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molti. Da Wittemberg ci siamo divisi a volte camminando in parallelo, allontanandoci per poi toccarci ancora. Quello che ci unisce mi sembra sia la fine. Per me il punto Omega, per voi la societa' degli uguali. Ma non invidio il protagonista nel finale da bagno turco. Come neppure il nappista che ho conosciuto in Nicaragua ad allevare galline e fare tavoli di legno dicendo: abbiamo perso, altri proseguiranno, ma ne valeva la pena. No! Io ero in piazza per l'assassinio di Moro e della sua scorta di Qs, e continuo a credere che la lotta armata aiuta il Piano a sopravvivere. (E lasciatemi dire che il Piano non esiste, magari ci farebbe piacere, ma no. Neppure il Piano di salvezza secondo me sta scritto, ma lo scriviamo noi di millennio in millennio). Non ne e' la causa ma ne e' la scusa. Da sempre lavoro dentro le istituzioni per cambiarle - sono un estremista istituzionalizzato -, da sempre ho scoperto che bisogna essere radicali per avere un Nord che ci guidi nella negoziazione e ne definisca chiaramente i limiti. In questo mondo con tante sfumature di colori, mai bianco ne' nero, la cultura della Mediazione mi aiuta di pi ad agire nel mondo.
Un caldo saluto da un vostro lettore toscano, contento dei suoi anni di Gab-Studenti democratici di sinistra Dc.
M. M.

Risponde Wu Ming 1:

Interessante, grazie di questo commento.
e' imbarazzante smentire chi parla strappandosi il cuore dal petto (almeno quanto dare torto a chi ti da' ragione per il motivo sbagliato). Ma il pi vecchio di noi, quando hanno ammazzato Moro, era in terza media. Il pi giovane non aveva nemmeno iniziato le elementari. Nessun "vivere da attori gli anni di piombo".
e' questo il bello del romanzo di genere (anzi, di generi), si lavora con figure archetipiche, ognuno ci vedra' i propri fantasmi, poi cerchera' di proiettarli sull'autore (gli autori): Calabresi (ucciso quando meta' di noi non erano ancora nati), Annarumma, Moro e chi pi ne ha pi ne metta. Gli effetti di questa proiezione daranno all'autore (gli autori) una nuova prospettiva su cio' che ha scritto.
Puo' capitare di essere troppo puntigliosi nell'andare in cerca di allegorie. Ma va senz'altro bene, vuol dire che nel libro c'e' anche quello, ce ne fossero centomila, di lettori come te. E una delle morali di Q, se ve ne sono, e' proprio che il grande Piano non c'e', e se qualche folle lo concepisce non si realizzera' come desiderava chi l'ha concepito. Se non altro, per "la defezione del migliore agente sull'ultimo miglio".
Se vuoi, e' una presa di posizione contro la psicosi da complotto e contro le descrizioni del capitale come una foresta di automatismi e funzioni totalmente disincarnate. Il Fmi e' composto da persone che prendono decisioni e stanno sul libro paga di multinazionali a loro volta composte da persone. E cos per tutti i quasi fantasmatici organismi sovranazionali che decidono la prosperita' o il collasso di interi Paesi. Il potere e' attaccabile, non e' un monolito giunto dallo spazio, e' contraddittorio.
La chiave (una chiave) e' proprio nel Qoe'let: non bisogna credere al nil noni sub sole. Chi non ci crede vive una vita pi piena dei rassegnati che si adagiano all'ombra di ogni potere che sembri avere un Piano salvifico. Che vita ha mai vissuto Q? Una vita di merda, dalla quale si riscatta (parzialmente) sottraendosi prima dell'ultima vigliaccata.
E, sempre disquisendo, noi siamo contro lo Stato e contro le Br.
C'e' differenza.

P. S. Nel gruppo non c'e' nessun toscano:-)

Giap", n. 17, Q: ne' con lo Stato ne' con le Br?, 15 settembre 2000.

Fili de le pute traite!

Wu Ming 1

Ogni tanto riceviamo commenti critici sul particolare registro linguistico non "filologicamente corretto" usato in Q (lapidarieta' ellroyana, turpiloquio contemporaneo, eccetera). Lo scorso anno alcuni "poeti laureati" storsero il naso, quasi tutti in privato. Solo Giulio Mozzi ebbe almeno la correttezza di criticarci pubblicamente.
Qualche giorno fa un lettore ci ha spedito un nuovo messaggio:

...trovo il
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