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numerosissimi testi messi in programma anche se mediocri o addirittura pessimi, soltanto perche' scritti da amici o compagni di cordata... Pi in generale, va osservato che tutta la legislazione sul diritto d'autore a livello planetario e' espressione di una mentalita' oligarchica e repressiva, sempre pi raggomitolata a difendere i privilegi di obsolescenti lobby, multinazionali e potentati che campano sull'appropriazione indebita di cio' che dovrebbe essere di tutti.
D Quali possibili soluzioni alternative?
WM Per quel che riguarda l'universita', il problema e' ben pi a monte, e' che i libri fanno schifo eppure costano l'ira di dio. Parlando pi in generale, siamo per la liberta' di riproduzione. La liberta' di riproduzione non limita le vendite in libreria: sono circuiti diversi, approcci diversi, supporti diversi. Lo sperimentiamo ogni giorno coi nostri libri, che recano questa dicitura: "e' consentita la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica a uso dei lettori, purche' non a scopo commerciale". Quest'ultima precisazione ha un significato anche politico: il diritto convenzionale, di stampo liberal-borghese, si costruisce intorno a un soggetto che, a ben guardare, e' un soggetto astratto, non calato nel sociale: e' il cosiddetto "individuo proprietario", descritto come perennemente uguale a se stesso a prescindere dai contesti. Noi invece crediamo ci sia una differenza enorme tra soggetti e soggetti, e quindi tra diritti e diritti. Vale a dire: non vanno messe sullo stesso piano le liberta' di cui deve godere il singolo lettore che vuole leggersi un nostro libro ma non ha i soldi per comprarselo e i vincoli che invece vanno imposti ai grandi potentati economici. Per scrivere un romanzo dei nostri occorrono tre anni di lavoro durissimo, tra ricerche, stesura, revisione e decine di presentazioni in giro per l'Italia. Ai pescecani della grande industria cinematografica o televisiva non dev'essere consentito parassitare questo nostro impegno e - senza cacciare un centesimo - trarre un film dalle trame che abbiamo elaborato, fare ulteriori miliardi e rafforzare la propria posizione di predominio. In questi anni abbiamo realizzato quanto sia stato importante piantare nel terreno questo paletto, anche se qualche "purista" del no copyright ci ha criticati, ignaro dei rischi che si corrono facendo questo mestiere e, in fin dei conti, ignaro del fatto che la societa' e' divisa in classi:-) Siamo sempre alla ricerca di diciture e soluzioni pi concrete, soddisfacenti e utilizzabili da altri. Intanto, potete lasciar fotocopiare i nostri romanzi e mostrare la dicitura agli ispettori Siae o agli agenti della Guardia di finanza:-)
D Appunto, Wu Ming di fatto mette in crisi la figura stessa dell'autore come singolo individuo e di conseguenza della proprieta' letteraria in quanto tale. Come nasce questa scelta e quale visione della letteratura sottintende?
WM Non facciamo che rendere esplicito l'implicito. In realta' nessun autore inventa o scrive da solo, e non ci riferiamo solo all'editor o al ghost writer di turno, ma al fatto che le idee sono nell'aria e non appartengono a un singolo individuo. L'autore, qualunque autore, e' pi che altro un "riduttore di complessita'", e svolge una funzione temporanea, cioe' trae una sintesi precaria da flussi di informazione/immaginazione che vengono trasmessi dall'intera societa' e la riattraversano in lungo e in largo, senza sosta, come le onde elettromagnetiche. In linea di principio, e' assurdo voler imporre una proprieta' privata della cultura. Se al fondo tutto e' prodotto dalla moltitudine, e' giusto che ogni "prodotto dell'ingegno" sia a sua disposizione. Non ci sono "geni", quindi non ci sono "proprietari". C'e' lo scambio e il riutilizzo delle idee, cioe' il loro miglioramento. Lo diceva gia' Lautreamont: perche' le idee progrediscano e' necessario il "plagio" (e quindi anche la sua precondizione, cioe' la "pirateria", la riproduzione libera). Nella storia recente questa
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