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produzione/proprieta'. Giunto a un certo livello, lo sviluppo delle prime mette inevitabilmente in crisi i secondi. Le stesse corporation che vendono campionatori, fotocopiatrici, scanner e masterizzatori, controllano anche l'industria globale dell'entertainment che si scopre danneggiata dall'uso di tali strumenti. Il serpente si morde la coda, poi aizza i parlamenti perche' legiferino contro l'autofagia.
La conseguente reazione a catena di paradossi ed episodi grotteschi ci fa comprendere che e' finita per sempre una fase della cultura, e che non serviranno leggi pi dure a fermare una dinamica sociale gia' avviata e travolgente. Quello che va modificandosi e' l'intero rapporto tra produzione e consumo nella cultura, il che allude a questioni di ancor pi vasta portata: il regime proprietario sui prodotti dell'intelletto generale, lo statuto giuridico e la rappresentanza politica del "lavoro cognitivo".
A ogni modo, il movimento reale punta a superare l'intera legislazione sulla proprieta' intellettuale, a riscriverla da capo. Sono gia' sul terreno le pietre angolari su cui riedificare un vero "diritto degli autori", che tenga davvero conto di come funziona la creazione, vale a dire per osmosi, commistione, contagio, "plagio". Sovente, legislatori e forze dell'ordine inciampano in quelle pietre, sbucciandosi le ginocchia.
L'open source e il copyleft si estendono ormai ben oltre la programmazione del software: le "licenze aperte" sono dappertutto, e in tendenza possono divenire il paradigma di un nuovo modo di produzione, che liberi finalmente la cooperazione sociale (gia' esistente e visibilmente dispiegata) dal controllo parassitario, dall'esproprio e dalla "rendita" a favore di grandi potentati industriali e corporativi. La potenza del copyleft deriva dal suo essere un'innovazione giuridica dal basso che supera la mera "pirateria", ponendo l'accento sulla pan construens del movimento reale. In pratica, le vigenti leggi sul copyright vengono pervertite rispetto alla loro funzione originaria, e anziche' ostacolarla diventano garanzia della libera circolazione. Wu Ming contribuisce a questo movimento inserendo nei suoi libri la seguente dicitura (di certo migliorabile). Vale a dire che tale diffusione deve rimanere gratuita... pena il pagamento degli spettanti diritti. Per chi volesse saperne di pi, un ottimo quadro della situazione e' quello recentemente fornito dalla rivista "New Scientist" (trad. it. su <http://www.in-ternazionale.it/copyleft.html>), in un lungo articolo a sua volta pubblicato sotto una "licenza aperta".
Cancellare un'idea falsa, sostituirla con quella giusta. L'avanguardia e' un salutare "ritorno all'antico": stiamo abbandonando la "cultura di massa" dell'era industriale (centralizzata, standardizzata, univoca, ossessionata dall'attribuzione autoriale, regolata da mille cavilli) per addentrarci in una dimensione produttiva che, a un livello di sviluppo pi alto, presenta non poche affinita' con quella della cultura popolare (eccentrica, difforme, orizzontale, basata sul "plagio", regolata dal minor numero di leggi possibile).
Le vigenti leggi sul copyright (tra cui la pasticciatissima legge italiana del dicembre 2000) non tengono in alcun conto il copyleft: al momento di legiferare, il Parlamento ne ignorava del tutto l'esistenza, i produttori di software libero (a rigore, accomunati sic et simpliciter a "pirati") ne hanno avuto la conferma durante incontri con diversi onorevoli. Com'e' ovvio, [...] non vi e' da attendersi altro che il diabolico perseverare nell'errore, nella stoltezza e nella repressione. Lorsignori non si avvedono che, sotto quel mare in cui essi vedono solo pirati e navi da guerra, i fondali gia' si spalancano.
[...] Quanti non vogliono aguzzare la vista e le orecchie, e propongono soluzioni fuori tempo, da "riformismo" pavido (diminuire l'Iva sui prezzi dei Cd eccetera), potrebbero accorgersi troppo tardi del maremoto, ed essere travolti dall'onda.

"Giap", n. 5, III serie, Per non essere travolti
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