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sono a Genova contro il G8". Ai limiti dell'oltraggio alla memoria del Romano Prodi del secolo scorso, invece, il cartello per Marco Minghetti: "Sono uno sfigato non vado a Genova". Improponibile, persino, la scritta dedicata al Sant'Antonio di viale Carducci.
Nessuno e' stato risparmiato dalle Tute bianche, che teorizzano di aver voluto far uscire "dal mutismo" i personaggi che popolano vie e piazze di Bologna per protestare "contro i Grandi della Terra". E cos se l'eroe del Risorgimento Ugo Bassi ai giardini di Porta Galliera ha intimato "Fuori dalle citta' i vertici dei potenti", l'ex capo di Stato e sovrano Vittorio Emanuele II e' stato costretto a proclamare dai giardini Margherita che "Bush e Berluska sono pi ridicoli di me". [...] I vigili del fuoco sono prontamente intervenuti e nell'arco di una mattinata sono riusciti a liberare i grandi simboli della citta' e del Paese da quei pericolosi cartelli antiglobalizzazione distribuiti nottetempo con rapidita' e buona conoscenza della toponomastica cittadina dai contestatori in divisa bianca. [...] C'e' da scommettere che sia solo l'inizio; a Genova manca ancora un mese.
(18) Nel novembre 2000 il presidente della Regione Lazio Francesco Storace (An) apri il sentiero per i futuri attacchi del centrodestra - non ancora al governo del Paese - alla "influenza marxista" sui libri di Storia adottati nell'istruzione pubblica, Storace annuncio' la formazione di una commissione di "esperti" che segnalasse alle autorita' i libri presuntamente "troppo ideologici". Il peccato principale rinvenuto nei testi proposti per il nuovo Index librorum prohibitorum (uno su tutti Elementi di Storia, XX secolo di Augusto Camera e Renato Fabietti) era la descrizione "ideologica" (leggi: antifascista) degli eventi della Seconda guerra mondiale e della Guerra di liberazione dal nazifascismo. Pi tardi, altri esponenti del centrodestra si sarebbero resi protagonisti di iniziative e proposte inquietanti, come il "telefono amico" attivato a Bologna nell'autunno 2001 dall'onorevole Fabio Garagnani (FI), per raccogliere "soffiate" sugli insegnanti di sinistra e la loro "propaganda" nelle ore di lezione.
Per quell'iniziativa Garagnani si prese una torta in faccia da alcuni studenti universitari. Forse l'avrebbe evitata se avesse letto questo pensiero del grande pedagogo libertario Paulo Freire: "L'educatore, nel momento stesso in cui dice di non voler manipolare l'allievo, lo manipola. L'educatore non deve cercare di nascondersi. Egli e' tanto pi serio ed etico quanto pi manifesta in modo esplicito il suo sogno, senza imporlo." (PASSETTI, E., Conversazioni con Paulo Freire. Il viandante dell'ovvio, Ele'uthera, Milano 1996). Ancora Garagnani, atteggiandosi da scampato a chissa' quale gulag (sua la frase: "Questa cultura comunista mi ha massacrato fin da bambino, a me che vengo da una regione rossa come l'Emilia Romagna"), impegno' la commissione cultura della Camera nel dibattito sulla necessita' di una commissione governativa che vagliasse i libri di Storia prima della loro adozione nelle scuole del Regno, pardon, della Repubblica.
