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nel sud dell'Angola. E mano mano che andavo avanti nella lettura mi appariva sempre piu' chiaro che non stavo leggendo un romanzo storico ma un'autobiografia, la vostra.
Figli del baby-boom (io classe 1956) a vivere i vent'anni da attori (non qualunquisti) dentro gli anni di piombo, di cui ci siamo appropriati.
E cos iniziamo con lo scoprirci una sensibilita' per i diseredati/sfruttati (dipende dal background) e arriviamo a Wittemberg con aspettative. L i nostri cammini si dividono. Il vostro segue le idee di rivolta che rispondono pi sinceramente e direttamente a questo bisogno di giustizia, io prendo inconsapevolmente il cammino del leninismo bianco. Vi fate prendere con la massima disponibilita' e poca autostima come il protagonista. Fino allo scontro finale fra lo spontaneismo sincero e il male/sfruttatori (vedi background). Una battaglia, Frankenhausen, come uno sciopero, una occupazione, sempre omnia sunt communia. E l la prima esperienza di repressione sproporzionata e crudele del Sistema, che vi segnera' per tutta la vita, nel bene e nel male. E meno male che il Magister fa quasi come il Che, lotta ma non ha il tempo, chissa' forse la voglia, di governare e i dodici articoli, affascinanti come quelli di Emiliano, restano lettera morta e cos possono entrare nel mito.
Ed e' la Prima fase.
Delusione. Dolore che trasforma il protagonista, apprende l'inaspettato: rispondere con violenza alla aggressione. Ma la depressione ha la meglio: voglia di rinunciare, ma senza cercare (ma cercando) incontra l'Anabattismo, poi Mnster. E cos riprende la falce e il martello arrugginito ma mai buttato. E qui prima la rivolta spontanea degli emarginati guidati dall'avanguardia esule e saggia da pregresse sconfitte, che ha imparato a "usare", senza farsi usare, le armi del nemico: la violenza. Sodalizio che paga e realizza il territorio liberato dal Frente Farabundo Mart. Poi le Br prendono il potere e dolorosamente, come Gert, si scopre che le classi si riformano con le ingiustizie, ed e' la doppia delusione. Di fuori una reazione stupida, violenta, gretta, senza speranza di cambiamento, dentro la involuzione/deviazione feroce. La fuga attiva da intellettuale organico o meglio da indipendente di sinistra. Io non sto con voi, non voglio condividere il tradimento degli ideali, ma nemmeno contro. Rischio e sto con il popolo diseredato e rischio solo per aiutarlo, non voi. Ed e' strage del popolo, dei sempre oppressi da sempre. Poi la Vendetta come rivolta irrazionale a loro, i nobili e i militari, ai padroni del vapore che decidono per tutti e vincono sempre. Come una sequenza finale di bestiale boxe, incontrollata, ma che termina con il Ko del picchiatore. E Gert muore nella pi profonda depressione esistenziale, nell'orgia di sangue innocente che ha osservato e agito. Nel disprezzo/disinteresse del mondo e di se stesso.
Ed e' la Seconda fase.
Ma ecco... "come angel caduto dal cielo", Eloi, altro amico dell'epoca della presa di coscienza di dover incidere nel reale, amico intellettuale prima di noi, il selfmademan, che inducendo una catarsi psicoanalitica nel nuovo Lot, spiega al protagonista che il futuro esiste per ognuno di noi. Che lo mette in condizione di vivere gli anni Ottanta in un sano riflusso, che gli permette di vivere il personale stile Geppetto, falegname amante dei bimbi, che aveva nascosto da sempre dentro di se'. E didatticamente gli spiega che il futuro della Lotta c'e', ma non e' nella liberazione dei contadini oppressi dal I e Il Stato, e neppure in quella degli operai (sfruttati) dagli impresari borghesi. e' il denaro/capitale il nemico da battere. Ma non alla san Francesco della regola non bollata, ma "Colpire la Bestia. E fare un sacco di soldi". (Digressione sulla pagina 398 dove il falso ma simpatico toscano libraio anarchico spiega come vi e' venuto in mente di scrivere libri: tirarlo in culo ai lettori, agli editori, alle messaggerie varie e ai librai; fare soldi e continuare a dire quello che pensate senza cambiare una virgola. 
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