<A HREF="antologiap097"><</A>
d'indocina: era necessario mettere l'esperienza di Vitaliano nel contesto complicatissimo delle guerre di liberazione indocinesi: soprattutto i vietnamiti si sono dovuti liberare da tre occupazioni di fila: giapponese, francese e statunitense. Trent'anni di guerra continua. Hollywood ci parla solo degli anni Sessanta, in una chiave inaccettabile da un punto di vista ideologico e narrativo. In realta' quelle popolazioni hanno combattuto dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla meta' degli anni Settanta e gli scontri proseguono ancora oggi, perche' la guerriglia tra la trib dei Hmong e il governo laotiano continua. Abbiamo voluto raccontare questa storia in una chiave strana, a meta' tra la narrativa e la storiografia. In Italiano non c'era niente, quindi abbiamo ordinato libri su Amazon, abbiamo contattato reduci che avevano combattuto in Indocina. Da tutta questa mole di materiale abbiamo estratto le storie, abbiamo messo molti aneddoti, per questo la chiamiamo storia "disinvolta", perche' non e' una ricostruzione storiografica oggettiva, ma e' molto parziale, sia per il nostro schierarci con una parte, sia per il registro linguistico che abbiamo adottato.
D Nella parte di Daniele Zani viene anche descritta la situazione di Bologna nel 2000, le contestazioni dei migranti, addirittura viene descritta una manifestazione delle Tute bianche e il loro modo di stare in piazza. Si esemplifica qui il significato di Asce di guerra, la scoperta di coni d'ombra del passato che possano essere scomodi per il presente.
WM1 S. e' il leitmotiv di tutti i nostri libri, non solo di Asce di guerra, cioe' che le storie sono asce di guerra da disseppellire. Cose che sono state raccontate male o poco, che sono state censurate o sepolte molto in fretta oppure sono rimaste negli archivi a fare la polvere, noi cerchiamo di recuperarle per vedere quanto dirompenti possono ancora essere, quali insegnamenti se ne possono trarre, che tipo di emozioni sono ancora in grado di suscitare. Quasi sempre si tratta di emozioni fortissime. Il riferimento alle Tute bianche e' dovuto al fatto che mentre stavamo scrivendo Asce di guerra in Italia e' scoppiato il movimento. Siccome noi c'eravamo pienamente dentro e siamo un po' come spugne (tutto cio' che ci accade intorno in qualche modo finisce dentro a quello che stiamo scrivendo), abbiamo messo anche queste scene di mobilitazione bolognese. Addirittura un capitolo l'abbiamo scritto mentre eravamo nella testuggine delle Tute bianche, tutti imbottiti, con gli scudi e i caschi. C'e' stato un convegno dell'Ocse a Bologna, c'e' stata una mobilitazione di massa di contestazione a questo convegno, e la mattina del 14 giugno del 2000 ci siamo ritrovati con addosso la tuta bianca e tutto il resto, a fronteggiare uno schieramento antisommossa. C'e' stata una pausa di un'ora, un tentativo di negoziato, la polizia ci diceva di retrocedere, noi volevamo avanzare. Siccome c'era un caldo pazzesco, ci siamo tolti le bardature, ci siamo seduti sui nostri caschi e abbiamo scritto il capitolo. Dopo c'e' stata una carica, durante la quale naturalmente non siamo rimasti a scrivere, pero' abbiamo finito il capitolo la sera, quindi in tempo reale.
D Raccontami della vostra operazione letteraria-politica della scrittura collettiva e del no copyright.
WM1 Sulla scrittura collettiva si puo' rispondere su due livelli. Uno e' che in realta' la letteratura e' sempre stata collettiva, non esiste narrativa individuale. Il romanzo in particolare non esisterebbe come tale senza un processo che lo ha plasmato e continuamente ritrasformato, un processo di cooperazione sociale. Se pensiamo ai poemi epici dell'antichita' vediamo che non erano scritti da singoli ma da intere comunita', poi c'era una persona che raccoglieva tutti i miti e le leggende, ma erano miti continuamente narrati, trasformati, gli si era data forma per generazioni. Gli altri antenati del romanzo negli ultimi secoli sono stati:
1. Il teatro elisabettiano, che era scritto da una
<A HREF="antologiap099">></A>