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Repubblica popolare cinese. C'e' un richiamo al rifiuto del divismo letterario: uno dei problemi della letteratura contemporanea e' che lo scrittore vuole fare un po' troppo il personaggio e si mette davanti al proprio libro, quindi tu compri quel libro perche' l'ha scritto lui, non e' che ti e' simpatico lui perche' ha scritto un bel libro. Noi tendiamo sempre a mandare avanti quello che scriviamo e dopo arriviamo noi, e comunque non ci facciamo fotografare, non andiamo ai talk-show. L'espressione Wu Ming contiene un riferimento a questo rifiuto, ma anche un riferimento all'espressione del dissenso, all'uso delle storie da un punto di vista politico, in senso lato e in senso stretto. Quando abbiamo incontrato Vitaliano Ravagli, il protagonista di Asce di guerra, siamo rimasti folgorati dalla sua storia. Vitaliano a meta' anni Cinquanta si arruolo' in una brigata internazionale e clandestina e ando' a fare la guerriglia in Laos. Era in un gruppo che aveva il compito di scortare un convoglio di armamenti che scendeva per la catena annamitica, quella che divide il Laos dal Vietnam. Lui e altri dovevano proteggere i convogli sotto la guida di un istruttore arrivato dalla Cina, proteggerli dagli assalti sia del governo laotiano che combatteva contro la propria guerriglia (il Pathet Lao), sia dagli indigeni Hmong armati dalla Cia, con scontri a fuoco molto cruenti, dentro la giungla tropicale dove ci si muoveva al buio perche' la vegetazione era fittissima, e l'escursione termica tra sole e ombra ti lasciava letteralmente stremato. e' rimasto la' otto mesi, un ragazzo di ventitre anni da Imola si trova tutto a un tratto dall'altra parte del pianeta, a undicimila chilometri di distanza dalla Romagna, in mezzo a gente che non parla la sua lingua. Si trova a dover sparare, a doversi cagare nei pantaloni perche' non c'e' possibilita' di fermarsi (c'erano marce continue ed estenuanti), mangiando pochissimo, ammalandosi. Questa storia c'era piaciuta davvero tanto perche' parlava di molte cose dell'Italia, della cosiddetta "Resistenza tradita". Tutte le speranze di quelli che avevano combattuto contro il fascismo e l'occupazione tedesca sono andate in frantumi tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio dei Cinquanta grazie a una serie di provvedimenti ed epurazioni a rovescio. Anziche' cacciare i fascisti dall'amministrazione venivano cacciati gli antifascisti. C'e' anche il discorso delle guerre coloniali combattute dai popoli d'Indocina, della liberazione dall'imperialismo francese. Volevamo vedere anche cosa rimaneva di tutto questo, quindi abbiamo deciso di aiutare Vitaliano a scrivere la sua autobiografia, inserendola all'interno di un romanzo.
Vitaliano interagisce a distanza con un personaggio del tutto immaginario, Daniele Zani, una specie di sintesi del punto di vista di tutte le persone cui abbiamo raccontato la storia di Vitaliano prima di metterci a scrivere: qualcuno rimaneva incredulo, qualcun altro entusiasta, qualcun altro perplesso. Abbiamo usato questo mix di umori ed emozioni per costruire la reazione di Daniele Zani nel sentire questa storia.
La parte scritta da Vitaliano va dalla sua infanzia fino a un suo viaggio a Mosca, nel 1962. e' tratta da cose che aveva gia' scritto lui stesso, in pi l'abbiamo intervistato a lungo, per ore, sbobinando poi i suoi racconti e dividendoli in capitoli. Vitaliano e' una persona incredibile, dall'aneddotica fluviale, ti ipnotizza, ti rapisce. Abbiamo trasformato le interviste in capitoli del libro. Invece l'altra parte, con Daniele Zani, e' una sorta di indagine, una ricerca di Vitaliano condotta senza sapere che il personaggio cercato ha quel nome. Coincidenze portano Zani sulla pista dei partigiani e antifascisti italiani andati a combattere all'estero dopo la fine della Seconda guerra mondiale, finche' in modo imprevedibile e casuale Zani non incontra Vitaliano, e si scopre che la parte di Vitaliano e' in realta' il racconto che lui sta facendo a Zani. C'e' una terza parte, Storia disinvolta delle guerre
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