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efferate; i saccheggi e gli omicidi; i delitti compiuti a scopo di lucro". Messa giu' cosi', non suona nemmeno malissimo...
... poi rileggi e ti rendi conto che vengono salvati i delatori, forse l'anello piu' spregevole della catena collaborazionista.
... poi ti documenti, e vedi che i pezzi grossi del fascismo se la cavano in un modo o nell'altro. Per essere ritenuto collaborazionista non e' sufficiente aver esercitato una carica o "elevate funzioni": occorre anche aver compiuto fatti specifici e concreti di sostegno militare o politico all'invasore (Cassazione, 27/7/1946). Tra i tanti scarcerati c'e' Giorgio Pini, direttore de Il Resto del Carlino (settembre '43-aprile '45), nonche' presidente del Tribunale straordinario provinciale di Firenze (gennaio-maggio '44), e - per ordine dello stesso Mussolini - sottosegretario agli interni della RSI (ottobre 44-aprile '45).
... poi leggi i sofismi con cui s'interpreta l'espressione "sevizie particolarmente efferate", allo scopo di amnistiare le cosiddette "sevizie semplici": l'amnistia viene concessa ai torturatori di un partigiano "il quale, mani e piedi legati, viene sospeso al soffitto e costretto a fare da pendolo mentre lo si colpiva con calci e pugni per indurlo a cantare'". Vengono scarcerati fascisti che hanno strappato le unghie ai prigionieri. "Il contorcimento dei genitali di un partigiano e l'applicazione alla sua testa di un cerchio che veniva gradualmente ristretto" non sono torture particolarmente efferate poiche' "non sufficienti a estorcere confessioni" e pertanto inflitte "a solo scopo intimidatorio". Se il seviziato tiene duro, il seviziatore non e' punibile. Stupri di gruppo, persino con la donna "bendata e a mani legate", vengono retrocessi a "offesa all'onore della donna e al pudore" (Cassazione, sentenza del 10/03/1947). Infine, il 7 marzo 1951, la Cassazione si decide a spiegare cosa intenda per "sevizia particolarmente efferata": "soltanto quella che, per la sua atrocita', fa orrore anche a coloro stessi che dalle torture non sono alieni". Perfetto: il parametro dell'efferatezza diventa la sensibilita' degli stessi seviziatori.
... poi vedi che viene concessa l'amnistia all'assassino di un partigiano ferito, perche' il fatto va ritenuto "espressione di feroce odio politico, non mai atto vantaggioso alle operazioni militari del nemico" (Cassazione, 12/02/1947).
... non ti fa quasi piu' effetto constatare che vengono amnistiati le razzie e gli atti di sciacallaggio, perche' si specifica che, ai fini della condanna, il lucro doveva "costituire il movente essenziale dell'attivita' di collaborazionismo e non un fine [] generico e [] concorrente" (Cassazione, 6/12/1946). 
Scrive lo storico Mirco Dondi: La Corte di Cassazione e' composta da uomini che devono al fascismo la loro posizione [...]. Il ruolo prevaricatore della Cassazione non e' che la rivincita di uomini che poco si sono discostati dal loro passato: una rivincita realizzata [] completando l'opera di totale smantellamento dell'apparato punitivo contro fascisti e collaborazionisti, applicando in maniera estensiva e indiscriminata l'amnistia.
Un decreto del '46 commuta le pene per i delitti politici e connessi: la pena di morte si trasforma in ergastolo, l'ergastolo in trent'anni di carcere, vengono condonate tutte le pene pecuniarie o non superiori ai 5 anni. 
Il decreto presidenziale n. 922 del 19/12/1953 si spinge oltre: l'ergastolo diventa dieci anni di carcere, vengono condonate le pene non superiori ai vent'anni, e ridotte a soli due anni quelle superiori.
Per non parlare della mancata epurazione amministrativa: poco piu' di millecinquecento licenziati in tutta Italia, riassunti gia' nel '46.
Il capolavoro di ingiustizia tocca vette inarrivabili grazie a una sentenza del Tribunale supremo militare (26 aprile 1954) secondo la quale "i combattenti della RSI hanno diritto di essere riconosciuti come belligeranti" mentre i partigiani no, "perche' non portavano segni distintivi
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