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nei supermercati. e' una mossa che sta dentro la Logica dello scontro. Sarebbe pi efficace una mossa entro una Logica di processo. Ignoro d'altra parte quale potrebbe essere

Ecco, questo e' il mio punto di vista provvisorio in merito.
Vi ringrazio e vi saluto.

Sergio

Risponde Wu Ming 1

La tua analisi e' interessante, ma qui c'e' una serie di malintesi.

Wu Ming e' il nome di un gruppo di cinque persone, di una band, come The Rolling Stones o I Giganti o Premiata Forneria Marconi. Non mi sembra niente di strano, e mi sforzo di capire perche' mai questo non venga percepito e venga costantemente equivocato. La risposta che mi do' e': in letteratura sono molto pi diffusi e duri a morire i pregiudizi individualistici. Fatto sta che nessuno ha mai accusato di vigliaccheria una rock band perche' usava un nome collettivo, senno' tutti dovrebbero fare come Emerson, Lake & Palmer o come Crosby, Stills, Nash & Young. Come lo vedi un libro firmato "Bui, Cattabriga, Di Meo, Guglielmi e Pedrini"? E i Centipede, gruppo jazz-rock degli anni Sessanta-Settanta? Erano in cinquanta, pensa se avessero usato tutti i nomi e i cognomi...

Il nome di questa band, in cinese, ha un significato, che e' "anonimo", ma non vuol dire - letteralmente, banalmente - che noi stessi vogliamo essere paranoicamente anonimi, quanto dire che i nostri nomi e la nostra eventuale presenza nel misero stardom dell'italica narrativa non dovrebbero rivestire importanza ne' per noi ne' per i lettori. Se i nomi delle band dovessero essere interpretati letteralmente, allora Sting, Andy Summers e Stewart Copeland dovrebbero essere considerati poliziotti a tutti gli effetti, e potremmo andare a comprare il pane alla forneria Marconi.

All'interno di questa band, ognuno di noi usa una specie di "nome d'arte", che e' composto dal nome del gruppo pi un numero, seguendo l'ordine alfabetico dei nostri cognomi. Ora, di band i cui singoli membri avessero un nome d'arte la storia del rock (e soprattutto del punk) e' piena zeppa, nei Sex Pistols c'erano Johnny Rotten e Sid Vicious, che in realta' si chiamavano John Lydon e John Beverley.

L'uso di pseudonimi, eteronimi, nomi d'arte, io lo vedo costante e onnipresente in tutte le epoche, non e' esclusivamente medievale: oggi lo trovi nel rock in mille e mille casi, nella letteratura (Ed McBain ed Evan Hunter sono due scrittori diversi ma sono anche la stessa persona, per non parlare di Pessoa). A quanto mi consta, nessuno ha mai dato del vigliacco a Bob Dylan perche' non si firma "Robert Zimmermann" o a Woody Allen perche' non si firma "Stuart Konigsberg".

Detto questo, come abbiamo gia' scritto molte volte (soprattutto in Copyright e maremoto), l'epoca dell'autorialita' esasperata e certificata ossessivamente, del Grande nome dell'autore, e' gia' in pieno declino, proprio come la proprieta' intellettuale come l'abbiamo conosciuta negli ultimi secoli. Questo grazie soprattutto alla spinta della Rete. Ci vorra' un bel pezzo prima di togliere di mezzo i residui e le incrostazioni, ma la tendenza e' ben evidente. Stiamo passando dalla cultura "di massa" a una cultura "neopopolare". Non conoscero' mai i nomi di tutti quelli che hanno sviluppato e continuano a sviluppare il software libero. Non conoscero' mai i nomi di tutti quelli che ogni giorno su web, su usenet o via e-mail producono cultura, formano comunita' virtuali, diffondono leggende metropolitane e modi di dire, testi anonimi, barzellette, favole...
Ragion per cui, non ci muoviamo nel "simbolico", ma nel grande fiume di un processo concreto e reale.

Risponde Sergio:

Ho letto la tua replica. Vorrei ora chiarire i malintesi del mio versante.

Primo: io non vi accuso di usare pseudonimi. Per me la questione non sussiste neppure. Sussiste il fatto che alcuni vi accusano di adoperarli; ho cercato di capire perche' e di domandarvi se avessi ben capito. Mi ha sorpreso che taluni vi criticassero su questo.
Secondo: ammetto che la distinzione rigida fra piano concreto e piano
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