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trangugiai tutto in un attimo. Ma non avevo scelto il momento migliore: fui scoperto e mi beccai un ceffone.
Durante la messa, al momento di inginocchiarmi all'altare con il messale in braccio, cascai per terra, vittima della bevuta a stomaco vuoto. I fogli del Sacro Testo volarono tutt'intorno, e don Frazco'n si lascio' scappare un'imprecazione alla Madonna del Piratello.
Ci fu un mormorio tra i fedeli, e la messa venne interrotta perche' non riuscivo a rialzarmi. Fu proprio il prete a sollevarmi di peso, per sdraiarmi sul divanetto della sacrestia.
Quando arrivo', mia madre mi sgrido' con durezza. Una volta a casa, racconto' la scena ridendo: Dalgisa l'e' sepr'ale' a di' che don Frazco' l'e' un imbariago' e un'ha da be' e ve' acse' e mi Vitaliano u s'e' mes in te'sta ed dei' na me'. [Adalgisa e' sempre li' a dire che don Frazco'n e' un ubriacone e non deve bere il vino cosi' il mio Vitaliano si e' messo in testa di dargli una mano]. Poi mi mollo' due scapaccioni: uno per le ostie e uno per il vino. 
La domenica seguente dovetti rimanere in ginocchio sul sale grosso e il frumento tutto il pomeriggio, davanti all'altare che tenevamo in camera da letto. Rimasi li' per molte ore, e non mi sognai di dare una spazzata sotto le ginocchia.
8
Storia di Soviet (1950-99)


La situazione alla Mezzogiorno di fuoco, con la sfida rusticana nella piazza di Castelfiorino, fece si' che decine di testimoni parlassero di "legittima difesa". In fin dei conti, era stato Garau a estrarre il coltello, l'avevano visto tutti. E poi, mio nonno s'era volontariamente consegnato all'Arma. L'avvocato Guerrini di Bologna, assunto dal Partito per difendere gli imputati nei due processi (quello per l'uccisione di Garau e quello per l'attentato in canonica), chiamo' a deporre l'ex-tenente Rizzi, nel frattempo congedato e tornato a vivere a Polesella, provincia di Rovigo. 
Fu come scoperchiare il vaso di Pandora. L'esempio di Rizzi persuase a testimoniare molti altri che negli anni precedenti s'erano trovati tra le grinfie di Garau. Si parlo' di torture, sevizie, pestaggi e innumerevoli irregolarita' procedurali ad opera del fu maresciallo. La stampa locale ci mise del bello e del buono per soffocare lo scandalo. Un editorialista del Giornale dell'Emilia chiese addirittura che tutti i testimoni e l'avvocato difensore rispondessero del reato di "vilipendio delle Forze Armate dello Stato". In Procura nessuno gli diede ascolto. 
Certo, i giudici non potevano mandare assolto un comunista che aveva ammazzato un pubblico ufficiale, ma se lo avessero condannato per omicidio volontario, o se non avessero tenuto conto delle testimonianze sulla mala condotta della vittima, ci sarebbe stata una specie di insurrezione, magari uno sciopero generale nelle campagne, e chi mai voleva assumersi la responsabilita' di aver riacceso la miccia dei tumulti? Cosi' Soviet fu condannato al minimo della pena previsto per l'omicidio preterintenzionale: dieci anni ridotti a sette anni e otto mesi, tenuto conto delle attenuanti di cui agli artt. 62, comma 2 e 62bis. 
Quanto al processo per la bomba in canonica, i giudici non vollero ascoltare Rizzi, ma l'avvocato Guerrini spunto' un'assoluzione per insufficienza di prove. All'inizio del '51, Checo e Jerry erano fuori. Con la liberta' condizionale, Soviet torno' a casa nel settembre del '55.
Guido s'era preso cura di mia nonna e dei suoi due figli. Quando Soviet usci' di prigione, Antonio (mio padre) e Adriano facevano rispettivamente la seconda e la quarta elementare. Nonna continuo' a lavorare alla trattoria, con Guido, e Soviet torno' nel sindacato. Nel 58 divenne capolega di Castelfiorino. Nel '61, vice-presidente dell'ANPI. Divento' suocero nel 68, quando Antonio sposo'  Giovanna, figlia di un gappista, anche lui Medaglia d'Argento, morto di tubercolosi nel '49. Soviet stravedeva per sua nuora, che lo rese nonno l'anno successivo, quando nacqui io. 
Il progressivo allontanamento del PCI dall'URSS gli parve cosa
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