<A HREF="antologiap094"><</A>
pilotare le loro menzogne, offrendogli gia' dei miti, precostituendo gia' il terreno sul quale loro distorceranno quello che si fa, in modo da telecomandare questa distorsione, usare determinati termini perche' arrivano sulle pagine dei giornali producendo spiazzamenti di senso.
Era molto evidente subito prima di Genova, quando i commentatori parlavano della "moltitudine", che fino a qualche tempo prima era un concetto che Negri trova in Spinoza e all'improvviso tutti miracolosamente capivano che cosa voleva dire senza aver letto Spinoza ne' Negri, cioe' che non c'e' pi la massa che "fa blocco" ma la moltitudine, dove anche se le persone sono tutte assieme si colgono le differenze, e le differenze lavorano l'una con l'altra, non vengono annullate nella massa. La cosa e' stata percepita anche dai giornalisti pi retrogradi, perfino Alberoni ha scritto una roba sul passaggio dalla massa alla moltitudine. Questo e' stato accompagnato da pratiche originali dello stare in piazza che superavano in avanti la distinzione tra violenza e non violenza. Ormai lo sanno tutti: le protezioni, gli scudi, la formazione a testuggine eccetera. Questi due filoni paralleli non sarebbero stati in grado di comunicare tra loro efficacemente, nonostante provenissero tutti e due dall'Autonomia, nonostante fossero due fughe dall'area dell'autonomia, se non ci fosse stata l'influenza dello zapatismo. Lo zapatismo ha dimostrato che le cose si possono fare concretamente e che non ti devi preoccupare solo di essere il pi radicale possibile ma di essere efficace nella tua comunicazione. L'incredibile cosa che hanno fatto nella notte del capodanno 1994 gli zapatisti occupando San Cristobal de las Casas e dicendo che quell'occupazione era in reazione a un oscuro trattato del libero commercio tra Stati Uniti, Canada e Messico (il Nafta) di cui quasi nessuno aveva sentito parlare fino a che questi indios semianalfabeti non l'hanno tirato fuori, e' stato un coup de the'a'tre incredibile che ha messo in moto energie. Era chiaro fin da subito che non si trattava della classica guerriglia terzomondista, che non gliene fregava un cazzo di conquistare il palazzo del governo, ma che era una specie di ponte gettato al resto del mondo: ognuno, con le sue modalita', nella sua parte del pianeta dovrebbe agire coordinandosi e partendo dalle stesse parole d'ordine, "per la dignita'", "contro il neoliberismo", "per le autonomie" eccetera. Questa cosa e' stata molto potente, ci sono stati due incontri intercontinentali, uno in Messico, uno in Spagna, a meta' degli anni Novanta, che hanno permesso a molti soggetti diversi di comunicare tra loro, e tra questi c'erano anche le persone che poi hanno scritto la Carta di Milano e persone che stavano nel Lbp. L'uso dei miti che fanno gli zapatisti era fin da subito molto simile a quello che si voleva mettere in campo nel Lbp, nel senso che si andavano a costruire miti che non si cristallizzassero e che non diventassero autonomi e alienanti, ma rimanessero costantemente manipolabili dalla comunita' che li esprimeva: riferimenti alle comunita' Maya senza pero' rivendicare il retaggio ancestrale identitario dei Maya, che non avrebbe avuto senso; un uso molto variopinto e divertente dei miti Maya traslato nelle favole che racconta Marcos, che sono molto efficaci dal punto di vista comunicativo e sono forse la forma di controinformazione migliore per quella parte del mondo; poi questo uso di Marcos come personaggio: non e' un leader, e' il subcomandante, perche' i comandanti sono tutti indios e lui e' bianco, in pi e' subcomandante perche' il vero comandante in campo rimane Zapata.
Qui, la cosa interessante e' che secondo l'immaginario delle classi subalterne messicane Zapata e' ancora vivo, anche se a quest'ora avrebbe, non so, centodieci anni? Pero' Zapata e' vivo, Zapata cavalca ancora e un giorno ritornera', anche se razionalmente lo sanno tutti che e' morto. Quindi quando c'e' stata l'insurgencia, il levantamiento, l'occupazione di San Cristobal de las
<A HREF="antologiap096">></A>