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linguaggio dei personaggi dell'epoca un po' fuoritempo, cioe' sentirmi i principi dire: "Cazzo" eccetera mi richiamava molto il linguaggio terra terra del Cyberpunk e lo trovavo un po' anacronistico, non mi ha convinto.

Un altro ci ha inoltrato un interessante punto di vista espresso su una mailing list di scrittura creativa:

... lo stile e' assolutamente illeggibile. Pare scritto da uno che in vita sua abbia visto soltanto film di John Wayne e, dopo essere andato a vedere Il nome della rosa attratto esclusivamente dal nome di Sean Connery, abbia deciso di scrivere qualcosa del genere. Ovviamente senza leggere il libro. Demenziale. Lascio giudicare a voi, scegliendo un passo a caso a beneficio di chiunque non l'abbia letto. Il passo scelto si svolge in Turingia, nel maggio 1525, e non, come si potrebbe pensare, nella jungla [sic] vietnamita nel 1970... [riporta integrale il cap. 3 della prima parte, poi riprende].
Un tedesco del sedicesimo secolo, ancorche' lanzichenecco, non puo' dire cose come "fottuti bastardi" o "merda santa". Quale ricerca filologica c'e' dietro un'espressione come "eccheccazzo!"?
A me una cosa cos impedisce di andare avanti nella lettura. Sono fatto cos. Non vedo perche' dovrei accettare da autori professionisti, per leggere i libri dei quali devo pagare, delle puttanate che non accetterei mai di mettere in un mio lavoro, che non verra' mai pubblicato e che nessuno paghera' mai. Sara' invidia, non dico di no...

Qualche commento.
Q e' stato scritto come se stessimo traducendo da un originale inesistente, quindi abbiamo sempre cercato di "rendere". Non potevamo certo scrivere in un'alternanza di tardo latino e tedesco del XVI secolo, ne' cercare un banale effetto mimetico innestando sul corpo dell'italiano moderno arcaismi tipo "imperocche'", "in tal guisa" eccetera.
Nel romanzo abbiamo usato registri e stili diversissimi tra loro, ad esempio per dare un'idea dell'abisso che separava la rozzezza plebea della lingua parlata (qualunque lingua parlata) dall'ampollosita' di quella scritta (quasi sempre latino). Spesso siamo ricorsi a prestiti da diversi dialetti e gerghi locali, soprattutto settentrionali ("mica brustulli", "te" al posto di "tu", passato prossimo al posto di quello remoto, uso pleonastico delle particelle pronominali come in "a me mi piace"...) ma non solo. Nessuno di noi puo' sapere con precisione come parlassero i principi, ma e' verosimile che non parlassero come scrivevano. Per quanto riguarda i lanzichenecchi, e' immaginabile che non parlassero forbitamente.
Una cosa e' certa: fino a non molto tempo fa si viveva in mezzo alla merda e ad altre deiezioni organiche. Si cagava nei fossi o in un catino che poi veniva vuotato in cortile. Si pisciava nel vaso da notte che poi rimaneva (pieno) sotto il letto fino al mattino. Non ci si lavava praticamente mai. Si puzzava gia' da vivi, figurarsi da morti. Ancora nel XVIII secolo i nobili europei facevano il bagno solo una volta all'anno. Occorreva rendere con un linguaggio materico e un registro basso tale universo di sporcizia e scatologia. Nessuno, dico nessuno, parlava come si parla in certi romanzi storici. Tanto meno nei monasteri medioevali si parlava come Guglielmo di Baskerville. Ricordiamo a tutti che una delle primissime testimonianze scritte dell'italiano volgare risale al XII secolo ed e' affrescata in una sorta di fumetto ante litteram nella navata centrale della basilica di San Clemente, in via di San Giovanni in Laterano (Roma): i servi del tiranno Sisinno credono di aver catturato San Clemente per portarlo in prigione, ma si sono sbagliati e hanno legato una colonna, che tirano senza riuscire a smuoverla. Sisinno li incita chiamandoli per nome (Cosmaro, Carvoncello, Albertello) e sbraita: "Fili de le pute traite".
Se descrivessimo questa scena in un romanzo e Sisinno dicesse: "Tirate, figli di puttana!" qualcuno avrebbe da ridire?
Si e' imprecato e bestemmiato in tutte le epoche, pi o meno sempre con gli stessi riferimenti ai genitali o alle
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