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riunire "patrioti di tutte le eta' e di tutte le classi: contadini, operai, commercianti e soldati."
Il nome originale e': "Viet Nam Doc Lap Dong Minh".
Passera' alla storia col nome abbreviato di Vietminh.

Nel luglio del 1942 l'uomo che danno per morto decide di tornare in Cina, per ottenere l'appoggio di Chiang Kai Shek contro gli invasori giapponesi, e per riallacciare i legami col partito comunista cinese e, attraverso di esso, con Mosca.
Appena varca la frontiera, lo arrestano insieme alla sua guida. Seguono tredici mesi di durissima prigionia, con marce forzate da un carcere all'altro, quaranta-cinquanta chilometri al giorno con le catene ai piedi, tormentato dalla scabbia, nello stomaco solo una manciata di riso. Nelle pause scrive un diario in versi, in tutto un centinaio di poemetti nel mandarino classico dell'epoca Tang (VI-IX sec. d.C.): Le guardie mi trascinavano / portando in spalla un maiale. / Il maiale si porta, / l'uomo si tira al guinzaglio. 
Nel frattempo i compagni lo credono morto. Una morte dentro l'altra. 

Giap: Qualche mese dopo, ricevemmo un giornale spedito dalla Cina. Sulla fascia, i caratteri d'una scrittura che conoscevamo bene: "Ai miei cari amici. Buona salute e coraggio nel lavoro. Sono in buona salute." Seguivano questi pochi versi:
"Le nubi abbracciano i monti, / i monti stringono le nubi. / Come uno specchio / che nulla offusca, / il fiume scorre con acqua limpida. / Sulla cresta dei monti / vento dell'ovest. / Io vado solo / col cuore che palpita. / Scrutando il cielo lontano / penso ai miei compagni."
Eravamo ebbri di gioia, ma non per questo meno sbalorditi. Ci guardavamo in volto, ci chiedevamo l'un l'altro: "Che vuol dire? Com'e' possibile?" e assillavamo di domande il compagno Cap, che ci aveva portato la triste notizia. "Non ci capisco niente nemmeno io", ci rispose lui. "Il governatore cinese mi aveva detto testualmente che era morto." "Cerca di ricordare esattamente quel che ti ha detto." 
Cap ripete' le parole precise del governatore e tutto ci divenne chiaro. Il nostro compagno aveva confuso gli accenti tonici e aveva scambiato le parole "Chu leu, chu leu" (bene, bene) per "su leu, su leu" (gia' morto, gia' morto).
Ma quali lunghi mesi d'angoscia e di dolore ci aveva causato quel maledetto equivoco!

Alla fine del 1943, uscito di galera, l'uomo scampato all'inferno adotta un nome cinese. 
E' l'ultimo nome della sua vita. Quello con cui lo conosceranno in tutto il mondo. 
Significa "portatore di luce".

Quando, nel 1945, un ufficiale del servizio informazioni di Cao Bang telegrafera' a Parigi che il "portatore di luce" altri non e' che il famigerato Nguyen Ai Quoc, un funzionario di rue Oudinot s'affrettera' a rispondere: Chi e' quel pazzo che ci manda una simile informazione? Lo sanno tutti che Nguyen Ai Quoc e' morto a Hong Kong tra il 1931 e il 1935!

Uno spettro.

Ho Chi Minh.
 
PRIMA PARTE







Avete provato a vivere senza miti? Non sono forse peggiori i risvegli, piu' dure le giornate di lavoro, piu' triste l'amore, piu' prevedibile il futuro?

Paco Ignacio Taibo II


Noi ci auguriamo con tutte le nostre forze che le rivoluzioni, le guerre e le insurrezioni coloniali vengano ad annientare questa civilta' occidentale di cui Lei tutela i parassiti fin nell'Oriente, e invochiamo questa distruzione come lo stato di cose meno inaccettabile per lo spirito.

Lettera dei surrealisti a Paul Claudel, poeta e ambasciatore di Francia in Giappone, 1925

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Aeroporto di Punta Raisi, 18 gennaio 2000, 6.00 p.m.



La sala d'aspetto non e' affollata. 
C'e' una signora grassa seduta di fronte a me. Pesca pezzetti di pane da un sacchetto di carta e si porta le dita unte alla bocca. Ha un cappello ridicolo, talmente appariscente da suggerire la follia. Nessuno guarda.
Due file oltre, un uomo di mezza eta' legge Il Giornale di Sicilia. L'aria del manager o del parlamentare.
Una giovane madre con il figlio neonato attaccato al biberon.
Due
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