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voce, e' anche quello con la produzione piu' varia e disparata, ricca di esperimenti pi o meno riusciti, intuizioni, fughe nel futuro, visioni. Noi faremo di tutto (e penso che gia' lo abbiamo fatto, con questi tre romanzi) per non riproporre la solita minestra. Allo stesso tempo, ci fa piacere se uno sfoglia un nostro libro e dice "Cazzo, ecco Wu Ming", quasi ritrovasse un vecchio amico. D'altra parte, al di la' del giudizio di ciascuno su quello che scriviamo, credo di poter dire che, per il momento, lo "stile Wu Ming" non e' molto diffuso. Siamo pi o meno gli unici, mi sembra, a battere una certa strada. Forse perche' non porta da nessuna parte. Forse perche' siamo dei geniali esploratori. Non so. Ma direi che siamo ben lungi dall'annoiare e molto pi prossimi, delle due, alla necessita' di sperimentare fino in fondo un certo modo di scrivere, soprattutto nel panorama letterario italiano. Niente paura, comunque. Il suicidio di Blissett dimostra che ci stanchiamo prima noi di noi stessi di quanto non facciano gli altri. O almeno cosi' si spera.
S. P. Mi incuriosisci molto quando, con l'esempio di Miles Davis, mi parli del legittimo desiderio d'un autore di trovare la propria "voce", il timbro dal quale il lettore (o ascoltatore o altro) possa riconoscerlo e gustarsi l'opera con la calda e confortevole sensazione quasi d'incontrare un vecchio amico (col valore che puo' avere quest'immagine, se pensiamo che io Lettore imparo a conoscerti sempre meglio mentre tu Scrittore nemmeno sai che esisto, se non come numero - o nemmeno, se i tuoi romanzi li leggo in prestito). M'incuriosisce questa cosa perche' mi sembra un umano desiderio molto personale, e Wu Ming, cazzo, scrive a dieci mani! Non e' in una certa misura una rinuncia ad avere una propria voce? Una rinuncia per te Wu Ming 2 intendo, non certo per me che non ho il minimo problema ad apprezzare la prosa di Wu Ming anziche' quella di Giovanni Cattabriga o Roberto Bui o chi altro... Penso alla musica, ambito in cui la creazione collettiva e' molto pi comune e scontata che non nella letteratura o nella pittura, e penso che anche in quei gruppi che non stanno a indicare, magari per ogni singolo brano, chi ha scritto i testi e chi la musica, be', sul piano pero' dell'esecuzione ogni singolo componente puo' sfoggiare una voce che non e' solo quella del gruppo ma e' la sua personale. Voi no. Immagino che una ristretta cerchia di intimi sappia anche riconoscere qua e la' nei romanzi lo zampino dell'uno piuttosto che dell'altro, compatibilmente coi lavori di lima che suppongo tendano a sovrapporre e amalgamare molto tutti i diversi zampini... ma voi non scrivete certo per questa ristretta cerchia di amici che incontrate al bar da una vita. Come vivete, tu e gli altri, questa cosa? Che tipo di emozioni e investimenti personali entrano in campo, e in che rapporto stanno con la pratica del vostro lavorare insieme?
Non ho una conoscenza del panorama letterario nazionale (e neppure internazionale) abbastanza vasta da saper dire con certezza se siete gli unici a battere una certa strada... ma vorrei correggere con un bel plurale: "certe strade". Si parlava della coralita' della storia (e della Storia) ma le qualita' significative e/o intriganti dei vostri romanzi non si limitano certo a questo, non e' solo questo che mi fa dire "Cazzo, ecco Wu Ming!" quasi ritrovassi un vecchio amico. Ci sono il lessico e la sintassi schiettamente popolari senza scadere nella miseria caricaturale, e mi pare un equilibrio non facilissimo da tenere. C'e' la naturalezza con cui, cos un po' di striscio come per caso, andate a dire la vostra sui pi disparati temi collaterali e in 54, per esempio, mi parlate di malattia mentale e psichiatria. C'e' la collocazione delle "avventure" in contesti storici ricostruiti con una mole notevole di dettagli. C'e' la fiducia nella non inutilita' dell'ostinarsi a opporre resistenza... ecco, questa e' una cosa che mi tocca molto, perche' io invece appartengo a quella schiatta di "delusi
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