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disadattato, vittima-complice della violenza, galvanizzato dal mito eroico partigiano, pieno di odio fin da bambino e quasi "costretto" ad andarsene dall'Italia per non "scoppiare". Ma e' anche la rivendicazione di quella scelta, fino in fondo, con tutto il carico di fantasmi che si e' portata dietro, in nome di un ideale di giustizia internazionale. La storia di Vitaliano e il personaggio Vitaliano Ravagli sono pieni di contraddizioni.
A noi non frega niente di rispolverare lo stereotipo del militante comunista old style. Il machismo, il combattentismo, l'eroismo, lo spirito di sacrificio, sono sempre state armi a doppio taglio, lo sappiamo. In Asce di guerra abbiamo raccontato storie complesse, diverse, in certi casi lontanissime tra loro; ma sempre storie di uomini che sono stati quello che i tempi richiedevano. E purtroppo i tempi richiedevano armi, sangue e fegato da vendere. Puo' non piacerci, puo' sembrarci una retorica trita e muffosa, ma e' cos. E se noi oggi possiamo manifestare con i gommoni e la gomma piuma senza che ci sparino addosso e' anche perche' qualcuno a suo tempo ha deciso di impugnare un mitra e riscattare decenni di sudditanza. Per noi non si tratta di esaltare il mito "eroico e superomista dello stalinismo", ma di raccontare la storia di scelte difficili e giuste. Non e' il lato eroico e "rambesco" di Vitaliano che volevamo sottolineare, ma far rimbalzare la sua storia (la sua ascia di guerra) sul presente, sull'epoca in cui l'unica scelta a cui vorrebbero costringerti e' quella di andare a votare turandoti il naso. Ovvero una non-scelta, un'abdicazione all'intelligenza e alla lotta politica.
Aggiungero' una cosa. Nonostante, come ricordi tu, la storia politica dei membri di Wu Ming sia lontana anni luce dalla weltanschauung superomista-stalinista, se confronto i vecchi che abbiamo incontrato per scrivere Asce di guerra con tanti ex sessantottini, questi ultimi sembrano dei nani. Non e' un caso che quasi non compaiano nel nostro romanzo. I comunisti della generazione precedente, pur affetti da tutti i limiti di cui sopra, oggi sono persone pi decenti, piu' dignitose, per quanto distanti dalla mia visione della vita e della lotta politica.
Se molti dei nostri "nonni" appoggiavano Stalin e gli stalinisti che mettevano la gente nei gulag e invadevano l'Ungheria e la Cecoslovacchia, molti dei nostri "padri" e delle nostre "madri" - che proprio contro quella logica si scagliarono, propugnando una cultura libertaria, paritaria, antimachista, democratica, assemblearista - oggi considerano cosa buona e giusta bombardare con l'uranio impoverito e sbirreggiare in giro per il mondo per conto del Fondo monetario internazionale.
Questo per dire che il fatto che certe scelte siano maturate in una cultura machista e "macistica", non toglie niente al loro valore, ne', a mio avviso, rende meno interessanti i personaggi che oggi ce le raccontano. Forse li rende un po' patetici, forse ci fa sorridere o, come nel tuo caso, ci irrita; ma siamo tutti grandi e vaccinati e siamo in grado di scindere quello che ci interessa da quello che appartiene irrimediabilmente al passato. Mi sembra che tu stessa sia riuscita a farlo leggendo il nostro romanzo e venendo alla presentazione. E probabilmente la spericolatezza dell'operazione Asce di guerra sta proprio in questo, nell'accostare storie ed esperienze apparentemente cos distanti tra loro.
In quanto al disseppellire e riseppellire, non sarei troppo schizzinoso di questi tempi. Stai certa che una vecchia ascia puoi ripulirla dalla ruggine, adattarla alla "guerra" moderna e fartela tornare utile. Vogliamo ricostruire una nostra mitopoiesi, non prendere a prestito quella delle generazioni che ci hanno preceduto.
Infine, per quanto riguarda il "volontarismo", condivido quello che dici. E non perche' non ritenga utile anche un Volontario. Ma non basta. Resto dell'idea che le lotte che si possono fare - e soprattutto quelle che si possono vincere - devono partire da rivendicazioni concrete che riguardano
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