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eccezioni, come in tutto (anche se sono pochi, temo, quelli che meritano una levata di cappello), ma restando al punto a me pare - banalmente - che il volontariato e i volontari siano oggi tutto tranne che poco visibili sulla scena sociale o distanti dai furori ideologici. Altro che, se c'e' un mondo dove ancora si percepiscono evidenti tracce di ideologia, intesa nel senso deteriore e manicheo del termine, e' proprio quello del volontariato, in particolare cattolico, che da noi e' comunque dominante.
La conclusione di Revelli, di conseguenza, mi pare completamente sbagliata, ancorata a una visione della sinistra come necessariamente "buona", per cui il volontario fa cose "buone" (il che e' poi tutto da dimostrare), quindi e' di sinistra. Io vedo una realta' ben pi complessa, dove per ridare vita e vigore alla sinistra bisognerebbe superare e dimenticare, come mi sembra sia gia' stato detto da entrambi i Wu Ming che hanno risposto, i Revelli e i dibattiti sul comunismo. Che non vuol dire dimenticare la Storia, le lotte e i soprusi, ma collocarli in una giusta dimensione, senza ostinarsi a ribadirli e ripeterli anche contro la realta'. Per spiegare: siamo sicuri che le battaglie della sinistra debbano essere ancora condotte sul terreno della massa da riscattare, della contrapposizione tra sfruttato o sfruttatore, della conquista di benessere per fasce di popolazione? Non e' pi complicato di cos? Lo sfruttamento dell'ambiente e' figlio dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo? S, capisco, in che modo e' cos, ma vorrei si capisse anche in che modo non e' cos. Non credo sia possibile - e giusto - rimandare sempre a un grande vecchio che tiene il popolo nell'ignoranza e lo costringe a distruggere il paesaggio e le sue risorse. Il grande vecchio c'e', e lo sappiamo, ma va combattuto levandogli il terreno sotto i piedi. La mucca pazza di questi giorni, se ci fosse una sinistra disposta a sfruttarla politicamente, potrebbe essere una benedizione. Io credo che sarebbe stato di sinistra dire "comprate meno carne", perche' carne per tutti i giorni c'e' solo se si nutrono le bestie con le farine animali e le si tengono inchiodate a ingrassare. Punto. Il popolo non mangia carne tutti i giorni perche' e' costretto, mangia carne tutti i giorni perche' e' egoista. Ma sul terreno della riduzione dei consumi cade tutto, di solito, perche' sembra di voler togliere alle masse il benessere faticosamente conquistato in anni di lotte. Ma e' proprio su questi punti che bisognerebbe superare le logiche del passato, e togliere le idee nuove - che ci sono - dagli schemi vecchi, che permangono. Il benessere e' lo strumento che il sistema usa per normalizzare, insieme al tempo che passa e invecchia le persone e gli animi. Il discorso sui giornalisti lo si potrebbe ampliare: guadagni tanto, stai bene proprio purche' non ti venga poi in mente di rompere i coglioni sul serio; vieni spalmato, o meglio ti viene spalmato addosso uno stile di vita che poi e' difficilissimo abbandonare. Tutto questo vale, se vale qualcosa, ovviamente solo per il mondo occidentale, perche' sul piano internazionale e' evidente che ci sono le masse da riscattare, ma i due piani e le possibilita' di intervenire sono ben distinte, cos come e' ben diverso mettere in imbarazzo e in difficolta' con la propria presenza anche fisica i rappresentanti di Wto e Fmi dal prendere a calci De Carolis dandogli del bastardo fascista. Attenzione, anche alla mistica delle Tute bianche, si fa in fretta a farsi prendere la mano e diventare caricature.
E qui veniamo al dunque: c'e' davvero qualcuno che onestamente pensa di poter applicare al contesto italo-europeo i modelli della lotta zapatista? A me pare del tutto irrealizzabile. E ancora, anche mandando a mare i problemi nazionali, come si pensa di poter intervenire contro l'ingiustizia globale, se non accettando di lottare politicamente, l dove davvero si puo' fare qualcosa, dove si puo' vincere, invece di adagiarsi su un atteggiamento di scontro duro, coraggioso e
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