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mareggiata non ha spazzato via il corpo della Montesi dalla spiaggia di Tor Vajanica e dai nostri cervelli.
Fin dall'inizio ci e' apparso chiaro che non si poteva raccontare un caso tanto intricato senza tenerlo in pista per tutta la durata del romanzo. La vicenda non si adattava a fare da comparsa. Da buoni rivoluzionari abbiamo tagliato la testa alla regina e lasciato spazio alla moltitudine crescente.
Alla fine, in 54, Wilma Montesi e' poco pi che un accenno, una notizia che nessuno capisce fino in fondo. Solo pochi, al bar Aurora, hanno le carte in regola per azzardarsi a commentarla.
Volendo, si puo' dire che la scelta di questo anno e' stata piu' o meno casuale. Cercavamo qualcosa, abbiamo trovato altro. Da un certo punto di vista, siamo stati fortunati: il 1954 e' anno di avvenimenti cruciali. A Ginevra e a Dien Bien Phu si decidono le sorti dell'Indocina. La celere di Scelba semina morti sulle piazze italiane. Il senatore MacCarthy va incontro al declino. Gli Stati Uniti attaccano il Guatemala per difendere gli interessi della United Fruit. D'altra parte, sono anche convinto che la formula possa ripetersi per qualunque anno recente, abbastanza recente da permettere a chiunque di percorrerlo in lungo e in largo, giorno dopo giorno. Per chi ha la nostra stessa malattia, e non puo' fare a meno di raccontare storie, aprire un'annata qualsiasi di un qualsiasi quotidiano e' come lasciarsi contagiare dall'epidemia. Impossibile non uscire dalla seduta con almeno quindici spunti per quindici romanzi diversi. Noi abbiamo provato a condensarli tutti in uno solo. Attendiamo di vederceli esplodere addosso.
Ma quando parlo di spunti, non intendo dire che gli avvenimenti riportati sui giornali funzionano da storie cos come sono. Questo accade di rado. Il pi delle volte bisogna mescolare i fatti reali in un unico brodo di coltura e aspettare che sulla superficie compaiano strane colonie di germi: il guardaspalle di Luciano che vuole metter da parte la pensione in barba al capo; un attore famoso e un film mai realizzato usati come merce di scambio per guadagnarsi le simpatie di un capo di stato molto sui generis; una storia d'amore clandestino, in una Bologna dove i dirigenti comunisti sono (quasi) peggio dei preti.
Una gestazione simile ritorna anche sul piano del contenuto, i cosiddetti temi del romanzo, o peggio, il famigerato "messaggio". Posso dire che ci siamo accorti di quel che volevamo comunicare solo quando ci siamo trasformati in lettori e per la prima volta abbiamo letto il testo dall'inizio alla fine. A quel punto si e' trattato soltanto di rafforzare certi passaggi, far risaltare alcune frasi, lucidare certe immagini. S, volevamo parlare proprio di quello. In realta', quello che "vuoi dire" e' gia' in qualche modo dentro di te, e comincia a esprimersi nella scelta delle storie da raccontare, degli eventi da sottolineare, dei coaguli di batteri che si formano via via nel brodo di coltura.
Come dice lo stesso Paco Ignacio Taibo II: un romanzo dev'essere una scoperta, se chi lo scrive sa gia' come va a finire, rischia di annoiarsi molto e di annoiare anche i lettori.

"Giap", n. 10, nuova serie. L'oceano in cui ci muoviamo,
24 aprile 2002(in origine pubblicato su www.einaudi.it)

Conversando di questioni tecnico-letterarie

Avete il diritto di esigere dai poeti che non portino seco nella tomba i segreti del loro mestiere. Intendo scrivere sulla mia attivita' non come un dogmatico, ma come un pratico. Il mio articolo non riveste alcun valore scientifico. Scrivo sul mio lavoro che, secondo le mie osservazioni e il mio convincimento, ben poco si differenzia per la sostanza dal lavoro degli altri poeti di professione.

VLADIMIR MAJAKOVSKIJ, Come far versi?


Estratti dall'intervista-fiume di Wu Ming 1 alla rivista "Arranca" e al giornale "Jungle World", Berlino, in un parco del quartiere Kreuzberg, 13 ottobre 2001.
Intervista e trascrizione di Stefania Maffeis

D Partiamo dalla struttura di Q, dalle sue parti e dai luoghi e mezzi
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