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pessimisti" che voi tanto criticate, e... sentirmi dire che ha invece un senso continuare e che possiamo ottenere delle cose anche non secondarie, e soprattutto sentirmelo dire bene e con solide argomentazioni, non con le solite patetiche cazzate (lievito per il mio pessimismo) che mi raccontano i democratici buonisti legalisti girotondisti avventisti new age, be', questo e' quantomeno seducente, e mi giova alla salute.
Ci sono sicuramente altre qualita' che ora non mi vengono in mente. E c'e' il dato in qualche modo pi "astratto", cioe' che non esce direttamente dalle pagine, ma che e' forse quello che m'interessa di pi: il fatto che Wu Ming sono cinque persone. Mi interessa in quanto e' a mio avviso l'aspetto pi direttamente e significativamente politico di Wu Ming (dopo la lotta al copyright, che si puo' portare avanti anche come singoli con o senza nome e cognome). Poi mi incuriosiscono le dinamiche interpersonali interne, di cui t'ho gia' chiesto.
WM2 Il paragone con Miles Davis in un certo senso e' fuorviante. Miles cercava il "suo" modo di suonare la tromba, un timbro particolare, uno stile riconoscibile. Questo fa pensare immediamente allo stile di scrittura, alla pagina in se', alla forma del testo. In realta', quando parlo della voce di Wu Ming, io intendo prima di tutto i contenuti, la struttura della narrazione, il modo di muovere i personaggi, l'uso di diversi registri... Su tutte queste cose, noi Wu Ming abbiamo un modo di vedere le cose talmente compatto che nessuno di noi sente di rinunciare a qualcosa di personale nel momento in cui scrive insieme agli altri. Se ne parla, si valutano e si scartano le proposte. Difficilmente tengo a un'idea letteraria in modo talmente viscerale da volerla portare avanti nonostante il parere "contrario" di quattro persone che reputo molto intelligenti... Tieni conto che come narratori noi ci siamo formati insieme, nessuno aveva mai sperimentato prima la forma romanzo, cos da elaborare soluzioni personali, presuntamente geniali, che poi diventa difficile conciliare con altri. La forma dello scrivere viene dopo. Ci siamo trovati d'accordo anche nel considerarla un mezzo, un modo per raccontare, non un fine, come succede in molta letteratura italiana col mito della "bella pagina". Un certo modo di scrivere deve servire a raccontare meglio, dev'essere funzionale: quindi si sperimenta prima con la struttura (e col contenuto), e solo dopo parte la ricerca stilistica e formale. Scrivendo insieme, avendo la presunzione di essere umili, ci si rende presto conto che la propria pagina, una volta passata nel frullatore di altre mani (fidate), ne esce potenziata, incisiva, "migliore". E questo vale pi di qualsiasi convinzione sulla creazione collettiva, sul genio che non e' mai individuale. Non sono solo parole: funziona. Poi capita che alcuni di noi stiano scrivendo anche romanzi "solisti", ma la spinta non e' tanto: "Cosi' scrivo a modo mio", piuttosto il desiderio di trattare argomenti di interesse pi personale, sui quali magari non tutti si sentono pronti a scrivere e a dire la loro. Forse siamo pi vicini a un gruppo di elettronica: importa poco chi ha suonato in quel pezzo, chi ha scelto quel campionamento, chi ha fatto quelle sovraincisioni. Non e' il tocco delle mie o delle sue dita sulle corde del basso a fare la differenza.

"Giap", n. 10, nuova serie, L'oceano in cui ci muoviamo cit.




Sesta parte
Tecniche del sapere pratico

Tecniche del sapere pratico e' una sezione per certi versi autobiografica. Comprende i testi che indugiano sui primi tre anni di vita del collettivo Wu Ming: a cominciare dalla Dichiarazione d'intenti del gennaio 2000, ripensata nella postilla all'antologia, per finire con il dialogo serrato tra Wu Ming 1 e un giapster circa l'annosa, e sempre aperta, questione dell'anonimato.
Sardinian Tour e I trucchi degli sciamani non funzionano pi illustrano, con una buona dose di ironico distacco, lo stile tenuto dal narratore Senza nome, al tempo in cui le dinamiche vive del
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