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posizione - fino a pochi secoli fa considerata ovvia e naturale - e' stata sostenuta solo da esponenti delle correnti radicali e antagoniste [...] Oggi torna a essere una visione egemone, grazie alla rivoluzione digitale e, nello specifico, al grande successo del software "libero", Gnu, Linux... Dall'altra parte della barricata c'e' tutto quello contro cui la sinistra, in tutte le sue sfumature, si e' battuta fin dall'Illuminismo: la rendita nobiliare, la "manomorta" aristocratica, lo sfruttamento dei risultati del lavoro da parte di ceti abbienti parassitari. Ma, come dicevamo, si tratta di ceti e interessi obsoleti: anche alla luce di come funziona l'odierna produzione di ricchezza, il copyright e' ormai uno strumento superato, un rottame ideologico la cui esistenza castra l'inventivita', limita lo sviluppo del "capitale cognitivo", sviluppo che oggi richiede cooperazione sociale in Rete, brainstorming a tutto campo. Per essere produttive, le idee devono essere libere di circolare. Se volessimo usare una terminologia marxiana classica, diremmo che oggi lo sviluppo delle forze produttive mette in crisi i rapporti di produzione. Pensiamo ai programmi peer-to-peer che permettono la condivisione dei files Mp3. Pensiamo a tecnologie di riproduzione come i masterizzatori. La loro stessa esistenza e' la prova che la Convenzione di Berna sui diritti d'autore e' superata nei fatti, dallo stesso sviluppo delle forze produttive. In parole povere: non si possono mettere in commercio tecnologie come campionatori, computer, scanner, masterizzatori, fotocopiatrici, poi far intervenire i governi e le forze di polizia perche' la gente li utilizza... nel modo "sbagliato". Contro questo vasto (e ancora non del tutto consapevole) movimento, viene messa in campo una resistenza feroce da parte delle mafie della proprieta' intellettuale, col peggioramento delle leggi vigenti. Non solo: si sferra anche un contrattacco su vasta scala, per estendere la logica della proprieta' intellettuale a esseri viventi e sequenze genetiche umane. Dal che si capisce che quella del copyright e' la principale linea del fronte dell'attuale conflitto socioecologico. A ogni modo, nell'industria culturale stiamo vincendo "noi", basti pensare alla musica: oggi le grandi case discografiche piangono miseria, si scagliano con violenza contro "la pirateria", vedono drasticamente ridotti i loro margini di profitto. Perfetto! Le bolle di sapone scoppiano, si ridimensionano fenomeni di parassitismo che avevano assunto proporzioni ridicole: guitti che si ritrovano miliardari solo perche' nei piano-bar da trent'anni si suona la loro unica canzone di successo, una ben nota societa' che monopolizza l'amministrazione del "diritto d'autore" estorcendo soldi grazie a balzani cavilli legali e dividendoli tra le Grandi famiglie che la gestiscono.
La fruizione della musica (e non solo) sta cambiando, la "cultura di massa" lascia il posto a una nuova forma di cultura "popolare", in cui contano sempre di pi le esibizioni dal vivo, le reti solidali, la condivisione, il do-it-yourself (autoproduzione, autodistribuzione, passaparola), e in fin dei conti importera' poco sapere chi ha composto o scritto che cosa. L'artista sara' sempre meno Divo (o Autore) e sempre pi cantastorie, menestrello, bardo, griot.

"Giap", n. 1, III serie, Una comunita' aperta, 10 giugno 2002.




Copyright e maremoto
Wu Ming 1

Un esteso movimento di contestazione e trasformazione sociale e' oggi attivo in gran parte del pianeta. Ha smisurate potenzialita' costituenti ma non ne e' ancora del tutto consapevole. Pur venendo da molto lontano, si e' manifestato solo di recente, salendo pi volte sulla ribalta mediatici eppure lavorando nel quotidiano, lontano dai riflettori. e' fatto di moltitudini e di singoli, di reticoli capillari sul territorio. Cavalca le pi recenti innovazioni tecnologiche. Gli vanno strette le definizioni coniate dai suoi avversari. Presto sara' inarginabile, e nulla potra' la repressione. e' cio' che il potere
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