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nazionalista. Membri delle e'lites come Phetxar?t in Laos e Sukarno in Indonesia usano a propri fini la propaganda anti-occidentale e pan-asiatica degli occupanti, lavorando "sott'acqua", pronti a cogliere l'occasione 
In Laos, diversamente dal resto dell'area, si forma anche una Resistenza franco-laotiana, che si da' alla macchia e combatte i giapponesi: cinque brigate suddivise in ventisei compagnie, in tutto circa duecento francesi e trecento laotiani.
Esiste anche una guerriglia anti-giapponese, anti-francese e anti-vietnamita, il Lao  S?r? ("Laos Indipendente"). 
Grande e' la confusione nell'ex-"Regno del milione d'elefanti e dell'ombrello bianco". Dopo la resa dei giapponesi, il nazionalismo laotiano rimarra' diviso tra chi ha sfruttato l'occupazione giapponese in chiave nazionalista (Phetxar?t), chi i giapponesi li ha combattuti armi in pugno (Lao  S?r?), chi si appoggia al Vietminh (S?phanuvong) e chi invece ne teme l'influenza (emblematica la frase di Suvanna: Sono un buon amico dei comunisti di altri paesi, ma non mi piace averli in casa.).  

Inoltre il Laos e' diviso in svariati regni e principati, lacerato da conflitti etnici, politici e dinastici. Come si fa a parlare di "comunita' nazionale"? Non esiste nemmeno un'organizzazione come il Vietminh, in grado di approfittare fino in fondo del vuoto di potere. 

I giapponesi si arrendono agli Alleati il 15 agosto 1945. Secondo gli accordi di Potsdam, a nord del 16 parallelo consegnano le armi ai cinesi, a sud alle truppe del Commonwealth. Negli accordi non viene menzionata la Francia, ma Washington assicura a De Gaulle che non si opporra' alla rioccupazione.
Al nord i francesi non tardano a muoversi. Re S?s?vangvong da' il benvenuto al colonnello Hans Imfeld, nuovo commissario ad interim del governo francese in Laos, e (senza bisogno di pistole alla tempia, c'e' da immaginarsi) annulla la dichiarazione d'indipendenza fatta sotto i giapponesi. 
A meta' settembre, grazie alla mediazione britannica e alla collaborazione delle e'lites del sud, i francesi avviano la progressiva rioccupazione militare del paese.
Nel Laos centrale forze indipendentiste controllano un parte del territorio, grazie soprattutto alla presenza di vietnamiti armati. 
Il 27 agosto Phetxar?t libera Vientiane dai giapponesi e si oppone al rientro del Re'sident Superieur francese. Una compagnia di francesi tenta di entrare in citta' ma viene respinta da una folla armata, composta perlopiu' da vietnamiti. I cittadini francesi internati vengono liberati ma espulsi in Thailandia. Piu' a sud, altre milizie indipendentiste occupano le citta' di Savannakh?t e Thakhaek. 
Tra agosto e settembre si forma il Lao Issara. Ne e' leader politico lo stesso Phetxar?t, che il 2 settembre chiede al re di dichiarare l'unita' e l'indipendenza del Laos. 
S?s?vangvong gli risponde che ormai il paese e' tornato sotto la protezione della Francia. 
Il 15 settembre Phetxar?t approfitta della dichiarazione di indipendenza del Vietnam e proclama l'unificazione del Luang Prabang con le province meridionali e l'indipendenza del nuovo stato. 
In effetti il Laos pullula di vietnamiti simpatizzanti dello zio Ho. Nelle citta' di Vientiane, Thakhaek e Savannakh?t, i vietnamiti sono addirittura la maggioranza, hanno gruppi para-militari ben organizzati, odiano i francesi e fanno pressione sul Lao Issara anche se molti nazionalisti laotiani (e lo stesso Phetsarath) non vedono di buon occhio la loro presenza organizzata nel paese.
Alla fine di settembre, la Cina di Chiang Kai Shek manda in Laos la 93a Divisione dell'esercito nazionalista, un'orda di locuste umane. Sulla carta, entrano in Laos per ricevere la resa dei giapponesi, in realta' il loro scopo, a parte il saccheggio, e' ostacolare il ritorno dei francesi. 
A Vientiane, Phetxar?t da' loro il benvenuto. A Luang Prabang, disarmano il piccolo contingente francese. Thakhaek e Savannakh?t vengono occupate da una coalizione di Lao Issara, vietnamiti e cinesi.  
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