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esibizioni di guitti o occasioni per fingersi acculturati senza sbattersi troppo, e percio' hanno saputo emozionarsi senza rinunciare a un sano distacco critico. Sono probabilmente costoro ultimi ad aver dato a Festivaletteratura (o almeno alle sue prime edizioni) il suo buon nome, non certi altri soggetti che...
WM4 Per puro caso, gironzolando tra gli happening, mi ritrovo all'incontro con David Lodge. "Maestro della parodia letteraria e sottile umorista", recita il programma. Non ho mai letto niente di David Lodge e per quanto ne so potrebbe essere il pi grande scrittore vivente. Pubblico variegato e numeroso, sotto il tendone, nel cortile della Cavallerizza, palazzo Ducale di Mantova. L'evento e' agli sgoccioli, ascolto le ultime battute dell'autore, pronunciate in un inglese oxfordiano che ricorda molto i Monthy Pyton quando facevano la caricatura dell'inglese oxfordiano. Anche il "sottile umorismo" di Lodge, tipico british sense of humour, fa venire in mente scene di vita quotidiana nel College di Eton: robe tipo cori di voci bianche maschili, ciuffi sbarazzini, professori togati, diosalvilanostragloriosaegraziosaregina... Ecco, l'autore ha finito, c'e' tempo per alcune domande. Si alza un ragazzo, meno di trent'anni, capelli a coda, barba curata. Agguanta il microfono e pronuncia il suo quesito. "Signor Lodge, penso agli attuali scrittori inglesi e oltre a lei mi vengono in mente Welsh, Amis, Doyle, Hornby, McEwan... Vorrei che lei mi dicesse se vede qualche scrittore americano vivente valido, perche' a me non ne viene in mente neanche uno". Risolini di complice approvazione serpeggiano tra la platea, trasformandosi in un brivido che mi percorre la schiena. Ma non e' causato dall'incommensurabile ignoranza implicita nella domanda. Se l'istruzione e' un diritto, anche l'ignoranza lo e', ci mancherebbe. No, e' la sfacciata, furbesca, "volontaria" dichiarazione di ignoranza, che vuole accattivare la simpatia dell'autore e forse fare colpo sulla ragazza della sedia a fianco; e' l'occhiolino strizzato allo scrittore britannico vs. scrittori yankee, neanche fossimo davvero a Eton nel 1930; e' l'ingiustificata captatio benevolentiae anche a costo di dire una bestialita' clamorosa; e' la lingua nel culo di Lodge che, ne sono certo, nonostante l'aplomb da vecchia Albione, non se lo merita proprio... Guardo il deficiente che ha appena fatto la domanda: uno che legge libri, almeno in teoria, o che se ne interessa, visto che e' venuto a Mantova per sentirne parlare. Penso che se anche costui fosse vittima dell'antico snobismo nei confronti della letteratura di genere (e quindi ritenesse merda la produzione di Ellroy, Bunker, Leonard, Crumley, Mosley, Scoppettone...), i casi non potrebbero che essere due: o non ha mai sentito nominare Don DeLillo, Thomas Pynchon, Tom Wolfe, Jonathan Franzen, Philip Roth, Paul Auster, Tom Robbins, Cormac McCarthy, Thom Jones..., oppure li considera degli scartini. Pero' Welsh, Amis, Doyle, Hornby e McEwan li conosceva... Dunque la soluzione al dilemma e' una sola: mi trovo in presenza di un idiota talmente mastodontico che non ha alcun pudore a prendere il microfono e comunicarlo al pubblico, pur di fare l'ammicco all'autore di turno. E nessuno che si alzi in piedi a gridargli: "Idiota!" Ecco spiegato il brivido: e' il freddo dello spazio siderale che separa me e, spero, la comunita' aperta di chi mi legge, da questa gente, da questo approccio alla letteratura e a chi scrive.
La seconda domanda la fa un tizio sui quaranta e riguarda - giuro, i motivi mi restano incomprensibili - un altro autore! Il nostro chiede a Mr. Lodge come il pubblico inglese viva la compresenza sulla scena letteraria di Amis padre (Kingsley) e Amis figlio (Martin). Da inglese beneducato, Lodge risponde a entrambe le domande con stile e alla fine la moderatrice dell'incontro annuncia che il tempo e' scaduto e, "dal momento che uno dei punti di forza del Festival di Mantova e' l'interscambio diretto tra gli autori e i lettori, gli ultimi minuti saranno
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