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Wu Ming rispetto al Bologna Social Forum e alle Tute bianche...
WM1 Le Tute bianche sono state molto influenzate dal tipo di lavoro e sperimentazione sui media e sui miti che e' stato fatto nei cinque anni precedenti all'esplosione del movimento. Diciamo che in realta' ci sono stati tre precorsi paralleli. Uno e' stato il Luther Blissett Project, durato dal 1994 al 1999. [...] Il secondo filone e' stata un'evoluzione dei centri sociali italiani che aderirono alla Carta di Milano, una specie di "costituzione" dei centri sociali che uscivano dal ghetto e dal resistenzialismo degli anni Ottanta-primi anni Novanta, abbracciando una serie di tematiche illuminate dallo zapatismo. In particolare la costituzione di libere federazioni di comunita', un processo che parte dal basso e che parla di autonomie piuttosto che di presa del potere statale. Un pensiero che porta direttamente alla fine dell'immaginario da sfida all'Ok Corral, al film western tra noi e i poliziotti, che tenga conto del fatto che fuori da questo immaginario esiste un'intera societa' civile.
Anziche' un discorso pregiudizialmente antistituzionale ("Noi con lo stato borghese non parliamo") si e' sviluppato un discorso molto pi sottile di "infiltrazione" delle istituzioni locali territoriali, di apertura di un dialogo che pero' non fosse subalterno, con cui si riuscisse a conquistare nuovo terreno per pratiche antagoniste. Questa e' una cosa che e' stata rimproverata molto, ma e' quella che ha fatto uscire di fatto dalle riserve indiane un'area politica e sociale che secondo me arriva nelle sue estensioni almeno a cinquantamila persone. Le ha fatte uscire da una cultura che e' stata giudicata perdente, cioe' quella solamente resistenziale, "spranga e sanpietrino", le ha fatte uscire dall'autismo: "Io non parlo con questo, non parlo con quell'altro, non parlo con quello", alla fine non parlavi pi con nessuno, invece si e' inaugurata una fase in cui si parlava senza pregiudizi con molta pi gente.
Le Tute bianche si sono trasformate all'interno di questo nuovo contesto. Nel 1994 avevano fatto il loro debutto (turbolento) come servizio d'ordine del Leoncavallo. All'inizio la tuta bianca era l'uniforme del servizio d'ordine del Leoncavallo; pian piano si e' cominciato a utilizzarla come metafora del nuovo lavoro "flessibile", "precario", "intermittente", "postfordista", "postindustriale", "atipico". Le Tute bianche non sono le tute blu, quelle degli operai tradizionali. Siccome il bianco e' la somma di tutti i colori, allora era stata presa come allegoria di diversita': non c'e' pi solo la tuta blu ma ci sono tutti i colori, che invece di stare uno a fianco all'altro e basta come nell'arcobaleno, si fondono e diventano il bianco che si ottiene facendo ruotare il disco cromatico. Poi c'era anche un riferimento al passamontagna zapatista, che non lo si mette per nascondersi, ma lo si mette per farsi vedere, e in pi lo si mette per poterselo un giorno togliere, lo si mette perche' altri se lo mettano. Anche la tuta bianca era cosi', [si diceva:] pi persone se lo metteranno meglio sara', e quando molte persone la indosseranno noi potremo toglierla. Quindi la tuta bianca non era un'uniforme, anche se era partita come tale. La si e' utilizzata per fare dei blitz, per fare controinformazione, si sono occupate le agenzie di lavoro interinale, si sono fatte azioni di massa contro i centri di detenzione amministrativa per migranti, azioni davanti alle basi Nato durante i bombardamenti in Kosovo.
Pian piano le Tute bianche sono diventate una specie di esercito-non esercito, una moltitudine di soggetti, che hanno portato un po' di riflessioni e di esperimenti sui media su un terreno pi popular. Alcune esperienze, come quelle del Lbp, che [malgrado loro] erano state ancora di avanguardia, praticate da poche centinaia di persone, si e' cominciato a praticarle in diverse decine di migliaia, e mi riferisco soprattutto all'uso dei media.
Significa non limitarsi a dire "i giornalisti mentono", ma cercare di
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