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per il Kossovo, se non avesse gia' avuto il primo infarto, sono convinta che sarebbe stato sempre in strada a farsi sentire.  Abbassa lo sguardo. Mi manca, sai? E anche Caterina. Sembrava tanto modesta, ma sotto sotto era di ferro. Ha tirato su due figli con il marito in galera, senza perdere un grammo di dignita'. Mi mancano E ancora di piu' quando guardo quelli della mia generazione. Bolsi, arroganti, disposti a ogni compromesso. Senza dignita'. Mi fanno incazzare, perche' a rimpiangere i vecchi ci si sente vecchi. Lo sai che ho sempre disprezzato l'elogio dei "bei tempi", che in realta' non ci sono mai stati. Ma questa mollezza che ci circonda, proprio non la sopporto. 
Eccola qua, Giovanna, mia madre, da poco passati i cinquant'anni. Poche certezze, qualche nostalgia, ma non si arrende alla mediocrita'. 
Penso a tutti i pezzi di merda che ha visto crescere davanti ai suoi occhi. Tutta la feccia che occupa redazioni e segreterie di partito. I blazer blu che ci danno lezioni di economia liberale e bombardamenti chirurgici. I compagni. Gli ex. 
Mi fai tenerezza, Giovanna, ma non e' compassione. Un misto di rispetto, ammirazione e stupore per l'apertura che ancora dimostri. E per i sedici iscritti della tua sezione. Tutto quello che non riesco a dirti.
Trovo un pretesto per cambiare ancora discorso: A proposito, ma', hai visto l'ennesimo articolo sull'emergenza immigrati del Resto del Carlino? glielo appoggio sul tavolo.
Finito il pranzo, mia madre rigoverna la cucina, e io mi siedo sul divano accanto ad Ares, a sorseggiare il caffe'. All'improvviso, senza smettere di fissare lo schermo, Travolta proferisce verbo.
Il Resto del Carlino tra il '43 e il '45 e' stato il giornale della Repubblica Sociale, lo sapevi? Il direttore aveva anche incarichi di governo. Quando ci fu la strage di Marzabotto, scrissero che era una calunnia messa in giro dai partigiani. Dopo la fine della guerra hanno cambiato nome per far finta di essere cambiati anche loro. Si chiamava "Il Giornale dell'Emilia". Solo otto-nove anni dopo hanno ripreso il nome di prima, ma era sempre lo stesso giornale. Il giornale piu' venduto a Bologna, anche quando era la citta' piu' rossa d'Italia. Questo secondo me spiega molte cose
Resto senza parole. Pensavo che gli interessassero solo i tortelloni e la tv, invece cazzo, Travolta! 



13
Bologna, 26 gennaio 2000


Istituto storico provinciale della Resistenza. Sono l'unico utente della giornata. Sull'enorme tavolo della sala di consultazione, una dozzina di libri sparpagliati.
Rileggo gli appunti.
Decreto n. 4 del 22/4/1946 di amnistia e indulto. Verra' ricordata come "amnistia Togliatti", anche se il testo presentato dal guardasigilli comunista era molto piu' restrittivo, tanto da incontrare la dura opposizione di democristiani e liberali. La stesura definitiva e' l'esito di una snervante mediazione, 16 articoli definiti "un necessario atto di clemenza", anche da pci e psi, che pur ritenendoli troppo magnanimi fanno buon viso a cattivo gioco. 
Il Partito presento' l'amnistia come "un atto di forza". In realta', era tutt'altro. Il decreto metteva sullo stesso piano la collaborazione col nemico e la lotta di liberazione: erano reati, ma vista l'eccezionalita' della situazione venivano cancellati, salvo casi particolari, nell'interesse della "concordia nazionale". Ben diverso sarebbe stato affermare che nessuna azione partigiana era "fuorilegge", ad eccezione di quelle con scopi indipendenti dalla guerra di liberazione. Togliatti riusci' a indorare la pillola, le sottigliezze giuridiche erano inaccessibili ai piu', mentre davano campo libero all'interpretazione dei magistrati, che non tardarono a intervenire.
L'art. 3 assolve la violenza organizzata e la collaborazione col tedesco invasore, fatta eccezione per  "i delitti compiuti da persone rivestite di elevate funzioni di direzione civile o politica o di comando militare; i delitti di strage; quelli commessi con sevizie particolarmente
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