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sperimentalismo e' accettabile solo ed esclusivamente se aiuta a raccontare meglio. Se invece non e' che il proverbiale dito dietro cui si nascondono mediocri o pessimi narratori, per quel che ci riguarda possono ficcarselo nel culo. Quelle che ci interessano sono storie di conflitti, intessute sui telai dell'epos e della mitopoiesi, storie che adottino i meccanismi e stilemi propri della narrativa "di genere", del biopic, dell'inchiesta militante o della microstoria. Romanzi che attingano materia viva dalle zone d'ombra della Storia, storie vere narrate come romanzi e/o viceversa, recupero di vicende dimenticate, al centro o ai margini delle quali si sviluppano le nostre trame:

La nostra narrazione ininterrotta e' confusa al di la' di ogni verita' o giudizio retrospettivo. Soltanto una radicale verosimiglianza senza scrupoli e' in grado di rimettere tutto in prospettiva (James Ellroy, premessa ad American Tabloid).

Cio' che conta, e' mettere anni luce tra noi e la narrativa borghese: vero protagonista della storia non e' il Grande personaggio ne' l'Individuo monade, bens l'anonima folla dei comprimari e, dietro di essi o per loro tramite, l'anonima e brulicante moltitudine di eventi, destini, movimenti, vicissitudini:

Nell'affresco sono una delle figure di sfondo. Al centro campeggiano il Papa, l'Imperatore, i cardinali e i principi d'Europa. Ai margini, gli agenti discreti e invisibili, che fanno capolino dietro le tiare e le corone, ma che in realta' reggono l'intera geometria del quadro, lo riempiono e, senza lasciarsi scorgere, consentono a quelle teste di occuparne il centro (Q, nell'incipit del suo diario).

Vogliamo narrare il farsi, l'emergere e l'interagire della multitudo, che nulla ha a che vedere con la massa, blocco omogeneo da mobilitare o "buco nero" del senso da stimolare a colpi di sondaggi:

Un orizzonte di fisicita' scoperta e di selvaggia molteplicita'. Un mondo di intrecci e di combinazioni fisiche, di associazioni e dissociazioni, di fluttuazioni e di concretizzazioni, secondo una logica perfettamente orizzontale, realizzante il paradosso dell'incrocio di causalita' e casualita', di tendenza e possibilita': ecco l'originaria dimensione della multitudo (Antonio Negri, Spinoza sovversivo).

Tirando le somme, Wu Ming intende valorizzare la cooperazione sociale tanto nella forma del produrre quanto nella sua sostanza: la potenza del collettivo e' allo stesso tempo contenuto ed espressione del narrare.




Wu Ming: un logo?

... ho avuto il piacere di confrontare le mie idee su letteratura e politica con le vostre venerd 24 maggio al Rivolta (Ve). Non sono riuscito pero' a farvi la domanda che mi e' venuta in mente dopo gli ultimi interventi [...], cos ve la faccio adesso: sono perfettamente d'accordo con voi quando parlate di "mitologia dinamica". Credo che il bisogno di avere dei miti comuni, dei punti di riferimento (seppur con un approccio critico nei loro confronti) non sia una sorta di "malattia infantile" della moltitudine ma sia anzi un dato imprescindibile che, come tutti i fatti umani, non e' positivo o negativo a priori ma va, una volta presa coscienza di cio', gestito per andare verso una societa' migliore.
Detto questo, bisogna anche dire che non solo i vostri libri ma voi stessi siete diventati per un certo gruppo, sempre pi consistente, di persone un "mito", un punto di riferimento. Vivete dunque anche voi quel paradosso per cui, se non volete essere un "mito statico", nel momento in cui vi create in un certo modo siete pronti a distruggervi. Leggo in questo modo il passaggio (a questo punto s necessario e non contingente) da "Luther Blisset" a "Wu Ming": ma - ed ecco finalmente la domanda - una volta giunti al punto di essere "senza nome", cosa puo' spiazzare per andare oltre e rimanere un "mito dinamico"? Forse tornare ad avere un nome? Forse vivere l'ironico destino di "No logo" di divenire un logo a sua volta? Forse senza nome non lo siete mai stati e non potrete mai esserlo?

M.
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