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un'escrescenza, tutto il romanzo ci sarebbe scappato di mano.
Decidemmo di scrivere un libro a parte, insieme a Vitaliano. Avremmo ri-narrato la sua storia, approfondendo i passaggi su cui era stato frettoloso o reticente.
Fu cosi' che, da una costola del lavoro per 54, nacque Asce di guerra.
Poco tempo prima avevamo conosciuto un editore milanese. Gli facemmo la proposta. Accetto'. Cominciammo a scrivere. 
Intervistammo a piu' riprese Vitaliano, che in pratica detto' i suoi capitoli, rivedendone poi la stesura. Integrammo le trascrizioni ("sbobinature", le chiamavamo) con diversi passaggi dei suoi due libri, modificati e arricchiti di dettagli. 
Su indicazione di Vitaliano intervistammo alcuni ex-partigiani dell'Imolese e del Bolognese, per ricostruire il contesto in cui era cresciuto il nostro nuovo amico. La "Resistenza tradita", i regolamenti di conti del Dopoguerra, gli anni Cinquanta, lo scelbismo. Ricerche utili anche per 54, la cui stesura proseguiva.
Accanto alla storia di Vitaliano facemmo scorrere un altro filone narrativo, piu' "romanzato" e ancorato al presente. Sarebbe risultata la parte piu' debole e discutibile del libro (ne parleremo nella postfazione).
Terminammo il lavoro in un anno. Un battito di ciglia, per i nostri standard produttivi. Asce di guerra usci' nel settembre 2000. Lo portammo in giro per l'Italia, quaranta presentazioni in un Paese attraversato da polemiche pre-elettorali sulla Resistenza, il "Triangolo della morte", via Rasella, le foibe... Era l'inizio dell'offensiva dei revisionisti d'accatto. Non c'era dubbio che il nostro libro fosse in controtendenza.
La prima tiratura ando' molto bene, tanto che vi fu una ristampa. Nel frattempo, pero', con l'editore milanese si erano accumulati screzi, livori, incomprensioni. Non ci piaceva il suo stile, a lui non piaceva il nostro. Pazienza, troncammo il rapporto e chi s'e' visto s'e' visto. 
Asce di guerranon fu piu' ristampato. I diritti tornarono agli autori, che ne proposero l'acquisto a Einaudi Stile Libero. 
Con tutti i suoi difetti, crediamo che questo "oggetto narrativo" meriti di tornare in libreria. Nel frattempo, gli attacchi alla Resistenza (italiana e non solo) si sono moltiplicati fino al parossismo. Leggende costruite da "storici" di ultradestra manipolando documenti e liste di caduti vengono "sdoganate" ogni giorno anche a sinistra, prese per buone, commentate a cresta bassa. Una programmazione televisiva da Min.Cul.Pop. batte la grancassa del "martirio" a opera dei "rossi", poi vai a controllare i nomi delle vittime e trovi ufficiali nazisti, torturatori repubblichini, collaborazionisti, delatori... E' tempo di reagire con forza. Anche su questo punto rimandiamo alla postfazione.
Vitaliano ha avuto problemi di salute ma e' ancora tra noi, pronto ad attaccare tutti quei patacca, senza mai mandarla a dire.
L'oggetto narrativo non identificato e' di nuovo pronto al decollo. 5...4...3...2...1...










Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a  volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perche', per il senso dell'ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volonta' di riscatto. 
La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearita' e l'agiografia non servono a capire le cose. Le frasi fatte e le formule ripetute dai palchi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede. 
Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate e' un oltraggio al presente.
Un atto spregiudicato e volontario.
Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire.

Prologo




Europa orientale, localita' ignota, 1956.

L'ordine di imbarco arriva a notte alta.
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