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cercato di risolvere il problema "dal basso", sollevando la questione direttamente su "Giap". E da alcuni giapster, puntuale, e' arrivata una soluzione possibile: I Quindici, un comitato aperto e autogestito di "lettori", una ventina di persone disponibile a ricevere testi, commentarli, dare feedback dettagliati. Un piccolo "campione" di un pubblico pi vasto. Le cose giudicate migliori, a loro volta, ci vengono segnalate per un'ulteriore lettura. E da qui, si stanno pensando nuovi sbocchi. Forse Internet e la tecnologia p2p per la condivisione di file, possono essere la risposta adeguata per chi meriterebbe di farsi leggere ma non trova il modo di farlo. La comunita' degli utenti puo' lavorare per lui/lei, e diventare un vero e proprio canale di distribuzione alternativo, capace di imporre uno scrittore all'attenzione di un pubblico interessato a leggerlo.
Ma per tutto questo, siamo ancora agli albori... I testi per i Quindici vanno spediti a: manoscritti_ai_15@wumingfoundation.com

2. "Impresa politica autonoma" era un concetto ancora piuttosto trendy, nel movimento "centro socialsta" degli anni Novanta. Oggi nemmeno sotto tortura useremmo lo stesso slogan. Vanno benissimo i due aggettivi, "politica" e "autonoma", rispetto ai quali non c'e' molto da aggiungere. Ma l'impresa cognitiva, con l'attuale depressione economica, ha finito per mostrare i suoi limiti. I tempi della new economy sono un ricordo sbiadito, quando i lavoratori del cervello potevano trasformare la grande disponibilita' di capitali inflattivi (comunque risultato di speculazioni e supersfruttamento) in un'opportunita' di redistribuzione del reddito, facendosi largo a colpi di neuroni per evitare che i soliti oligopoli si spartissero la torta. Lo spazio c'era, i soldi sembravano veri. Da qui l'opportunita' di tanti assalti stile Q, dalle secche dell'underground a una piena visibilita', dal "dilettantismo" al professionismo.
Al momento, l'aria e' cambiata e la crisi affida i capitali nelle mani di pochi signori della guerra. I lavoratori del cervello vedono erodersi possibilita' di reddito, garanzie illusorie, effimere conquiste. Altro che farsi "impresa" - col rischio, peraltro sempre in agguato, di un terribile autosfruttamento, in cui si diventa "padroni di se stessi", senza essere meno stronzi di qualsiasi altro padrone. La sfida e' semmai la "lotta di classe", che al momento si presenta in una forma pi "classica" e vintage: lavoro vivo versus capitale, lavoro mentale versus capitale parassitario.
La sfida non e' "imprenditoriale". La sfida e' vitale, dimensione che contiene tutto: fa parte della vita cercare di dare il meglio in qualunque situazione. Bisogna rimanere in piedi.
Raymond Carver lavorava in segheria e scriveva di notte.
Stephen King batteva sui tasti di una Remington poggiata sulle ginocchia, mentre il traghetto su cui faceva il cameriere solcava le onde.
Dalla notte dei tempi i cantastorie consumano le suole (quando le hanno) spostandosi da un villaggio all'altro, tamburi e chitarre portati a dorso di mulo.
Henri Charrie're detto "Papillon" contava il ciclo delle onde in attesa di quella che lo avrebbe portato al largo, aggrappato a un sacco, sibilante: "Sono ancora vivo, bastardi!"
Non siamo certo qui per farci spaventare.

3. Per finire, l'elenco degli obiettivi "toppati" sarebbe incompleto se, a proposito di quanto appena detto, non si parlasse anche del famigerato "rapporto da impresa a impresa" che Wu Ming si prefiggeva di instaurare con i propri "committenti". Nulla di pi illusorio.
Da un lato, perche' il nostro voler essere impresa si e' scontrato con le difficolta' di cui sopra, trasformando spesso quel rapporto in battaglie sindacali senza sindacato, comuni a tanti lavoratori atipici, con l'unico vantaggio di un certo "potere contrattuale" e di un ottimo agente, il celeberrimo Heriberto Cienfuegos.
Dall'altro, se definire Wu Ming un'impresa e' stato senz'altro azzardato, non e' che il termine si adatti meglio alla maggior parte dei soggetti che
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