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con diverse parole, di come fare il salto di qualita'.
Noi ci siamo.
A fine mese la Comandancia zapatista partira' dal Chiapas alla volta di Citta' del Messico, per negoziare col nuovo governo federale. Nella carovana che scortera' Marcos ci sara' anche una delegazione di Wu Ming. Chiamiamola militanza, chiamiamola come ci pare, la sostanza e' quella.

"Giap", n. 28, Il soldato della rivoluzione:
feedback dalle presentazioni, 3 febbraio 2001.




Ancora sul soldato della rivoluzione

Ciao a tutti.
Ieri ero al Bulk e mi congratulo per tutto.
Detto questo due cose ve le devo dire, perche' stonavano.
Una, diciamo, riguarda proprio la discussione che ho riportato qui sopra [su "Giap", n. 28, N.d.R.], la seconda riguarda "la ripulitura delle asce da guerra".
1. Grande Vitaliano, quando ha sottolineato il nostro essere profondamente "borghesi" e benestanti in quella sala, e al contempo la sua storia e le sue condizioni di "nato incazzato": noi alla fine dell'incontro siamo stati tutti a cena... cosa voglio dire? Voglio dire che un po' di ipocrisia c'era in alcuni discorsi, voglio dire che la posizione di Paola va riletta alla luce delle esigenze primarie di ognuno, del contesto in cui si trova a viverle.
Noi in quella sala, tra viaggi di piacere in Vietnam e cellulari squillanti, possiamo solo permetterci un grande silenzio di fronte a certe cose. I "Vitaliani" di oggi sono i fratelli immigrati che adesso stanno manifestando per i loro sacrosanti diritti di cittadinanza. E questo credo sia fondamentale metterlo in chiaro per bene nel momento in cui "ricostruisci una mitopoiesi".
E questo mi ha fatto capire perche' in Asce di guerra le pagine che mi sono piaciute veramente tanto sono state quelle finali, in cui le immagini della guerra nella foresta cos dura e cruda, si contrappongono a quelle di Zani, che se ne va dalla manifestazione delle Tute bianche, perche' stanco e, arrivato sul pianerottolo, trova Said che gli chiede aiuto (pag. 334). Insomma, forse in quella sala ci stavano bene anche persone che questa incazzatura la vivono realmente come condizione di sopravvivenza...
Detto questo condivido le risposte di Wu Ming al cento per cento.
2. Arrivato a Garibaldi con la Mm sbuco dalle scale e mi accoglie uno schieramento di manifesti e militanti di An giunti per il comizio di Fini... lasciamo stare. Durante tutta la discussione al Bulk, mi e' rimasta questa cosa dentro... parole, tante parole... e a duecento metri da noi i fascisti di ieri e di sempre. Non che quelli di ieri siano i soli... ma se le asce da guerra si vogliono proprio dissepellire, poi bisognerebbe cominciare anche a discutere su come usarle...

Il barone rampante (Bunne)

Addendo a "Giap", n. 28, 6 giugno 2001.

* * *

Non ho letto il libro di Revelli, ne' Asce di guerra, per cui potrei tranquillamente starmene zitto, ma gli spunti sollevati dalla lettura di "Giap" numero 28 sono talmente tanti che meritano di essere scritti, se non altro per fissarli. Dall'intervista, risulta, mi pare, che la critica/analisi che Revelli fa del comunismo sia l'ennesimo, e non necessario, ricicciamento di Mea culpa di Ce'line che e' del 1936. Ma questo non fa molto testo, Revelli non e' il primo, non sara' nemmeno l'ultimo. Merita invece qualche ulteriore commento l'idea che il militante comunista si sia evoluto o tramutato in volontario, idea che suona parecchio strampalata. Dice benissimo a questo proposito Wu Ming 1, per quanto non dica tutto, forse, perche' l'unica dignita' che si puo' dare al volontariato e' quella dichiaratamente non politica di azione individuale e privata, tutto il resto - almeno in Italia - concretizzandosi in organizzazioni spesso reazionarie e sempre interessate come le comunita' di recupero o le pelosissime Caritas. Non raccontiamocela, il volontario medio nel giro di un paio d'anni arriva a guadagnare due milioni al mese, rendendo l'attivita' una sorta di praticantato. E spesso, chi non lo fa per soldi lo fa per fanatismo. Ovviamente ci sono le
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