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ambientale...) quanto in termini di ricerca di alternative; e' la' che va spostandosi l'immaginario del pianeta.

L'approccio di Wu Ming alla produzione culturale implica l'irrisione continua d'ogni pregiudizio idealistico e romantico sul genio, l'ispirazione individuale e altra merda del genere. Wu Ming persegue la messa in crisi della logica del copyright. Non crediamo alla proprieta' privata delle idee. Come gia' per Luther Blissett, i prodotti firmati Wu Ming - su supporto cartaceo, magneto-ottico e quant'altro - saranno liberi da copyright, di volta in volta con le specificazioni e limitazioni che Wu Ming riterra' necessarie.
Per quanto riguarda collaborazioni ufficiali tra Wu Ming e altri soggetti individuali o collettivi, la questione verra' negoziata caso per caso. Il fatto che sia un'impresa di lavoro mentale - il pi tipico attore del capitale postfordista - a voler superare i miti, riti e detriti della proprieta' intellettuale e' un fecondo paradosso, che porta il conflitto nel cuore stesso del mercato, oltre la prassi di un soggetto informale quale il Luther Blissett Project. Se si vuole rintracciare un'affinita', Wu Ming intende porsi sullo stesso terreno dei programmatori e imprenditori che lavorano sull'open source software e sul "software libero".
[N. B. Wu Ming rinuncia a qualsivoglia forma di royalty e proventi sulle versioni delle proprie opere in lingua castigliana edite nella Repubblica di Cuba. Questo vuole essere un modesto contributo al rilancio delle attivita' editoriali e culturali nell'isola, attivita' messe a dura prova dal perdurare del criminale embargo economico deciso e imposto dagli Stati Uniti].

Wu Ming e' una impresa politica autonoma. "Impresa", perche' e' la forma di cui i brainworkers di tutto il mondo - non ci piace la parola "artisti" - devono riappropriarsi direttamente, dal basso ma con l'ambizione di assaltare il cielo, contro e oltre il parassitismo delle grandi corporation e dei dinosauri statali in andropausa. Non si tratta semplicemente di essere free-lance, ma di acquisire pi forza e stabilire un sempre maggiore controllo sui processi produttivi e gli esiti del nostro lavoro creativo. "Autonoma", poiche', per iniziative e progetti che dovessero trascendere la scrittura e l'editoria, Wu Ming non pratichera' alcun sentiero "assistenziale". Nessuna questua di fondi pubblici, la scommessa e' interamente sull'autovalorizzazione del lavoro mentale e sulla nostra capacita' imprenditoriale. Non subordinazione alla burocrazia municipale, regionale, statale o europea, bens rapporto paritario tra Wu Ming e le imprese con cui interagisce. "Politica", perche' e' scomparsa da tempo la figura dell'intellettuale separato dall'insieme della produzione sociale (e quindi della politica, che non ha alcuna autonomia). Oggi l'informazione e' la pi importante forza produttiva; quella che un tempo era l'"industria culturale" e' in connessione dinamica con l'intera galassia delle merci e dei servizi. Non esiste pi nulla che non sia "multimediale" (parola che suona gia' vecchia perche' pleonastica), ne' ha pi senso l'arcaica distinzione tra saperi tecnici e saperi umanistici. Che status puo' mai rivendicare per se' uno "scrittore", quando raccontare storie e' solo uno dei tanti aspetti del lavoro mentale, di una grande cooperazione sociale che integra programmazione di software, design, musica, giornalismo, intelligence, servizi sociali, politiche del corpo? Di conseguenza, non esiste pi l'"impegno" come scelta o ipotesi praticabile o meno da parte di "coloro che creano": il lavoro mentale, in tutti i suoi aspetti, e' completamente dentro le reti dell'impresa, ne e' anzi la principale forza ri-produttiva. Chi crea non puo' in alcun modo astrarsi, evitare di intervenire. Scrivere e' gia' produzione, narrare e' gia' politica. C'e' chi lo capisce, poi c'e' la legione dei reazionari, consapevoli o meno.

Che tipo di storie interessano a Wu Ming?
Innanzi tutto, storie che abbiano un capo, un intreccio e una coda. Lo
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