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defeziona. La Comunita' umana e' il nostro ghetto di riferimento.
Archie Shepp sarebbe contento di noi.
Seguimos en combate.

"Giap", n. 40, Non comincia adesso! cit.




54

Anche la partita a scacchi non finisce con una vittoria o una sconfitta. Finisce quando i pezzi bianchi e quelli neri vengono tolti dalla scacchiera e riposti nella scatola. Rimane allora qualcosa di diverso dal vincere o dal perdere: rimane il ricordo di una trama che e' stata tessuta, di una melodia che e' stata suonata. Non rimane Scipione; rimangono Scipione e Annibale. Il primo non puo' ne' potra' mai esistere senza il secondo. Il vincere non sta nell'ultima mossa, sta nella somma finale.

ERNST JNGER, Al muro del tempo.


The Making Of 54
Wu Ming 2

All'inizio inizio, ci interessava il caso Montesi. Cercavamo l'equivalente nostrano dell'omicidio Kennedy, per un'operazione in stile American Tabloid sull'Italia degli ultimi decenni. Niente di difficile, per la verita', se non fosse che prima di scrivere un romanzo sul sequestro Moro volevamo farci le ossa con qualcosa di meno esplosivo. Le indagini sulla morte di Wilma Montesi ci parevano adatte. Un banale fatto di cronaca usato per montare scandali a ripetizione, spesi con astuzia in una lotta all'ultimo sangue tra correnti della Democrazia cristiana (proprio nel 1954 Alcide De Gasperi restituiva l'anima a Dio).
Abbiamo riempito cartelloni con schemi sinottici e diagrammi illeggibili.
Abbiamo imparato tutto quello che c'era da sapere sull'argomento. Ci siamo convinti che Piero Piccioni non doveva essere l'assassino. Mentre ce ne convincevamo, l'ultrasettantenne Piccioni veniva insignito del premio alla carriera del Festival di Musica Lounge.
Abbiamo scritto un prologo con un ispettore di polizia che non riesce a trattenere l'erezione di fronte al cadavere scomposto della Montesi.
Abbiamo inseguito notizie bomba e falsi allarmi sui principali giornali dell'epoca.
Ma ogni volta che ne sfogliavamo uno, migliaia di altre storie reclamavano attenzione e chiedevano di essere raccontate. Il minimo che potevamo fare era appuntarcele in fretta: potevano tornare utili come note di colore.
Un articolo dell'"Unita'" parlava di Lucky Luciano, residente a Napoli, regalato all'Italia con estrema non chalance da un procuratore americano.
Una pubblicita' di televisori prometteva meraviglie, grazie a un nuovo apparecchio e alle nuovissime trasmissioni Rai. Quasi ogni giorno si discuteva della sorte di Trieste, se sarebbe tornata all'Italia entro il, o piuttosto dopo il. Sulle pagine di "Candido" teneva banco una caricatura di Tito. Con il petto stracolmo di medaglie, la falce e martello nascosta dietro la schiena, e i piedi nudi da pezzente, il presidente jugoslavo provava in tutti i modi di posare le grinfie sulla citta' e sul suo territorio.
Un titolo di costume eleggeva Marilyn Monroe e Gary Cooper "attori pi amati dal pubblico italiano".
Nella foga dello scrivere, affascinato da tanta abbondanza narrativa, finivo per annotare Cary G. al posto del protagonista di Mezzogiorno di fuoco.
Era il classico granello di sabbia destinato a bloccare l'ingranaggio. Accanto a Ellroy, tra gli autori che amiamo di pi, ci sono certi sudamericani come Paco Ignacio Taibo II, Daniel Chavarria, Osvaldo Soriano. Gente che spesso e volentieri si diverte a infilare attori di cinema e personaggi altrui in contesti del tutto assurdi. Se Soriano aveva messo insieme Marlowe e Stan Laurel, cosa poteva trattenerci dall'accostare Carv Grant al Maresciallo Tito? Come se non bastasse, il divo di Hollywood aveva deciso di ritirarsi dal cinema proprio allora, nel 1954, e per questo le biografie non riportavano granche' a proposito dei primi mesi dell'anno. Era il classico cono d'ombra in cui infilare la testa, per illuminarlo con una lampada appena pi lisergica del normale.
In seguito, la diga ha ceduto in pi punti, le ricerche hanno spaziato da argomenti esoterici come la colombofilia a questioni di rilevanza internazionale, finche' la
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