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Casas, loro facendo riferimento al mito di Zapata che tornera' hanno "sfondato", hanno veramente bucato lo schermo. C'e' una specie di barzelletta che racconta Marcos che serve a infondere fiducia nelle persone. Racconta di una comunita' autonoma zapatista in un villaggio, che ha sempre costantemente sulla testa gli elicotteri governativi, tipo noi a Genova. A un certo punto un ragazzino prende un bastone e comincia a rotearlo in senso contrario a quello in cui ruotano le pale degli elicotteri e dopo un po' gli elicotteri se ne vanno. Allora tutti rimangono stupiti e chiedono al ragazzino: "Ma come hai fatto, e' magia?" "No", dice il ragazzino, "e' tecnologia Maya". Come a dire: tutto si puo' fare, con quello che hai a disposizione. Questo era il terzo filone. Le Tute bianche sono arrivate come punto di convergenza dei tre filoni, di cui il terzo e' probabilmente il pi importante, infatti si faceva riferimento (un po' pomposamente) a "comunita' metropolitane zapatiste europee", parlando dei centri sociali.
D Si puo' dire che questa storia ha avuto il suo culmine a Genova?
WM1 S, un culmine, un punto di svolta, forse anche un punto di arresto. Una catastrofe nel senso della fisica. Rene' Thom, lo scienziato della "teoria delle catastrofi", usa la parola catastrofe per dire un'improvvisa discontinuita', anzi, lo spazio, la topologia creata da un'improvvisa discontinuita'. Genova da questo punto di vista e' stata una catastrofe e il crollo delle torri gemelle di New York e' stata la seconda. Quindi ora ci troviamo in uno spazio completamente cambiato, dobbiamo ancora mappare questa topologia.
D Parlami di Asce di guerra, e del vostro utilizzo della Storia.
WM1 Noi usiamo la Storia per estrarre le storie, nel senso che crediamo che la letteratura consista nel raccontare storie che abbiano un capo, una coda e un intreccio in mezzo, abbiano dei bei personaggi, coinvolgano la gente. Tutte robe che nella letteratura italiana degli ultimi vent'anni non si e' fatta. Sono usciti un sacco di romanzetti giovanilisti, generazionali, minimalisti, intimisti, falsamente autobiografici, oppure autobiografici ma scritti da gente a cui non succede mai un cazzo nella vita, e quindi vite ininteressanti, passate negli ipermercati. Possono anche andare bene come ombre di documenti sociologici ma come letteratura fanno cagare. A noi piacciono la letteratura latinoamericana e Salgari, piacciono quei romanzi che ti fanno viaggiare con la mente, che ti fanno vedere belle storie di lotte, conflitti, sangue, passione, amore, merda. Un romanzo deve essere quello.
In Q abbiamo provato a metterci la merda, l'amore, il sangue, la passione, il conflitto, il mito e l'abbiamo fatto trovando nelle cronache decine e decine di storie ed eventi incredibili, ma non c'e' bisogno di andare tanto indietro nel tempo. In Italia abbiamo una cronaca nera meravigliosa, con delitti barocchi incredibili, costruzioni di emergenze che sfidano la logica e il raziocinio. Tutto a un tratto diventano nemici pubblici delle persone di cui prima si ignorava quasi del tutto l'esistenza: l'isteria sui pedofili, ma chi cazzo li aveva mai cagati i pedofili fino a meta' anni Novanta, poi tutto a un tratto tutti sapevano chi e' un pedofilo. Ogni giorno basta aprire il giornale, io guardo una pagina di un giornale italiano e trovo almeno una cinquantina di spunti per un romanzo.
Invece questa cosa non la fa nessuno, ne' nel cinema ne' nella letteratura. Anche nel cinema si sono affermati filmetti inesportabili, tutti sulla crisi dei trentenni, la crisi dei ventenni, dei quarantenni, tutte queste cagate generazionali, tutti in crisi, nessuno che reagisca a queste crisi, tutti che si crogiolano, si abbandonano, si piangono addosso, dei film di merda. Allora noi abbiamo detto no, dobbiamo fare l'esatto contrario perche' la letteratura deve essere tutt'altro.
Dopo Q abbiamo formato questo collettivo che in cinese mandarino vuol dire "senza nome", e' il nome che viene usato per firmare i testi dei dissidenti nella
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