<A HREF="ascediguerra_primaparte003"><</A>
all'imbarco. Bisogna andare.

La voce dell'istruttore squilla sopra il rombo dei motori in alta quota. S'arrangia poco con le lingue, ma la lezione e' soprattutto pratica. Smonta e rimonta il fucile mitragliatore facendolo volteggiare con naturalezza. Quando i proiettili traccianti cominciano a impennarsi significa che la canna si e' surriscaldata e va sostituita. Nei combattimenti prolungati sara' indispensabile farlo con rapidita', ma con tutta l'abilita' del mondo non e' possibile in meno di sessanta secondi. In quel minuto non si potranno appoggiare i compagni, dunque e' fondamentale scegliere il momento giusto, ne va della vita di tutti.
Entro pochi giorni ci troveremo di fronte nemici di varie nazionalita': soldati francesi, legionari tedeschi, marocchini e senegalesi. Veterani con anni di guerra alle spalle. Non potremo permetterci errori. 
Soprattutto non possiamo sperare nella Convenzione di Ginevra. Ci attende una guerra senza regole ne' prigionieri, alla quale ufficialmente non partecipa nessuno. Una guerra che non esiste.
Discorsi che tolgono il sonno, ma non scalfiscono il senso di pace che ho acquisito. Ormai la scelta e' fatta. Ed e' quella giusta. 
Budrio sogghigna nella penombra.
Prologo 2 
Colui che rimane sveglio quando tutti dormono



Quanti nomi ha avuto? E quante vite? 

Nasce Nguyen Sinh Cung, nella provincia di Nghe Tinh, Vietnam centrale, Indocina francese. E' l'anno 1890.
La sua e' una terra arida, povera e sovrappopolata, in bali'a di tempeste e tifoni. Sui suoi abitanti circola una storiella, quella del "pesce di legno": quando un uomo dello Nghe Tinh si mette in viaggio per cercare lavoro, porta con se' un pesce finto. Nelle locande puo' permettersi appena una ciotola di riso e una scodella di salsa nuoc-mam, e per non sembrare troppo povero infila il pesce nel condimento. Inoltre, il legno si impregna di salamoia, e durante la marcia lo si puo' succhiare per placare la fame. 
Il padre di Cung, Nguyen Sinh Huy, e' una strana figura di scapigliato indocinese: fa innumerevoli mestieri, dal guardiano di bufali al garzone di fattoria, finche' non supera un concorso e diventa maestro di scuola. Nel 1905 diventa segretario al ministero dei riti, al palazzo imperiale di Hue'. Piu' tardi viene promosso a sottoprefetto di Binh Khe, ma odia entrambi gli incarichi. E' frequente sentirlo inveire contro i Mandarini. Ostenta un tale disprezzo per la classe dei notabili che i francesi decidono di destituirlo. 
Trascorrera' il resto della vita vagabondando per l'Indocina, tornera' a fare il supplente, ma s'improvvisera' anche medico e scrivano pubblico. Un uomo libero e rispettato. In tarda eta', gli amici piu' giovani lo chiameranno "Zio". Morira' nel 1930, in una pagoda della Cocincina occidentale. 
Ci sono cose che passano di padre in figlio come per un magico travaso. L'uomo dai mille nomi eredita il carisma, la propensione alla vita errabonda, l'odio per colonialisti e collaborazionisti e, non ultimo, un soprannome. 

Al compimento del decimo anno, Huy ribattezza il proprio figlio "Nguyen Tat Thanh". E' un'usanza comune, in Vietnam. 
Thanh compie gli studi in un clima di rancore e tensione: sono gli anni delle corve'es obbligatorie, gli uomini vengono prelevati a forza dai villaggi per lavorare alla strada Hue'-Vinh. Molti disertano, la sua famiglia ne nasconde parecchi. Sono anche anni di rivolte nazionaliste represse nel sangue.
A ventun anni Thanh e' a Saigon, dove s'imbarca come fuochista e cuciniere su una nave da carico francese, la Latouche Tre'ville. Dice di chiamarsi "Van Ba". Nei due anni di servizio, fa scalo a Orano, Dakar, Diego Suarez, Porto Said, Alessandria In tutte queste citta', i colonialisti si comportano come in Indocina. Per la prima volta, Ba percepisce i limiti del nazionalismo e la "dimensione globale" (si direbbe oggi) del problema.
Nel 1913 fa scalo a San Francisco, poi a Boston. A Brooklyn si ferma per quasi un anno. Constata che agli immigrati cinesi di
<A HREF="ascediguerra_primaparte005">></A>