<A HREF="antologiap073"><</A>
deiezioni umane (noi in gran parte usiamo ancora le parolacce latine). "Testa di merda", "Merda santa" eccetera - espressioni usate nel capitolo citato - sono rese in italiano di insulti e imprecazioni presenti in diverse lingue germaniche. Siamo anche ricorsi a qualche licenza, ma e' una licenza anche tradurre asshole (letteralmente: buco di culo) con "stronzo", o usare toscanismi come faceva il sommo Bianciardi nel tradurre Henry Miller "<Le infilai il bischero nella patonza"). Tutte cose perfettamente legittime: tradurre non significa "traslare", ed e' per questo che i traduttori elettronici producono effetti ridicoli.
Alla prossima, facce di cazzo!

"Giap", n. 24, Fili de le pute traite!, io dicembre 2000.




Citazioni di fronte al pericolo
Schegge da interviste e chiacchierate
aprile-maggio 2001

[In Q] non c'e' nessun tipo di richiamo situazionista, nessuna ossessione del "recupero" e dello "spettacolo", non c'e' "dialettica negativa", anzi, c'e' molto ottimismo della ragione e della volonta', c'e' fiducia nella forza soggettiva e nella creativita' delle classi oppresse e della comunita' umana in generale. Nonostante le sconfitte, gli intrighi, i massacri, il protagonista continua a ripartire da zero. La chiave del romanzo e' nell'ultima lettera a Carafa, quella che non viene spedita e che il protagonista legge per caso mentre s'imbarca per l'Oriente. Nessun Piano del potere puo' anticipare e contenere tutto il divenire sociale. Nessun agente provocatore, nessuna spia infiltrata e' sufficiente a fermare un movimento di moltitudini. Cio' che avviene ricorda il "principio di indeterminazione" di Hesenberg: l'osservatore influisce sulla realta', la cambia osservandola ma viene anche cambiato da essa, come succede al nostro Ecclesiaste. Nella storia del movimento rivoluzionario russo c'e' un esempio perfetto: la rivoluzione del 1905 a Pietroburgo fu diretta, almeno inizialmente, dagli uomini del pope Gapon, che era una spia dello zar. Eppure il movimento si estese e in seguito le spie furono smascherate. Tutto cio' e' molto poco "debordiano". Nei suoi Commentari sulla societa' dello spettacolo, Debord ha tratto conclusioni opposte alle nostre, approdando a uno "sconfittismo" esistenziale e cercando di giustificarlo con pseudoanalisi sull'onnipotenza dei media e dei poteri occulti che li manovrano. Questa e' merda di cui il movimento globale anticapitalista non ha proprio nessun bisogno. (Wu Ming 1).

Abbiamo scelto il sedicesimo secolo perche' ci interessava descrivere i primi decenni di agonia del feudalesimo e di affermazione del capitalismo moderno. L'inizio di un'epoca somiglia molto alla sua fine, e noi oggi assistiamo alla fine della modernita', sostituita da un nuovo feudalesimo ipertecnologico, con l'economia che insedia poteri neoimperiali non elettivi (pensa al Fondo monetario internazionale, all'Organizzazione mondiale del commercio eccetera), e col lavoro salariato sostituito da nuove forme di schiavit in diverse parti del mondo. Altre similarita' con l'epoca premoderna sono la fine della leva di massa e il definitivo avvento di eserciti mercenari, e - questo e' positivo - il formarsi di una nuova cultura popolare, un folklore che mette in crisi il concetto di Autore, integra la comunicazione scritta con quella orale, prospera su un'economia del dono e della gratuita', (pensa al file sharing, al fenomeno dell'Mp3 eccetera). e' un cambiamento epocale, come quello descritto in Q. Infine, la Guerra dei contadini e' stata contemporaneamente l'ultima delle grandi insurrezioni rurali premoderne e il primo tentativo di rivoluzione moderna, con tanto di programma - i famosi Dodici articoli. (Wu Ming 1).

Instillare il timore di Dio e' un'operazione prettamente semiotica, proprio come e' teologia il far accettare l'esistenza di entita' astratte come il capitale finanziario. Il denaro oggi e' solo un flusso di energia, elettroni che si spostano da un punto all'altro, qualcosa di simile allo Spirito santo, e gli "investimenti" sono
<A HREF="antologiap075">></A>