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risorse, dalla patologia del dominio, dall'ingordigia cancerogena di ristrette caste parassitarie. Il movimento dei movimenti parla al cuore delle donne, degli uomini e dei territori.
Arriva suscitando allarme, diffidenza, paura, se ne va lasciando un segno difficile da cancellare di convivenza, possibilita' di altre relazioni, restituzione ai luoghi stessi come di una loro funzione originaria ed esclusiva, culle della comunita' umana. Si tratta, in tempi di enduring freedom, di una qualita', di una virt appunto, quasi miracolosa: riaccendere la fiducia nella capacita' di una moltitudine di diversi di incontrarsi per arginare, dal basso dei senza potere, il collasso dell'ecosistema e il disastro di una politica imperiale paranoica e omicida.
L'overdose di parola e discorsi del Forum sociale europeo di Firenze lascia dietro di se' un'impronta difficile da calcolare oggi, ma le cui conseguenze non tarderanno a manifestarsi in ogni aspetto della vita associata. L'enorme partecipazione, la qualita' e l'attenzione dei seminari, la strabiliante capacita' di autoregolazione di una folla pi che biblica, per di pi vessata e inquinata da ogni sorta di allarme e veleno, sono l'evidenza del fatto che il movimento per la dignita' del genere umano non smettera' di stupirci.
Per la prima volta abbiamo visto la societa' civile europea riunita insieme, mostrarsi per incontrare il resto del mondo, e abbiamo sentito l'enorme potenza che da questo incontro emana. Dall'Ungheria alla Grecia, dalla Turchia al Portogallo, dalla Norvegia alla Sicilia e quanto c'e' nel mezzo, piu' generazioni hanno riversato saperi, pratiche, desideri, tecniche e tradizioni pronti a contaminarsi, nell'unica consapevolezza che nessuno e' piu' autosufficiente, che rinchiudersi equivale a condannarsi, che la presunta opulenza dell'Occidente e' l'incubo di una mente sociale depressa e autodistruttiva.
Ancora una volta il respiro planetario e globale del movimento indica la rotta da seguire a ogni suo nucleo, cellula, aggregato o organismo, non viceversa.
Grandi responsabilita' si riversano su questo Atlante che apre il nuovo secolo con una sfida apparentemente impossibile. La terribile questione del potere dopo quella meravigliosa e inebriante della potenza. Non dobbiamo averne paura, bisogna guardarla dritta negli occhi, il nemico e' troppo oltre nella colonizzazione della vita, si deve osare. Possiamo governare territori, possiamo progettare e realizzare ambienti a scarso impatto ecologico e alta qualita' relazionale, possiamo produrre e gestire economie solidali e non vessatorie, lo abbiamo dimostrato. Dunque dobbiamo accingerci a farlo su una scala nemmeno mai immaginata finora. L'Impero ha dichiarato guerra al mondo perche' ha fretta di sedare le resistenze che incontra, e' innervosito dalle falle che si aprono di continuo nel suo comando, tra la monarchia militare e le aristocrazie economiche in difficolta'. e' forte e feroce, ma va sfidato ora perche' e' ancora giovane e poco compatto.
Bisogna prepararsi a governare il pianeta.




Dentro l'Europa

Wu Ming 3

All'inizio del prologo del nostro romanzo d'esordio, si trova un'indicazione di luogo molto vaga e molto netta al tempo stesso. Sono le prime tre parole di Q: "Fuori dall'Europa". Era la meta finale, esistenziale e politica, di alcuni dei pi rilevanti protagonisti di quella storia, qualcosa che i lettori avrebbero potuto capire solo alla fine. Quella indicazione oggi va commentata, rimessa in prospettiva, infine capovolta, alla luce della nuova realta'.
L'Europa finanziar-militaresca prodotta da Maastricht e i suoi banchieri aveva imposto anni di onerosi sacrifici ai suoi cittadini, aveva impoverito salari e condizioni dei lavoratori, inoltre adombrava una proterva e militare volonta' di farsi fortezza, dotarsi di mura invalicabili per consentire l'ingresso solo alla carne da cannone del lavoro senza garanzie e senza diritti di cittadinanza.
L'appeal di quella Europa liberista e feroce, capace solo di gettarsi prona
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