<A HREF="ascediguerra_primaparte004"><</A>
Harlem, con cui discute in cantonese, sono garantiti gli stessi diritti degli altri cittadini americani. Fino alla morte, provera' un sentimento ambivalente nei confronti degli States, paese di grandi tradizioni democratiche eppure potenza militarista e imperialista. 
Alla vigilia della prima guerra mondiale e' a Le Havre, dove abbandona per sempre la vita marittima. Perde un po' di tempo bighellonando e facendo il giardiniere, poi attraversa la Manica e si stabilisce a Londra.

Nella nebbiosa metropoli in cui fu esule Marx, Thanh frequenta socialisti e nazionalisti irlandesi. Aderisce al Lao Dong Hoi Ngai ("lavoratori d'oltremare"), un'organizzazione clandestina di radicali asiatici. Fa lo spalaneve, poi lo sguattero, infine l'aiuto-cuoco all'Hotel Carlton. Lo chef, il grande Georges Auguste Escoffier, lo promuove al rango di pasticcere. 
Presto si accorge che se rimane a Londra non puo' far niente per il proprio paese. Deve entrare nel ventre della bestia, dove vivono piu' di centomila immigrati vietnamiti.
Nel 1917, pochi giorni prima della Rivoluzione d'Ottobre, il figlio dell'ex-guardiano di bufali arriva a Parigi col nome di Nguyen Ai Quoc ("Nguyen il patriota"). 
La sua vita sta per cambiare per sempre. Lavorando come ritoccatore di fotografie campa a stento, ma che importa? Si trova nella Parigi dei dadaisti, capitale culturale dell'occidente, dove va scoprendo le tradizioni umaniste, socialiste e rivoluzionarie del popolo che credeva suo nemico. Dunque i francesi non sono tutti capetti e gendarmi! Legge i libri di Hugo e Zola, frequenta socialisti e radicali, diventa amico del futuro premier Le'on Blum. 

Nel 1920 nasce il Partito Comunista Francese: Quoc vi aderisce. Ha intui'to che dall'Unione Sovietica va partendo un'onda sismica, quella che in poco piu' di quarant'anni travolgera' gli imperi coloniali. 
Su L'Humanite' del 28 dicembre 1920, compare la fotografia di un orientale glabro e spettinato, costretto in un abito scuro, garrotato dal nodo della cravatta su un colletto troppo inamidato. E' una scena del congresso di Tours, dove si e' consumata la scissione tra socialisti e comunisti. Quoc e' l'unico in piedi. Intorno a lui tutti, ma proprio tutti, hanno barba e baffi. Come per schernire l'uomo dai molti nomi, il giornale lo chiama "Nguyen Ai Quai"! Il resoconto stenografico del congresso lo indica semplicemente come "il delegato dall'Indocina".

Nei sei anni che trascorre a Parigi, Quoc diventa un formidabile libellista e propagandista. Scrive per L'Humanite' (quotidiano del PCF) e con altri comunisti d'origine asiatica e africana pubblica il mensile Le Paria - Tribune du prole'tariat colonial. 
I suoi aforismi e paradossi fulminano il lettore: La figura della giustizia ha avuto un viaggio tanto difficile dalla Francia all'Indocina che ha perso tutto ad eccezione della spada. 
Ovviamente, Le Paria attira l'attenzione della polizia, piu' precisamente dell'ispettore Louis Arnoux, dell'appena istituito servizio di vigilanza degli immigrati indocinesi. Quando i due si incontrano in un piccolo caffe' vicino all'Ope'ra, Nguyen Ai Quoc e' gia' una figura semi-mitologica, sfuggente: il suo nome e' sulle labbra di tutti gli immigrati dalle colonie. Arnoux, che nutre una profonda ammirazione per quel trentenne magro dai modi gentili, chiede al ministro delle colonie Albert Sarraut di concedergli un'udienza. Sarraut si rifiuta e si dice convinto che Nguyen Ai Quoc non esista. 

 Negli anni 1926, 1927, le imprese di Nguyen Ai Quoc, che passavano da bocca a orecchio, costituivano per la nostra avida giovinezza i piu' bei soggetti di esaltazione [] Alcuni amici parlavano con un entusiasmo senza limiti del nostro eroe che stampava a Parigi il giornale Le Paria' e viveva una vita disseminata di tranelli in qualche altro paese straniero. 
Questo scrivera' il generale Vo Nguyen Giap, comandante-in-capo delle forze rivoluzionarie vietnamite. Negli anni a cui si riferisce, il suo eroe si trova tra Cina e
<A HREF="ascediguerra_primaparte006">></A>