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diventare uno dei piu' grandi strateghi del Novecento. 

In realta', e lo fara' notare egli stesso, l'elemento determinante per il successo del Vietminh non risiede nel "genio" del suo generale: 
Gli strateghi borghesi si meravigliano dell'esito della guerra di Indocina, e si domandano quali siano i motivi che ci hanno consentito di sconfiggere una potenza imperialista come la Francia, spalleggiata dagli interventisti americani. Hanno tentato di spiegare questa straordinaria realta' attraverso la correttezza della strategia e della tattica adottate, attraverso le forme di combattimento adeguate al tipo di guerra e attraverso l'eroismo dell'Esercito popolare del Vietnam. E' evidente che tutti questi fattori hanno contribuito al felice esito della guerra di resistenza, ma alla domanda: come ha potuto vincere il popolo vietnamita?, l'unica risposta esatta e': il popolo vietnamita ha vinto perche' la sua guerra di liberazione era una guerra di popolo.

Che e' o che non e', quando lo zio Ho lo mette a capo della prima "unita' armata di propaganda" del Vietminh, Giap da' subito dimostrazione delle proprie capacita'. Sono solo trentaquattro uomini, ma alla vigilia di Natale del 1944 attaccano due postazioni francesi e si impadroniscono di armi e munizioni. 
Attacco dopo attacco, l'esercito popolare si ingrossa e occupa diverse province del Vietnam settentrionale. Nello stesso tempo l'influenza del Vietminh si allarga al resto del paese. 
Con la notizia della resa giapponese, vi sono sollevazioni spontanee in tutte le province. 
Il 16 agosto il Vietminh occupa Hanoi. 
Il 2 settembre, il "portatore di luce" proclama la Repubblica Democratica del Vietnam, e, attingendo alla propria conoscenza della cultura americana, manda un chiaro messaggio agli Alleati: 
Tutti gli uomini sono nati uguali: dotati dal loro creatore di alcuni diritti inalienabili tra cui la vita, la liberta' e la ricerca della felicita'.
Questa affermazione e' stata fatta una volta per sempre nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America nel 1776. Intesa in un senso piu' ampio, significa che tutti gli uomini della terra sono uguali per nascita, tutti hanno diritto alla vita e ad essere liberi e felici.

Confinato nel suo palazzo di Hue', l'imperatore Bao Dai si ricorda della fine di Luigi XVI, cosi' abdica e si dichiara fedele alla nuova Repubblica. Non solo: va ad Hanoi per rendere omaggio a Ho Chi Minh, e si spinge tanto in basso da rivolgersi a lui col titolo di "venerabile". Forse mosso a compassione, lo zio lo nomina "consigliere supremo" del governo provvisorio. 
Appena la situazione si fara' piu' seria, Bao Dai si trasferira' a Hong Kong in un battito di ciglia.

Prima settimana di settembre: in base agli accordi di Potsdam, truppe cinesi del Guomindang occupano Hanoi. 
Il giornalista americano Stanley Karnow li descrive cosi': Affamati, laceri, a piedi nudi, devastati dallo scorbuto e altre malattie Entrarono nelle case private e negli edifici pubblici, rubarono le installazioni elettriche, asportarono le maniglie delle porte, passarono per i mercati rubando frutta e verdura, affondando i denti anche nelle saponette, da loro scambiate per un genere di consumo alimentare.  
Ho Chi Minh si trova di fronte a un dilemma: appoggiare i cinesi per evitare il ritorno dei francesi, o avviare una trattativa coi francesi per liberarsi dei cinesi? Sceglie la seconda soluzione.
 
Intanto le truppe del generale Jacques Philippe Leclerc sbarcano a Saigon, forzano il blocco imposto dal Vietminh alla citta' e attraverso il delta del Mekong muovono alla riconquista del sud. Inizia la guerriglia contro i nuovi occupanti che poi sono quelli vecchi. 
Il nuovo alto commissario per l'Indocina e' l'ammiraglio Georges Thierry d'Argenlieu, inquietante figura di cattolico mistico. Tra le due guerre mondiali ha addirittura indossato il saio e si e' chiuso in un convento carmelitano. Ne e' uscito solo per entrare nella Francia Libera di De
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