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un'identita' diffusa che esprime la voce di nessuno in generale e di tutti in particolare. Marcos e' un nome collettivo che non solo destruttura simbolicamente la figura del leader o del capo perche' accompagnata dal grado di "subcomandante", quello piu' basso nella gerarchia militare, ma opera apertamente come mito: e' un segno vuoto, un luogo che puo' essere riempito con numerose storie e leggende, cosi' come diventare espressione e punto di identificazione delle fantasie piu' svariate", Angel Luis "Ruso" Lara, Zapatismo, musica tecno e gioco di specchi nel mare della globalizzazione, in "Rebeldi'a", numero primo, supplemento al quotidiano "Liberazione", dicembre 2002. 
Cosi' Luther: "Nel film Spartacus di Stanley Kubrick (USA 1960), tutti gli schiavi sconfitti e catturati da Crasso dichiarano di essere Spartaco, come gli zapatisti sono tutti Marcos e io siamo tutti Luther Blissett... il nome collettivo ha una valenza fondativa, in quanto mira a costruire un mito aperto, elastico e ridefinibile", L. Blissett, Mind Invaders: manuale di guerriglia e sabotaggio, Castelvecchi, Roma 1995, ristampato in Toto', Peppino e la guerra psichica 2.0, cit.
(9) C. Pavese, Del mito, del simbolo e d'altro in Letteratura americana e altri saggi, Einaudi, Torino 1990.
(10) Il volto del Multiplo, diffuso su manifesti, francobolli e adesivi, e' un morphing, un collage di visi differenti. Si tratta di fotografie degli anni Trenta e Quaranta (tre prozii e una prozia di un membro della colonna bolognese del Luther Blissett Project).
(11) Rod Steiger (Juan Miranda), in Giu' la testa, 1971, soggetto e sceneggiatura di Sergio Leone, Sergio Donati e Luciano Vincenzoni.
(12) Il manifesto cui si fa riferimento e' stato realizzato, negli ultimi mesi del 2002, da alcune organizzazioni pacifiste statunitensi durante la mobilitazione contro la guerra preventiva in Iraq.
(13) Wu Ming 5, Havana Glam, Fanucci, Roma 2001.      .
(14)  M. Hardt e A. Negri, Impero, Rizzoli, Milano 2000.
(15) R. Pedrini, Libera Baku Ora, DeriveApprodi, Roma 2000.
(16) Ora incluso in BLISSETT, L., Toto', Peppino e la guerra psichica 2.0 cit.
(17) Da "la Repubblica", Bologna, 22 giugno 2001.

Cartelli fanno parlare le statue. Blitz notturno contro il G8. Iniziativa delle Tute bianche.
Statue parlanti. Il sogno di Michelangelo Buonarroti si e' avverato per una notte a Bologna nel segno delle manifestazioni contro il G8. Nella notte che precede il solstizio d'estate tutti i monumenti della citta' hanno lanciato appelli contro la globalizzazione. Garibaldi e Vittorio Emanuele, i partigiani di porta Lame e San Francesco, Minghetti e persino Ges Cristo sono stati coinvolti. Non c'entra, pero', il martello del grande scultore che gia' aveva fallito nell'impresa di dare la parola al Mose'. I colpevoli questa volta sono le Tute bianche, ala creativa del popolo di Seattle, che con un blitz, armate di cartelli, corde e scale, l'altra notte sono riuscite a dare la parola con cartelli a tutti i monumenti e a trasformare in fumetti i simboli di pietra e di bronzo della citta'.
"Il capitalismo e' una rana morta. No al G8" si e' trovato a protestare in piazza Galvani l'inconsapevole scienziato che gli anfibi li faceva muovere anche da morti e con i suoi studi spiano' la strada alla scoperta dell'elettricita'.
"Disobbedisco, camicie rosse contro il G8" e' lo slogan che l'Eroe dei due mondi si e' ritrovato per le mani sul suo cavallo di fronte all'Arena del Sole. E che dire del Santo di Assisi della chiesa dell'Annunziata di porta San Mamolo che a braccia aperte ha dovuto recitare, suo malgrado, "Tutte le creature di Dio contro il G8"? Scontata, e tuttavia diretta e di una certa efficacia, la parola d'ordine appesa al tridente del Nettuno: "Maremoto contro il G8". E sulla stessa falsariga il "Dopo Bologna libereremo Genova", gridato dai partigiani di Porta Lame, e il "Mamme contro il G8" della Madonna Grassa di via Saragozza.
Alla Croce di via dell'Osservanza e' stato appeso un quasi rispettoso "Torno subito,
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