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dedicati alla firma degli autografi". Mi alzo, incredulo, sconcertato, mentre una sobria fila "britannica" si compone davanti all'autore. Una firma e una stretta di mano. Un tocco e una benedizione. Interazione tra scrittore e lettore. Tra padre Pio e il fedele. Guadagno l'uscita quasi barcollando con una domanda che tengo per me: "Che ci faccio qui?"
WM1 Ma qualcosa eravamo andati a fare. "Le storie sono di tutti". Mantova e' distante ventimila leghe da quanto sta davvero succedendo nella cultura e nella letteratura. Al Festivaletteratura non si parla dei movimenti culturali nati e cresciuti nella Rete, delle moltitudini che creano infischiandosene della "proprieta' intellettuale", non si parla di copyleft e software libero, in generale (a parte Terzani e Gino Strada) non si parla del mondo che sta esplodendo... Gli sconvolgimenti planetari dell'ultimo lustro stanno cambiando irreversibilmente la cultura e la vita. Organizzare una rassegna a misura di paparazzi e feticisti dell'autografo ci sembra una riduzione della complessita' quantomeno eccessiva. Da qui la scelta di emettere la nota "stonata", e parlare proprio (anche) di questo.
Anche il nostro evento lo abbiamo sentito un po' troppo verticale: in un festival come quello il palco lo senti tutto. Il palco e' un altare (altare postgiovanneo, su cui il prete non da' le spalle al pubblico, ma pur sempre un altare), quindi il pubblico e' pi... "composto" di quello che incontriamo nelle presentazioni: poche domande, attimi di silenzio tra una domanda e l'altra... Non propriamente il contesto pi adatto a comunicare con noi. Per questo motivo non abbiamo cercato di capire se tra il pubblico (all'incirca trecento persone) ci fossero o meno dei giapster. Solo al termine dell'evento il ghiaccio si e' sciolto del tutto e alcune persone si sono fermate a ciacolare con noi. Nelle ore successive e il giorno dopo, abbiamo avuto un bel feedback e ci siamo resi conto che l'evento era stato pi "caldo" di com'era sembrato dall'altare.
WM2 L'"evento" e' finito da poco. Interviste, strascico, timbri rossi con ideogrammi Wu Ming. Fuori da palazzo D'Arco, ancora qualche minuto a parlare, prima di concentrarsi sulla cena. Una bicicletta attraversa la piazza e accosta al marciapiede. - Cazzo, Francesio! Ma vi rendete conto: e' Francesio! - Immagino la scena vista da un passante: cinque fan sfegatati che assalgono il loro autore preferito. Francesio, Francesio... Qual era pure il suo ultimo romanzo? Romanzi, non so. Ma attraverso Giap, sono almeno due anni che ci scambiamo lettere, commenti, scritti sul calcio, su Genova, sui Ds e su Repubblica... Qui a Mantova, tra incontrare Francesio e incontrare McEwan, la scelta sarebbe fin troppo facile.
Finisce che saliamo a casa sua, ci beviamo un paio di bottiglie di rosso e andiamo a cena con tutta la famiglia, tranne Lillo, il gatto, che deve starsene a casa. La mattina dopo, seduti in un bar del centro, stiamo facendo colazione. Si avvicina una ragazza. Era all'evento, le sono piaciute molto le storie che abbiamo raccontato e le piacerebbe poterci ricambiare con quelle che sa raccontare lei, quelle che riguardano Mantova e il palazzo Ducale, i Gonzaga e i Bonacolsi. L'appuntamento e' per il pomeriggio. Marta, che lavora per la Sovrintendenza e conosce gli angoli pi nascosti del palazzo, ci fara' da guida. Un tour speciale, attraverso stanze chiuse ai visitatori, ambienti dimenticati per secoli e riscoperti solo di recente, arazzi tanto preziosi da diventare oggetto del trattato di pace tra Austria e Italia alla fine della Grande guerra. Alle otto meno dieci siamo ancora dentro. Palazzo Ducale e' deserto e bellissimo. Gli affreschi della camera degli sposi sono nascosti dalla penombra. Marta prova ad aprire una finestra: parte l'allarme, meglio andare... Il custode non se la prende, anzi. Apre una porticina di legno e ci concede gli ultimi minuti per visitare le finte catacombe dei Gonzaga.
WM2 Subito prima che salissimo sul palco, l'amico Tommaso De Lorenzis (critico
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