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maggio 2002


Risponde Wu Ming q:

e' evidente che Wu Ming e' un logo (abbiamo perfino lo stemma con i due ideogrammi cinesi...) e che noi abbiamo dei fan. e' evidente che certi meccanismi non sono del tutto smantellabili, ma noi cerchiamo di dimostrare che sono radicalmente modificabili e che "si puo' fare". Quel che importa e' cio' a cui Wu Ming, come logo e come collettivo di lavoro sulla narrazione, allude.
Definirsi "senza nome" non significa nascondere i nostri nomi anagrafici come facevamo al tempo del Luther Blissett Project, proprio perche' e' il concetto generale quello che conta, cioe' l'allusione al fatto che l'opera e' pi importante dell'autore, non che noi non esistiamo e non facciamo quello che facciamo o che non siamo noi a farlo. e' evidente che non apparire in Tv o in fotografia non significa nascondere le nostre facce, dato che incontriamo di persona centinaia di lettori in tutta Italia, ma appunto allude all'opacita' verso i media e alla trasparenza assoluta verso i lettori. Insomma e' l'allusione a uno stile diverso, al ribaltamento del canone comportamentale dello scrittore classico e dello star system e di conseguenza alla concezione della letteratura e della narrativa che andiamo esponendo nelle nostre presentazioni pubbliche.
Nella fattispecie, l'analisi che fai del passaggio da Luther Blissett a Wu Ming e' corretta (anche se non esaustiva). In effetti la giusta fine dell'Eroe senza volto che ha voluto annientare e assorbire tutti i nomi, che ha voluto paradossalmente nominare tutto e tutti, e' il seppuku [il suicidio rituale, N.d.R.], e' la cancellazione dell'ultimo nome rimasto: il proprio. Ecco perche' non ci e' sembrata affatto una contraddizione emergere alle cronache con i nostri nomi anagrafici nei panni di scrittori (rifiutandoci pero' di schiaffarli sulla copertina dei nostri romanzi). Se dopo aver "rifiutato" i nostri nomi anagrafici per tutta la durata o quasi del progetto Blissett fossimo rimasti vittima della paranoia della nominazione, avremmo negato tutto cio' che Blissett stesso rappresentava. Noi abbiamo dichiarato che i nomi non sono importanti, o comunque non pi di quelli di chiunque altro partecipi direttamente o indirettamente alla costruzione delle narrazioni collettive che viaggiano per il mondo. Occorreva quindi liberarsi dell'ultimo vincolo che il nome ti pone: la necessita' di negarlo e di nasconderlo. Se si rimane prigionieri di quella paura e di quel vincolo, si e' ancora schiacciati dall'importanza e dall'imponenza del nome, anzi, del non-nome, che a quel punto diventano la stessa cosa.
e' un paradosso, ovviamente, ma e' un paradosso importante che alla fine del Progetto Blissett non e' forse stato indagato abbastanza. Forse quindi hai ragione tu, non ci si sbarazza mai del proprio nome-logo, e quindi un margine di contemplazione da parte dei fan rimane aperto, ma non bisogna commettere l'errore di fermarsi davanti a questa paranoia. Se i nomi non sono importanti, e noi lo dimostriamo da anni con la nostra attivita' blissettiana prima e wuminghiana poi, allora non deve essere troppo importante nemmeno negarli o nasconderli. Cio' che e' importante, direi imprescindibile, e' che la pratica, il metodo, lo stile, ovvero la coincidenza di etica ed estetica, dimostrino sul campo quello che ti porti dietro e che affermi. Ecco per esempio perche' il nostro sito non e' impostato come Wu Ming Fan Club, ma come un mezzo di interscambio tra noi e i nostri lettori e di diffusione di materiali nostri o che noi riteniamo interessanti. Idem dicasi del nostro bollettino telematico "Giap". Se ci limitassimo a non andare in Tv, senza girare in lungo e in largo per incontrare i lettori, non potremmo parlare di Repubblica democratica dei lettori e delle sue assemblee permanenti. Se fossimo noi i primi a separarci dalla comunita' che ci legge o a non recepirne gli input interessanti confuteremmo quello che andiamo dicendo da anni. Il problema di non diventare "statici", ma rimanere "dinamici", come dici tu, e'
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