciti produce un clima teso e si susseguono le provocazioni. 

Il 20 novembre 1946, nel porto di Haiphong, alcuni screzi su questioni doganali producono un effetto-valanga e l'arresto reciproco di marinai francesi e miliziani del Vietminh. La Marina francese, agli ordini del colonnello Debe's, attacca le truppe vietnamite. I combattimenti si estendono a tutta la citta', la popolazione alza barricate e i francesi le sfondano coi carri armati. Nell'edificio del teatro dell'opera, una compagnia di attori vietnamiti resiste ai francesi combattendo con vecchi moschetti. Il giorno dopo si negozia una tregua, ma da Parigi arriva l'ordine di chiedere il ritiro da Haiphong  di tutte le truppe del Vietminh.  Quando i vietnamiti si rifiutano, i francesi attaccano di nuovo con l'artiglieria pesante, mentre l'aviazione e l'incrociatore Suffrenne bombardano la citta'. La resistenza Vietminh dura parecchi giorni. Migliaia di morti riempiono le strade di una citta' rasa al suolo.

Ho Chi Minh tuona contro la Francia, che sta violando il modus vivendi. Da meta' dicembre il nuovo primo ministro e' il socialista Le'on Blum, suo vecchio amico dagli anni di Parigi. Blum sembra favorevole a una "riconciliazione", ma non puo' opporsi a una macchina militare che ha gia' convogliato gli sforzi verso la presa di Hanoi e la sconfitta del Vietminh. Tanto vale seguire la corrente. In ogni caso, Blum durera' appena qualche mese.
La battaglia di Hanoi comincia la sera del 19 dicembre. Presto la citta' e' in fiamme e le strade si riempiono di cadaveri. Ho Chi Minh, pur indebolito dalla malaria, scappa dal suo modesto bungalow prima che i francesi lo catturino. Giap arringa i suoi trentamila uomini: Ordino a tutti i soldati e alle forze della milizia che si trovano nel centro, nel sud e nel nord, di stare compatti, affrontare la battaglia, eliminare gli invasori e salvare la nazione.
I suoi uomini, armati solo di vecchi fucili e armi bianche, affrontano nelle strade i carri armati francesi. La resistenza e' accanita, ma alla fine le ultime milizie dovranno evacuare Hanoi. 
Gli organi della Repubblica Democratica si sposteranno piu' a nord, si riorganizzeranno nelle campagne e sui monti. Ho Chi Minh lancia un proclama: 
Per amore di pace, abbiamo fatto delle concessioni, ma piu' ne facciamo, piu' i colonialisti francesi ne approfittano per calpestare i nostri diritti No! Piuttosto sacrificare tutto che perdere il nostro paese, che ricadere nella schiavitu'. In piedi, compatrioti! Che colui che ha un fucile si serva del suo fucile, che chi ha una spada si serva della
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