<A HREF="antologiap106"><</A>
risolto soltanto nella pratica e dalla pratica. Se vuoi, la sfida e' tutta qui: essere parte di una comunita' aperta, immettere storie e a nostra volta raccoglierne a man bassa. La contraddizione che segnali rimane, ovviamente, ma fa parte della complessita' delle cose con cui confrontarsi. Guai se dovesse diventare motivo di paranoia o di paralisi. Ci trasformerebbe in stracchi situazionisti. Scusa la prolissita', ma lo stimolo e' interessante.

"Giap", n. 1, III serie, Una comunita' aperta, 10 giugno 2002.




Sardinian Tour
Wu Ming 4

Intro: Tre uomini in barca.

Partiamo da Bologna all'alba del 29 maggio, su una Citroen Ax blu con la fiancata sinistra ammaccata. Destinazione: porto turistico di Livorno, dove ci attende il traghetto che deve portarci in Sardegna. Il minitour sardo e' stato organizzato mettendo insieme gli sforzi di alcuni giapster, di due impavidi librai e di un collega scrittore residente sull'isola. Sono previste cinque presentazioni in una settimana: Sardinian tour de force. L'umore e' buono, anche se non abbiamo una lira e non sappiamo cosa la vita ci riservi dietro il prossimo angolo o la prossima onda. E infatti le sorprese cominciano presto.
Dopo esserci imbarcati senza intoppi ed essere salpati con un bellissimo sole, la nave non fa in tempo a percorrere poche miglia di mare che l'altoparlante annuncia l'immediato rientro a Livorno per motivi tecnici. Uno dei motori ha tirato gli ultimi. Il viaggio comincia sotto una buona stella! Risultato: rimaniamo prigionieri a bordo della Moby Magic (un nome, un programma) fino a pomeriggio inoltrato, in attesa di essere sbarcati e trasferiti su un'altra nave. In compenso ci offrono il pranzo a bordo per tenere buoni gli umori dei passeggeri. Ci trastulliamo un po' con l'idea di scatenare una sommossa in stile Bounty, ma il materiale umano non ci da' fiducia: pochi turisti obnubilati dal pasto gratuito, un nucleo di lumpen-veneziani che non parlano altra lingua che il loro dialetto, coppie di pensionati col cane. No, meglio lasciar perdere e attendere gli eventi. Gli sforzi di Tre per cercare un marittimo con cui litigare cadono nel vuoto. Una volta sbarcati, veniamo lasciati a cuocere sotto il sole del porto fino a sera, quando arriva l'altra nave e finalmente possiamo partire. Questa volta e' la Moby Wonder, l'ammiraglia della flotta Moby, probabilmente comandata da Achab in persona. Una specie di transatlantico titanico a bordo del quale ci offrono cena e cabine di lusso per passare la notte. Cos dormiamo e facciamo un viaggio da gran signori.

Prima parte: Tre uomini a zonzo.

All'alba del giorno dopo siamo in vista di Olbia. Partiamo subito alla volta di Cagliari, dove ci aspettano gli amici che ci hanno organizzato la presentazione per il pomeriggio stesso insieme a Massimo Carlotto. E qui comincia la vera prova di forza, anzi di "valentia". Il corpo a corpo con l'ospitalita' sarda.
Il pranzo che ci viene offerto e' luculliano. Dopo esserci sbafati i salumi, le olive, le fave e i formaggi, ci rendiamo conto troppo tardi che si trattava dell'antipasto. Seguono ravioli ripieni, carne a volonta', frutta e dolce.
Ci alziamo per raggiungere il luogo della presentazione non senza difficolta' psicomotorie. Entra in campo un personaggio mitologico inventato sul momento da Uno, controllandosi la pancia: il marchese di Mongolfier, che ci accompagnera' fino alla fine del tour.
La presentazione si tiene in una sala teatro presso l'Universita' di Cagliari. Il collega Carlotto ci introduce con elogi quasi imbarazzanti, sollecitando una bella discussione che si protrarra' per tre ore, davanti a settanta persone. Il libraio che ha portato le copie dei nostri libri ci confessa che siamo gli scrittori preferiti dal capo della chiesa mormone di Cagliari. Costui ha comprato ben trenta copie di Q, una dopo l'altra, per regalarle ai fedeli. Pare entrasse in libreria ordinando. "Il solito!" Certo che abbiamo degli strani ammiratori!
Alla fine, stanchi ma felici, veniamo invitati a
<A HREF="antologiap108">></A>